Carmelo Pezzino

La tragica fine del pilota Marco Simoncelli, oltre ad aver provocato nell’opinione pubblica l’intensa emozione che è legittimo provare di fronte all’improvvisa scomparsa di un giovane nel pieno della propria esistenza, ha suscitato una reazione collettiva all’evento morte quanto meno particolare. Molto è dipeso anche dalla natura del personaggio e dall’atteggiamento della famiglia e dell’entourage di Marco, ma la celebrazione delle esequie e il vissuto dei giorni immediatamente precedenti ci sono parsi in netta controtendenza con l’atteggiamento di occultamento della morte tipico dell’Occidente moderno. Vi è stata una istintiva partecipazione psicologica da parte di tutto il contesto sociale, si è percepita una ritualità particolare che avvolgeva e che accompagnava il dolore senza interferire, si è condiviso il “passaggio” con una sorta di decompressione per chi è rimasto dopo essere stato così intensamente al cospetto della morte. Nessuna angoscia, nessuna paura, nessuna disperazione, ma una consapevolezza delle interrelazioni in grado di produrre armonia.
Chi crede troverà consolazione e speranza nelle parole pronunciate da Papa Benedetto XVI in occasione del 2 novembre e che proponiamo alla vostra riflessione. “La Commemorazione dei fedeli defunti ci aiuta a ricordare i nostri cari che ci hanno lasciato e tutte le anime in cammino verso la pienezza della vita. Fin dai primi tempi della fede cristiana, la Chiesa terrena, riconoscendo la comunione di tutto il corpo mistico di Gesù Cristo, ha coltivato con grande pietà la memoria dei defunti e ha offerto per loro suffragi. La nostra preghiera per i morti è quindi non solo utile ma necessaria, in quanto essa non solo li può aiutare, ma rende al contempo efficace la loro intercessione in nostro favore. Anche la visita ai cimiteri, mentre custodisce i legami di affetto con chi ci ha amato in questa vita, ci ricorda che tutti tendiamo verso un’altra vita, al di là della morte. Il pianto, dovuto al distacco terreno, non prevalga perciò sulla certezza della risurrezione, sulla speranza di giungere alla beatitudine dell’eternità, momento colmo di appagamento, in cui la totalità ci abbraccia e noi abbracciamo la totalità. L’oggetto della nostra speranza infatti è il gioire alla presenza di Dio nell’eternità. Lo ha promesso Gesù ai suoi discepoli dicendo: Vi vedrò di nuovo e il vostro cuore si rallegrerà e nessuno potrà togliervi la vostra gioia”.
Veniamo ad altro. L’Assemblea dei Soci di Assocofani, riunitasi lo scorso 7 ottobre, ha eletto alla presidenza Marco Ghirardotti. A lui, di cui conosciamo bene le qualità, vogliamo ribadire l’augurio di buon lavoro con l’auspicio che possa raccogliere tutte le gratificazioni che merita. Crediamo che l’intero comparto debba rivolgere un pensiero riconoscente, al quale ci associamo pubblicamente, al Presidente uscente Franco Ferrari per l’intensa e fruttuosa attività svolta in questi anni a vantaggio non solo della filiera rappresentata, ma di tutto il sistema funerario italiano.
Buona lettura a tutti!

 
Carmelo Pezzino


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