Sulla proposta di Disegno di Legge AS1611

LE DIVERSE OPINIONI 3/4

Il confronto, con toni aspri e recriminazioni di poco costrutto, sul Disegno di Legge Vaccari relativo alla Riforma del settore funerario prende quota. Dopo pronunciamenti di dissenso ad opera di numerose organizzazioni (Federcofit, Feniof, Assocofani, Tanexport, Socrem, …), come è giusto che sia è iniziata, almeno da parte di qualcuno, noi compresi, la riflessione sui diversi aspetti delle disposizioni illustrate da Daniele Fogli l’8 ottobre 2014 presso il Senato della Repubblica.
Non meraviglia che, in questa discussione, sia sceso in campo lo Stato Maggiore di Sefit: evidentemente confida molto in questo testo per tutelare i corposi interessi delle “aziende pubbliche”; meravigliano, invece, l’arroganza liquidatoria utilizzata e l’incapacità di entrare nel merito delle questioni e di dare risposte ragionate, prima che convincenti. Non vogliamo entrare nel merito di qualche “facezia”, letta in un recente intervento di Sereno Scolaro, quale l’attribuire agli “oppositori”, cioè a noi, la volontà di aprire ai “cimiteri privati”, facezia perché Scolaro, presente per conto di Sefit ai lavori del Consiglio Nazionale della Funeraria sa perfettamente che tale proposta era, e sembra ancora, sostenuta dai nuovi alleati di Sefit, cioè la EFI di Gianni Gibellini, evidentemente folgorata sulla via di Damasco.
Noi, in una prima riflessione, abbiamo posto tre questioni. Il baratto: non solo perché apertamente confessato dal Segretario di Asnaf, qualificato socio proponente ed espressione “della parte sana delle categorie”, a detta del Direttore di Oltre Magazine Carmelo Pezzino, ma anche perché l’impostazione si basa su due pilastri a chiara vocazione monopolistica, quindi propria delle tradizioni di Sefit che sempre ha sostenuto la sua unicità nella tutela dei consumatori e nella gestione dei cimiteri (tutti ricordano la proposta della Senatrice Bettoni nel 1999, tanto per intendersi), e della struttura funebre, cosiddetta forte e complessa (appunto EFI) che può attivare una miriade indefinita di “agenti monomandatari” vincolati rigidamente all’impresa mandante. La risposta a questa tesi non può stare in affermazioni apodittiche, ma nella dimostrazione del contrario.
Il mancato contrasto alla polverizzazione, annoso e grave problema: la risposta, lo comprendono anche i bambini di cinque anni, non può stare nel fatto che il proponente Fogli “vede bene” questa soluzione, risposta utile per gli ottici che vendono ogni tipo di lenti, non per un settore complesso e spesso complicato. Questa soluzione non solo non risolve il problema, ma lo aggrava perché non limita il numero dei terminali in contatto con le famiglie e deresponsabilizza i soggetti mandanti rispetto alle azioni condotte dai propri “agenti monomandatari”.
La costituzione di un monopolio dannoso nella gestione e nel governo dei cimiteri: non ce la siamo inventata, l’abbiamo letta nel DdL. Non solo nel Titolo V che prevede addirittura la necessità di adeguare le norme esistenti (evidentemente inadeguate alla bisogna) per le partecipazioni societarie pubbliche, ma anche nell’articolo 16 (Affidamento della gestione dei servizi cimiteriali), comma 2, dove si afferma: “È favorita l’estensione operativa di imprese cimiteriali pubbliche esistenti e la nuova creazione di imprese cimiteriali pubbliche che gestiscano il servizio pubblico su un’area sovracomunale …”. Se, poi, a questi elementi aggiungiamo le belle trovate della “tassa sui controlli”, i 30,00 euro (articolo12, comma 2) su ogni servizio funebre (i servizi cimiteriali sono esentati perché, evidentemente, sono esclusivamente di competenza pubblica, come volevasi dimostrare) e, soprattutto, la riserva del 20% della Tasi (articolo 17, comma 3) a disposizione delle “gestioni dei cimiteri monumentali” (vai tu a sapere quali, delle poche centinaia di cimiteri destinati a rimanere con questa riforma e con le ATOC: non saranno monumentali … visto che sono nati tutti nella seconda metà dell’ottocento), il quadro si chiarisce anche per i non vedenti …
Ci fermiamo qui perché il proseguo delle disposizioni presenta elementi ancora più penalizzanti per gli operatori privati. Queste analisi, ad oggi non smentite nel merito da nessuno (ed è francamente risibile il richiamo dell’onnisciente Fogli al sistema delle Assicurazioni per sostenere la proposta da lui illustrata sulle agenzie funebri monomandatarie, sistema criticato da tutti …), ci hanno portato ad esprimere sul DDL un giudizio radicalmente negativo perché non risolve, ma aggrava, i problemi.
Ma non basta. Prima di tutto è curioso che per gli esponenti di Sefit le proposte altrui “siano, sempre, di basso spessore”, “bravi a distruggere, meno a costruire”, “poiché un coinvolgimento richiede una valutazione della qualità dell’apporto che possa essere dato” ... Ma quale autorevolezza permette a questi signori di esprimere giudizi del tutto aprioristici? Sicuramente non quella acquisita in decenni di gestione dei cimiteri italiani, visto il loro degrado e la loro profonda crisi. Vorremmo evitare la medesima fine per le attività funebri … . In secondo luogo noi abbiamo rivendicato un coinvolgimento non per condizionare qualcuno; lo abbiamo scritto fin dall’inizio: non pensiamo di poter o voler condizionare alcuna scelta del Parlamento Italiano. Abbiamo posto un problema di democrazia: la consultazione delle Federazioni maggiormente rappresentative del settore significa questo, non altro; e le regole non sono forma, sono sostanza. Poi, se questo coinvolgimento evita errori evidenti e scelte sbagliate come quelle proposte, meglio per tutti! Si è infine, e ci fermiamo a questa considerazione, osannata l’istituzione di un sistema di controllo affidato alle ASL, ancorchè pagato dai controllati, con l’ovvia esclusione dei servizi cimiteriali soddisfatti, come ha esplicitato Fogli, di una sorta di ritorno al passato. Non abbiamo niente contro le ASL: siamo però molto perplessi, per usare un eufemismo, che esse possano effettuare controlli su materie che, a differenza del passato, non ineriscono più solo su aspetti igienico sanitari; crediamo che i soggetti autorizzati al rilascio delle autorizzazioni (i Comuni) debbano anche essere i soggetti cui delegare i controlli, evitando di eliminare dal settore, come invece abbiamo letto (articolo 11, comma 2), ogni riferimento alle norme di Pubblica Sicurezza per le attività di “disbrigo pratiche”.
Ovviamente si tratta di prime valutazioni che proseguiranno in una attenta analisi nel prossimo futuro, anche per evidenziare una stesura un po’ raffazzonata, frutto evidente di una colpevole fretta, perché speriamo che non si debba, relativamente ai cimiteri, assistere alla moltiplicazione dell’esempio torinese di gestione costosa: il più caro d’Italia, inefficiente, con il frequente stazionamento, sul piazzale fuori dai cancelli, di due o tre trasporti funebri con seguito appresso in attesa della disponibilità del cimitero, una tariffa abnorme (per l’esattezza 1.088,56 euro, oltre 2 marche da bollo da 16,00 euro cadauna) per l’affidamento domiciliare delle ceneri “perché la scelta non debba dipendere da valutazioni di risparmio economico”; scelte, ovviamente, fatte nello spirito di rispetto delle esigenze, delle volontà e delle necessità delle famiglie …
Il rischio vero è che anche questa sia una occasione mancata in considerazione che il settore necessita di una legge nazionale, come tutti diciamo da oltre un decennio. Forse si può ancora recuperare questa opportunità; basta che i senatori proponenti rimettano il boccino sul tavolo e chiamino tutti i soggetti interessati e rappresentativi a riprendere la partita. In caso contrario significherà che, invece di dettare regole e fare gli arbitri, vestiranno la casacca del dodicesimo uomo in campo a tutela di interessi particolari.
Giuseppe Bellachioma
Presidente Federcofit
[continua]


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