Diventare Alberi

Il progetto dell'Associazione di Promozione Sociale Trees per prealizzare un parco pubblico dove custudire le ceneri dei propri cari

In questo periodo tutti noi abbiamo acquistato o ricevuto in regalo agende e calendari per pianificare le nostre giornate, segnare scadenze ed impegni. I calendari ci accompagnano per tutto l’anno; ce ne sono di tutte le fogge e generi, spesso con disegni o fotografie di qualità e, se appesi, contribuiscono a decorare le pareti di casa o dell’ufficio.
Tra i tanti in circolazione ce n’è uno molto particolare per il suo significato e le sue finalità. È costituito dalle immagini vincitrici del concorso fotografico “Diventare Alberi”, realizzato dall’Associazione di Promozione Sociale Trees. Il calendario è stato presentato lo scorso 21 novembre a Bologna in occasione della festa degli alberi con la mostra delle foto prescelte .

Diventare alberi non è solo un tema come un altro per stimolare fotografi professionisti o amatoriali a realizzare immagini di particolare suggestione e pregio artistico, ma è l’espressione di una filosofia di pensiero che  vuole riscoprire l’intimo legame fra l’uomo e la natura , come parte integrante dell’unità del cosmo.
E, come ci spiega Domenico Perilli, presidente dell’associazione Trees
la comunione con tutti gli elementi dell’universo porta a vivere l’esperienza della morte non come un distacco, bensì come una trasformazione, un momento di passaggio ad un diverso stato fisico ed interiore. In questo contesto l’albero, con il suo protendersi verso il cielo e la sua caratteristica di rigenerarsi ad ogni stagione, diventa il simbolo per eccellenza di spiritualità e di rinnovamento attraverso i cicli naturali della vita.
La pubblicazione del calendario e la mostra fotografica aperta al pubblico per diversi giorni nei locali della sede comunale della città felsinea, sono solo step intermedi per sensibilizzare l’opinione pubblica su un progetto molto più ampio: l’istituzione di un parco dove potranno essere poste a dimora piante con le ceneri dei propri cari e degli animali domestici.
Vogliamo realizzare un giardino conviviale che celebri una visione non dualistica della vita e della morte - continua Domenico Perilli. - Il parco, in un processo di continuità, darà la possibilità di diventare alberi dopo la morte del corpo, unendo le ceneri di cremazione (di persone e animali d’affezione) con semi autoctoni, piante o alberi già esistenti. Ma non si limiterà a questo: nelle nostre intenzioni ospiterà anche diverse attività di sostegno alla persona volte a favorire un armonico sviluppo interiore lungo tutte le fasi della vita, grazie alla riscoperta della bellezza e della creatività.
Le sepolture nei boschi sono abbastanza diffuse nel nord Europa, soprattutto nel Regno Unito, sia per il ruolo rilevante che i boschi hanno nella cultura e nei miti di quelle popolazioni e sia perché rispondono ad una esigenza - molto più sentita che da noi - di sostenibilità ambientale. Il progetto dell’associazione Trees è tuttavia un qualche cosa che va ben oltre a questa tendenza poiché non vuole essere solo uno spazio fisico alternativo al cimitero tradizionale, ma un sito aperto, votato all’accoglienza, un luogo di riflessione e di incontro per arricchire il nostro cammino interiore.
Sarebbe il primo al mondo nel suo genere, dovrebbe sorgere su un terreno pubblico di  almeno 20 ettari ed essere perfettamente integrato nella rete urbana. Un’utopia?
Non direi proprio! – precisa Perilli - stiamo lavorando da qualche anno a questo progetto in collaborazione con Socrem e abbiamo avviato un proficuo dialogo con l’Assessorato all’Ambiente del Comune di Bologna, supportati anche della Fondazione Villa Ghigi. Non abbiamo tralasciato le opportune verifiche legislative appurando che non sussistono ostacoli normativi per la creazione di un parco con queste particolari finalità. Una volta che il terreno fosse messo a disposizione, potrebbe essere pronto in due o tre mesi.
 
Raffaella Segantin


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