Carmelo Pezzino
Sono ormai molte le Regioni italiane impegnate nel predisporre normative locali atte a regolamentare la materia funeraria e cimiteriale. Tali legislazioni rappresentano certamente uno strumento innovativo sulla strada del progresso e della modernità per il nostro settore. Ma l’Italia ha assoluto bisogno di una legge quadro nazionale, anch’essa adeguata ai tempi, che garantisca a tutti i cittadini identiche opportunità e a tutti gli operatori le medesime condizioni operative per poter svolgere efficacemente una professione che, non dimentichiamolo mai, è un fondamentale servizio sociale. Questa legge è attualmente all’esame del Parlamento: mai come in questo momento vediamo vicina la linea di un traguardo che già da tempo avrebbe dovuto essere tagliato per mettere l’Italia al passo con le nazioni più moderne ed evolute. Ma non dobbiamo allentare la tensione e dobbiamo far sentire con veemenza alla classe politica il nostro convincimento, non più solo la nostra speranza, che il loro impegno non dovrà questa volta deludere le nostre aspettative. C’è bisogno di coesione e di compattezza fra tutte le espressioni per far sentire più potente la nostra voce e per dimostrare che l’unità di tutte le categorie rende davvero forte il comparto. E c’è bisogno di coerenza e di correttezza da parte di tutti noi, rinunciando ad un protagonismo che potrà forse trovare facili e gratuiti consensi, ma che non gioverà certamente al bene comune.
Fa discutere la notizia, riportata da tutti i giornali, relativa alle indagini che le forze dell’ordine stanno svolgendo su presunti comportamenti illeciti di sette dipendenti del Comune di Genova che operano al Cimitero di Staglieno. Le accuse a loro carico sono diverse, e vanno dal vilipendio di tombe alla sottrazione, distruzione e soppressione di cadavere, dal peculato al furto di arredi di interesse storico e artistico. Tutto sarebbe avvenuto nella sala lavori del cimitero, dove i resti riesumati dopo i vent’anni canonici trascorsi dalla sepoltura venivano spogliati di quanto ancora poteva fruttare denaro. Da lì, i materiali erano trasferiti in armadietti, in attesa di essere rivenduti. L’indagine è ancora in corso e potrebbe riservare ulteriori sorprese. Il Direttore Segreteria Generale del Comune di Genova, Mariangela Danzì, ha così commentato: “Le presunte razzie ai cadaveri non mi colgono di sorpresa. Questi lavoratori, sempre a contatto con la morte e addetti a un’attività ritenuta socialmente poco qualificante, sono soggetti a un abbruttimento psicologico. Quanto accade è sintomatico di uno stress che può sfociare in una devianza o in una depressione. Abbiamo anche dato del denaro in più a chi svolge questo tipo di lavoro, ma alla fine non è con gli incentivi o con le punizioni che si governa. Pensiamo che le risposte al problema possano essere la rotazione del personale e una vigilanza sanitaria del loro stato psicologico. Peccato che il legislatore ritenga non ci siano stress correlati al lavoro nelle pubbliche amministrazioni. Invece ci sono e spesso possono sviluppare forme di depressione, demotivazione e senso di inadeguatezza”. Opinioni legittime, per carità. Purché non servano da alibi. Per i presunti depressi e per il loro datore di lavoro. E che solleciterebbero, ancora una volta, una riflessione approfondita sul burnout cimiteriale non soffermandosi solo sulla patologia, ma individuando le cause scatenanti di comportamenti deviati.
Buona lettura a tutti!
 
Carmelo Pezzino

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