Il festival del Día de los Muertos

Nata per ricordare i defunti, è una festa messicana ricca di riti dal forte impatto visivo.


Il Día de los Muertos (Giorno dei Morti) è una delle celebrazioni messicane più famose. Nata come festa per ricordare i defunti, la commemorazione si tiene tra il 28 ottobre e il 2 novembre ed è ricca di riti dal forte impatto visivo.

Una festa lunga cinque giorni che celebra la morte ma anche la vita tra colori, calaveras (i tipici teschi decorati con i fiori) e cortei in strada. Ma come mai così tanti giorni dedicati a quella che, nel resto del mondo, è una celebrazione quasi silenziosa che si commemora solo il 2 novembre?

Le origini di questa festa sono antichissime e risalgono alle civiltà precolombiane, ai tempi degli Aztechi quando i defunti venivano commemorati per due mesi interi. Il Messico è un paese colorato, fortemente latino, passionale; il Día de los Muertos ha le sue radici in un passato denso di storia e rispecchia il calore di questa terra e della sua popolazione: nei colori, nei profumi, nella dimostrazione del sentimento. Nel 2008 è stata dichiarata Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità dall’Unesco.

La storia

Il Día de los Muertos nasce da diverse tradizioni che si sono fuse insieme e hanno dato vita a una delle celebrazioni moderne più importanti per cultura e tradizione. Nella civiltà precolombiana morte e vita erano strettamente legate ed era irrispettoso per i morti, che continuavano a vivere in un’altra dimensione e all’interno della comunità grazie ai ricordi dei vivi, portare il lutto. Questa credenza si unì con le tradizioni dei Conquistadores spagnoli che arrivarono in America latina nel XVI secolo. Da queste due culture così diverse e quasi opposte, nacquero le moderne tradizioni e  celebrazioni del Día de los Muertos.

Santa Muerte

A fine ‘800 la morte cominciò a venire rappresentata come qualcosa di reale, un’entità tangibile che aveva le sembianze di uno scheletro seduto su un trono o impegnato nel ballo. Ma fu solo con la creazione della Santa Muerte da parte di José Guadalupe Posada, vignettista che la realizzò nei primi anni del ‘900, che prese la forma di una donna. Catrina (questo il suo nome) ha il volto di scheletro, i capelli ornati da grandi fiori colorati e indossa abiti ricamati nella tradizione spagnola e messicana. In alcune rappresentazioni indossa anche il velo, in altre imbraccia la falce. Durante i cortei e le danze che si tengono nei giorni del Día de los Muertos per le strade delle città, le donne si dipingono il volto di bianco, disegnano con il nero i tratti di Catrina trasformandolo in un teschio dove le orbite sono grandi fiori, e indossano abiti colorati tradizionali. In testa portano grandi fiori e stringono in mano offerte e candele.

Le celebrazioni

Nei cinque giorni del Día de los Muertos c’è un tempo per ogni defunto: i primi due giorni sono dedicati alle vittime di morte violenta come incidenti e i suicidi; il 31 ottobre è dedicato ai bambini; gli ultimi due giorni delle celebrazioni sono per tutti gli altri defunti. La preparazione per i festeggiamenti inizia però alcuni giorni prima delle celebrazioni con piccoli mercati dedicati alla vendita di materiale e cibo utile: fiori freschi, candele, incensi, dolci e striscioni. è importante prepararsi per la festa che coinvolge tutti gli aspetti della giornata e si protrae fino alla notte.

All’interno delle celebrazioni il ruolo principale è attribuito all’altare per le offerte. In ogni casa se ne allestisce uno dove poter presentare cibo, candele e fiori ai propri defunti. I doni sono diversi e pensati per ogni singolo estinto; hanno un significato commemorativo e uno pratico. Il cibo, gli alcolici e l’acqua vengono offerti per aiutare le anime dei morti a proseguire il viaggio ma anche per brindare e mangiare con loro e in loro onore; la luce delle candele serve a non farli smarrire nell’aldilà mentre il sale li aiuta nel cammino e ricorda il sapore della vita. Si donano anche abiti colorati, per permettere ai defunti di cambiarsi, e fiori come il garofano d’india e la cresta di gallo. Per rendere più piacevole il ritorno dei morti, si offrono anche dolci come i calaveras di zucchero e bevande come la Tequila e la Mezcal. Un altare pubblico viene allestito anche nelle piazze della città.

Le celebrazioni sono sia pubbliche che private: molti amano passare le notti al cimitero ballando e cantando in memoria dei propri cari; qualcuno lascia il letto libero per accogliere il defunto e farlo riposare dopo il lungo viaggio.

Il Día de los Muertos ha anche alcuni cibi tipici che si possono cucinare a casa o acquistare ai banchi in strada: il Pan de Muertos è un pane dolce con semi di anice che viene preparato e consumato durante i giorni di festa; i calaveras di zucchero (da qui il nome inglese di sugar skulls) sono teschi decorati con coloranti alimentari che riprendono il tema di Catrina e spesso vengono realizzati da tutta la famiglia.

Tra social, tatuaggi e cinema

Il Día de los Muertos è la celebrazione della morte e della vita: senza l’una non esiste l’altra ed è fortemente legata alla spiritualità. I colori, le manifestazioni, i simboli della festa patrimonio dell’Unesco sono diventati l'emblema della vita da vivere sul momento, dove i calaveras ci ricordano quanto siamo ogni giorno vicini al mondo dei morti e come la Santa Muerte cammini di fianco ai vivi senza sfiorarli.

I simboli del Día de los Muertos sono diventati oggetti e immagini di culto nell’arte, nel cinema e nella moda. Nel 2017 la Disney Pixar ha lanciato nei cinema il lungometraggio Coco, film di animazione ambientato durante i festeggiamenti per il giorno dei morti dove un ragazzino attraversa il ponte che divide il mondo dei vivi da quello dei defunti per trovare i suoi antenati.

Gli Sugar Skull, hanno un profondo significato anche nel mondo dei tatuaggi dove numerosi amanti dei tattoo li scelgono come soggetto da incidere sulla pelle: teschi colorati e decorati con fiori sono simbolo di cambiamento e di rinascita, come i calaveras messicani che interpretano la trasformazione della vita attraverso la morte. Gli sugar skull tattoos, come i calaveras, vengono rappresentati con fiori o pietre preziose colorate.

Il Día de los Muertos è diventata una festa molto social: la gioia chiassosa con cui si festeggiano i morti in Messico, i colori, le danze e gli abiti sono elementi di grande impatto sui media. Immagini colorate e ricche di dettagli si sposano perfettamente con l’estetica dei social media che le ripropongono sulle bacheche dei turisti e di chi partecipa alle celebrazioni. Il Día de los Muertos però non è un carnevale e non è un momento di dolore e commiato: è un ponte, uno spazio temporale in cui, secondo la tradizione, i morti tornano sulla terra per manifestarsi ai parenti e ai propri cari. è un momento molto atteso, in cui si celebrano la vita e la morte e si aspetta il ritorno dei cari defunti per accoglierli e celebrarli con fiori, balli e cortei.
 
Tanja Pinzauti

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