La mostra su Correggio a Parma

La drammaticità della morte

Omaggio ad uno dei più grandi pittori del Rinascimento, che celebrò la vita e la sensualità, ma che non trascurò di interpretare la morte come negazione dell'esistenza e dei sensi.

Dal 20 settembre 2008 al 25 gennaio 2009 Parma ospita una delle mostre più interessanti del momento; è quella dedicata ad Antonio Allegri, maestro del Rinascimento e "pittore delle emozioni", noto col nome della città emiliana in cui nacque nel 1489, Correggio.
Si tratta di un evento di portata internazionale e difficilmente ripetibile, dal momento che il comitato organizzatore, composto dal Comune, dalla Provincia, dalla Soprintendenza, dall'Università, dalla Diocesi, dal Monastero di San Giovanni Evangelista, sostenuti dalla Fondazione Cariparma e grazie alla regia di Lucia Fornari Scianchi e di Luca Sommi, ha riunito tutte le opere che è stato possibile trasportare da ogni parte del mondo. Non solo: per l'occasione sarà consentito salire sulla cupola della cattedrale di Parma ed ammirare da vicino gli affreschi realizzati da Correggio negli anni venti del XVI secolo, così come su quella del Monastero di San Giovanni Evangelista, affrescata sempre dal Maestro. Tutto questo grazie ad impalcature speciali ed alla splendida illuminazione allestita da Vittorio Storaro.
Con questa mostra è possibile cogliere l'essenza creativa del Maestro ed essere trasportati nella dimensione emozionale e grandiosa della sua genialità. Correggio infatti, nel breve arco di anni in cui fu operativo (morì nel 1534 ad appena 45 anni), seppe tracciare una strada nuova nella pittura del suo tempo, utilizzando il colore per rappresentare le sensazioni e i sentimenti che agitano l'animo degli esseri umani in soggetti profani e sacri: il dolore profondo e inconsolabile per la morte di Cristo, il senso di gioia assoluta e di totale appagamento dei personaggi della cupola della cattedrale, l'abbandono all'estasi dei sensi che caratterizza i soggetti mitologici.
Uno dei dipinti più importanti di Correggio è il "Compianto sul Cristo morto", realizzato ad olio su tela nel 1524 per la cappella della famiglia Del Bono nella Chiesa di San Giovanni Evangelista, ed oggi conservato nella Galleria Nazionale di Parma. La tela segna un punto di arrivo nella maturità pittorica di Antonio Allegri; l'intera scena è costruita seguendo un perfetto schema prospettico, che serve a sottolinearne la drammaticità, tenendo in considerazione, al tempo stesso, che il punto di vista dell'osservatore sarebbe stato obliquo (originariamente l'opera era posta lateralmente rispetto all'ingresso della Cappella). La posizione di completo abbandono del corpo di Cristo è di forte impatto emotivo, estremizzato anche dall'espressione esanime del volto, accentuata dalle palpebre socchiuse e vuote. Ogni personaggio concorre a marcare il dramma: la Madonna regge il corpo del figlio, ma contemporaneamente è ritratta nell'atto di accasciarsi, svenuta, fra le braccia compassionevoli di San Giovanni. A destra, in opposizione al blocco di tre personaggi che occupa la parte sinistra, Maria Maddalena è sola, devastata dal dolore, seduta a terra e piangente. Da notare come la luce contribuisce ad acuire il dramma, colpendo con forza il torace pallido di Gesù e creando luci ed ombre profonde sugli abiti della Maddalena, in particolare sulle maniche rosso purpureo. E infine lo sfondo, un paesaggio buio e fosco appena accennato che avvolge i personaggi. Da qui emerge, nell'atto di discendere dalla scala, la figura distaccata dell'uomo che probabilmente ha deposto il corpo morto di Cristo dalla croce, della quale si intuisce la presenza.
Con quest'opera Correggio supera la propria epoca ed introduce molti dei tratti che saranno caratteristici, addirittura, della pittura barocca. Anche per questo motivo l'intera rassegna che Parma dedica al Maestro merita di essere visitata con particolare attenzione e con la consapevolezza di trovarsi dinnanzi ad un evento davvero eccezionale.
Maggiori informazioni sulla Mostra sono disponibili sul sito www.mostracorreggioparma.it.
 
Daniela Argiropulos

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