Carmelo Pezzino
Qualsiasi osservatore straniero volesse definire l’attuale situazione del nostro Paese così come appare attraverso le informazioni rese dai media potrebbe sintetizzare il proprio giudizio in un termine che, probabilmente, rischia di dimostrarsi fin troppo generoso: confusione. È uno stato nel quale si dibattono la politica, l’economia, la cultura e, più in generale, l’intera società italiana dove una casta di privilegiati lotta e si agita per affermare propri interessi personali e dove la moltitudine delle persone cosiddette “normali” combatte quotidianamente, e non sempre con successo, una battaglia per la sopravvivenza che incide pesantemente sulla qualità di vita.
Da questo stato di “confusione” non è certamente immune il settore funerario e cimiteriale. Lo confermano accadimenti ai quali abbiamo assistito in questi ultimi tempi e che non hanno certamente giovato né all’armonia del comparto, né ad una positiva immagine dello stesso nei confronti dell’opinione pubblica: campagne sociali (giuste!) sulla questione morale e su comportamenti scorretti delle imprese (poche!) nell’acquisizione dei funerali, assoluta mancanza di chiarezza sulla organizzazione e sulla strutturazione di chi può esercitare la professione (annosa questione mai risolta!), una certa “arroganza intellettuale” dei comuni e delle municipalizzate nel bandire le proprie gare d’appalto, giocatori che vorrebbero essere anche arbitri o che si ritengono più furbi degli altri giocando contemporaneamente in squadre diverse o più semplicemente, come avrebbero detto i nostri nonni, “tenendo il piede in più scarpe”…
In estate ha suscitato clamore l’inchiesta di una Associazione anti racket lombarda che ha proposto sul proprio sito alcuni filmati che testimonierebbero illeciti nell’approvvigionamento dei funerali: il fenomeno esiste, è grave e occorre tenere alto il livello di attenzione denunciando i presunti colpevoli. Ma perché non si parla mai dei tantissimi operatori corretti e deontologicamente ineccepibili che ogni giorno svolgono il proprio lavoro con elevato senso etico e con grandissima professionalità? Perché non si pensa di circoscrivere il malaffare fornendo ai cittadini una informazione preventiva e esauriente? Ci riflettano sopra le Organizzazioni di categoria …
Sempre in Lombardia il Comune di Milano, in un bando di gara sull’affidamento dei servizi funebri per indigenti, prevede in caso di cremazione l’esclusivo utilizzo di cofani in cellulosa in sostituzione di quelli in legno. Ciò, seppur consentito a livello nazionale secondo quanto previsto dall’articolo 30 del DPR 285/90, è in evidente conflitto con le disposizioni emanate dalla Regione Lombardia nella Legge Regionale 22/03 e nei successivi Regolamenti. In particolare l’articolo 18 del Regolamento Regionale n. 6/05 dispone che nel caso in cui “trasporto, sepoltura e cremazione avvengano nell’ambito della Regione, le casse devono essere confezionate secondo quanto stabilito nell’Allegato 3”, e cioè necessariamente in legno. In più, la Legge Regionale 22/03 prevede all’articolo 7, comma 3, che si possano utilizzare per la cremazione casse “in legno dolce non verniciato”, ma non contiene alcuna legittimazione all’uso di materiali diversi. Tutto ciò rende davvero inspiegabile l’ostinata obbligatorietà di cofani in cellulosa, e per di più in esclusiva: non valgono motivazioni “ambientaliste”, viste le caratteristiche merceologiche della cellulosa (decisamente più inquinante del legno durante la combustione), e non valgono neppure motivazioni di ordine economico poiché il comparto produttivo afferente ad Assocofani è in grado di proporre, per questa particolare tipologia di servizi, soluzioni capaci di esprimere massima economicità, grandissima dignità al defunto e assoluto rispetto delle normative vigenti sul territorio.
Una grande municipalizzata del nord est, in un appalto per la fornitura di imbottiture, ha (giustamente) richiesto le relative certificazioni attestanti la biodegradabilità, ma limitatamente al solo tessuto, però: non ha tenuto presente ciò che tutti gli impresari funebri conoscono, e cioè che una imbottitura, come prodotto finito, deriva dall’assemblaggio di più componenti strutturali. La valutazione sui parametri di biodegradabilità non dovrebbe limitarsi al tessuto e all’ovatta dell’imbottito, ma, per rivelarsi efficace, dovrebbe essere estesa a tutte le altre componenti fondamentali quali il cartone di sostegno e i diversi materiali di assemblaggio, di confezionamento e di riempimento del cuscino. È necessario essere chiari e precisi nel formulare i bandi, per garantire a tutti i concorrenti identiche condizioni e per procedere correttamente sulla strada di una vera e piena tutela ambientale.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino

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