Carmelo Pezzino
Il 18 settembre 2012, su iniziativa congiunta di Federcofit e di Feniof, è stata convocata a Bologna una riunione preliminare di quello che nelle intenzioni dei promotori dovrebbe diventare il Comitato Nazionale della Funeraria Italiana, organismo rappresentativo di tutte le espressioni del comparto e finalizzato a delineare programmi comuni e condivisi per ottenere in tempi ragionevolmente brevi quel rinnovamento normativo indispensabile allo sviluppo ed alla evoluzione dell’intero settore. Chi, come noi, da tempo sostiene che solo un “sistema Italia” compatto e coeso può esprimere nei confronti delle Istituzioni una forza che nasce da una ampia rappresentatività, non può che salutare con grande favore questo nuovo tentativo auspicando che sui “grandi temi” sia trovata una identità di vedute che superi, per il bene comune, le naturali differenti posizioni che contraddistinguono alcuni dei soggetti interessati. Essendo stati chiamati a far parte di questo nuovo Organismo, ci impegneremo in prima persona portando il nostro contributo per identificare e per raggiungere obiettivi che auspichiamo segnino davvero una reale crescita professionale ed economica dell’intero comparto rappresentando al contempo la massima garanzia di qualità dei servizi e delle prestazioni erogati alla collettività.
In occasione della riunione di Bologna è stata anche ufficialmente annunciata dai due Presidenti Bellachioma e Miazzolo la firma di un documento programmatico nel quale, avendo individuato tematiche ed obiettivi comuni, Feniof e Federcofit ipotizzano di poter addivenire entro la fine del 2013 ad una nuova realtà associativa, unica e maggiormente rappresentativa. È un progetto ambizioso al quale auguriamo un esito felice: probabilmente il percorso sarà costellato da qualche difficoltà, ma vale la pena di crederci e di insistere per raggiungere un traguardo importante che, forse, meriterebbe di essere condiviso con altre significative compagini aggregative. Vedremo!
Desideriamo ricordare uno dei protagonisti degli ultimi decenni nella vita della Chiesa Cattolica, un uomo che ha interpretato posizioni “avanzate” che talvolta non si sono rivelate in totale conformità con le linee ufficiali della gerarchia vaticana alle quali peraltro ha sempre dedicato una sostanziale e coerente obbedienza. Simbolo di una Chiesa più aperta e dialogante, Carlo Maria Martini, il Cardinale che fu anche Arcivescovo di Milano, amava i territori più impervi e inesplorati della teologia e dell’etica, dove pareva camminare rasente ai precipizi come emerge anche dai suoi più recenti scritti sulla eutanasia. “Non vorrei condannare chi compie un simile gesto su richiesta di una persona ridotta agli estremi e per un sentimento di altruismo”, ha scritto. “Ma è importante distinguere bene gli atti che arrecano vita da quelli che arrecano morte. E questi ultimi non possono essere mai approvati”.
Martini si è spesso espresso sui temi della morte. A voi, che lavorate in un contesto direttamente connesso ad essa, proponiamo alcuni passi di sue meditazioni sui quali riteniamo valga la pena soffermarsi a riflettere. “Vivere è convivere con l’idea che tutto prima o poi finirà. La morte è come una sentinella che fa da guardia al mistero. È la roccia che ci impedisce di affondare nella superficialità. È un segnale che ci costringe a cercare una meta per cui valga la pena vivere ... Quando la prospettiva della morte ci spaventa e ci getta nella depressione, ecco che dal profondo del cuore riemerge un presentimento e la nostalgia di un Altro che possa accoglierci e farci sentire amati. La sua figura ha al tempo stesso tratti paterni e materni. È pertanto evocazione dell’origine, del grembo, della patria, del focolare, del cuore a cui rimettere tutto ciò che siamo, del volto a cui guardare senza timore … Mi sono riappacificato con l’idea di morire quando ho compreso che senza la morte non arriveremo mai a fare un atto di piena fiducia. Di fatto in ogni scelta impegnativa noi abbiamo sempre una uscita di sicurezza. Invece la morte ci obbliga a fidarci totalmente. Di Dio”.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino


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