U.S.A.: Cremazione sempre più in aumento

Il rapporto NFDA 2018 sulla cremazione prevede un aumento del 30% entro il 2035.

Si sa che l’America anticipa sempre le tendenze. Per certi aspetti la possiamo considerare una finestra spalancata sul nostro futuro prossimo. Questo accade sia a causa di un certo spirito di emulazione che ci fa percepire migliore e all’avanguardia tutto quello che proviene da Oltreoceano, sia perché effettivamente gli Stati Uniti sono una nazione giovane, dove circola il libero pensiero svincolato da schemi fissi, dove la sperimentazione e le nuove idee sono incoraggiate e premiate. Da là importiamo i maggiori successi musicali e cinematografici, ma anche nuovi stili di vita, legati soprattutto allo sviluppo tecnologico che in pochi anni ha letteralmente scardinato consuetudini e comportamenti sociali che sembravano profondamente radicati. Ecco perché prestare un occhio attento ai mutamenti che avvengono da quelle parti del mondo si rivela utile per ipotizzare scenari futuri e programmare le conseguenti azioni per essere pronti a gestire al meglio i cambiamenti.

In questa ottica riportiamo uno studio statistico pubblicato dalla NFDA (National Funeral Directors Association). Si tratta del Cremation and Burial Report 2018, il rapporto su cremazione e sepoltura condotto dal Dipartimento di sociologia della comunità e dell'ambiente dell'Università di Wisconsin-Madison. È più che altro un’indagine che, sulla base dei dati ad oggi disponibili, mira a fornire proiezioni attendibili di quello che accadrà negli anni a venire.
Secondo questo rapporto si stima che nei prossimi 18 anni la pratica della cremazione negli Stati Uniti d’America aumenterà di circa un terzo. Una previsione che trova fondamento leggendo l’andamento degli ultimi tre anni che hanno visto il numero di sepolture tradizionali venire regolarmente scavalcato dalla scelta cremazionista: se la tendenza sarà confermata, nel 2035 il tasso statunitense raggiungerà quasi l'80%, vale a dire 2,80 milioni di cremazioni all'anno.  
Quali sono i fattori che determinano questa preferenza? Certamente un generale mutamento di mentalità ma anche l'allentamento dei veti religiosi, un generale vantaggio a livello di costi del servizio, la sempre maggiore attenzione ambientale e, soprattutto nei grossi centri urbani, le problematiche legate alla disponibilità di terreni adatti alla sepoltura.
Per quanto riguarda l’anno in corso, sempre secondo lo studio presentato dalla NFDA, nel 2018 l’indice di cremazione dovrebbe toccare quota 53,5%, contro il 40,5% delle sepolture “classiche”. Tuttavia, anche se a livello nazionale la cremazione guadagna sempre più popolarità, l’inumazione rimane comunque la principale scelta in diversi Stati del Sud dell’Unione, tra cui Alabama, Arkansas, Kentucky, Louisiana, Mississippi, Tennessee, Utah e West Virginia, notoriamente più conservatori. In ogni caso entro il 2035 in tutti i 50 Stati a stelle e strisce il tasso di cremazione supererà abbondantemente il 50% (nel 2016 solo 20 Stati avevano oltrepassato questa soglia), con punte superiori all’80% in alcuni Stati del Nord che già oggi sono al di sopra della media nazionale.
La cremazione tende ad essere praticata in modo più elevato nelle grandi aree urbane, in quanto le città hanno spesso una popolazione più mobile e vi è una maggiore richiesta di terreni da destinare alle sepolture. All’aumento della domanda, le funeral home hanno risposto con l’apertura di crematori autorizzati: sono infatti circa il 30% le imprese di onoranze funebri dotate ora anche di un proprio impianto crematorio.

Qual è il destino dell’urna? Un numero piuttosto significativo delle cremazioni – circa il 39% - vede l’affido dell’urna alle famiglie, mentre nel 37,1% dei casi l’urna viene destinata alla sepoltura in un cimitero e nell'8,6% alla collocazione in un colombario. Solo l'1,6% sceglie la dispersione delle ceneri nel cimitero, mentre una rilevante percentuale, il 19,8%, preferisce lo spargimento delle ceneri in luoghi al di fuori dei cimiteri. Da un altro rapporto del 2018 della NFDA, il Consumer Awareness and Preferences Study (studio sulla consapevolezza e le preferenze  dei consumatori) emerge che il 61% degli americani sceglierebbe la cremazione in prima persona e di questi il 51,1% vorrebbe disperdere le proprie ceneri in un luogo caro.

Con l'evolversi delle preferenze per celebrare la conclusione di una vita, le imprese associate a NFDA hanno messo a punto una serie di azioni per affiancare le famiglie ad orientarsi nell'ampia gamma di opzioni disponibili per onorare la vita di una persona cara, garantendo una commemorazione personale e significativa, indipendentemente dal fatto che venga preferita la cremazione o la sepoltura. Per questo è stato creato anche un portale a disposizione del pubblico (RememberingALife.com) per aiutare gli utenti a pianificare al meglio tutte le fasi dell’addio.

La scelta sempre più marcata verso la cremazione, che in pochi anni ha sconvolto consuetudini millenarie, è un fenomeno a livello mondiale. Sarà pertanto uno degli argomenti trattati nel corso della prossima edizione di Miami Funer, in programma dal 13 al 15 marzo 2019, una interessante panoramica di quello che succede non solo negli Stati Uniti ma anche in America Latina, che accenderà i riflettori sui mutamenti che a breve riguarderanno anche il nostro Paese e allo stesso tempo rappresenterà un utile bagaglio di informazioni per tutte quelle aziende che hanno l’obiettivo di incrementare i rapporti di business Oltreoceano.

 
Alessandra Natalini


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