- n. 9 - Settembre 2011
- Musica
Il “Ballo in Fa Diesis Minore” di Angelo Branduardi
La danza macabra e la rivincita dell’uomo sulla morte

Nel 1977 uscì un album di Angelo Branduardi dal titolo 'La pulce d'acqua'. Conteneva alcuni pezzi di notevole successo ed uno che ebbe un forte impatto emotivo sui cultori della canzone italiana d'autore; si chiamava, e si chiama, 'Ballo in fa diesis minore' ed è una danza dedicata alla morte.
Nelle prime due strofe è la morte stessa a parlare, definendosi signora e padrona di tutti i viventi, con la corona e la falce, davanti alla quale ognuno dovrà chinare il capo. La terza strofa è invece una sorta di esorcismo, in cui gli uomini invitano la morte a posare la falce e a danzare 'tondo a tondo'; lo scopo di questo invito è farle dimenticare il motivo per cui era venuta.
Il testo ha come fonte, secondo la spiegazione data da Branduardi, autore del brano oltre che interprete, gli affreschi medievali dedicati alla Danza macabra, danza con la quale la morte si portava via i vivi. In queste rappresentazioni venivano raffigurate varie persone, delle quali è perfettamente riconoscibile l'appartenenza sociale, mentre danzano con altrettanti scheletri; lo scopo di queste rappresentazioni era mostrare l'ineluttabilità della morte ed anche la sua capacità di raggiungere tutti, dal più povero e derelitto, al più potente e forte degli uomini.
Fu sul finire del Medioevo, circa a metà del XIV secolo che in tutta Europa cominciò a diffondersi questo soggetto pittorico, che fu poi abbandonato con l'avvento dell'Umanesimo e la visione positiva dell'esistenza.

Un esempio molto interessante di affresco che raffigura la Danza macabra si trova a Clusone, in provincia di Bergamo. Fu realizzato da Giacomo de Buschis detto il Borlone, alla fine del '400 e campeggia sulla facciata dell’Oratorio dei Disciplini. Qui ogni singolo personaggio rappresenta una classe sociale ed ogni figura umana è alternata a quella di uno scheletro. Danzando, uomini, donne e scheletri si dirigono verso una tomba.
Un altro esempio interessante di affresco che raffigura la Danza macabra si trova invece a pochi chilometri dal confine italiano, in Slovenia. É il ciclo pittorico realizzato da Giovanni di Castua, sempre alla fine del ‘400, nella Chiesa della Santissima Trinità di Cristoglie (Hrastovlje). La Danza Macabra non lascia speranza, perché alla morte non può sfuggire nessuno.
Il "Ballo in Fa Diesis Minore" di Angelo Branduardi invece, pur ispirandosi ad essa, vi aggiunge una luce finale: nell'ultima strofa infatti sono gli uomini ad invitare la Morte a danzare, cercando in questo modo di far sì che ballando lei si dimentichi di essere venuta per portarsi via la vita di qualcuno. In questa strofa viene dunque introdotto il concetto che attraverso la musica si possa sconfiggere la morte o comunque la si possa in qualche modo allontanare. La fonte storica di questo finale apotropaico potrebbe essere identificata con il "Ballu tundu" (Ballo tondo) sardo, una danza tradizionale ed antichissima, che ha per l'appunto, lo scopo di esorcizzare la morte.
Daniela ArgiropulosSono io
io son di tutti voi
Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e così sono crudele, così forte sono e dura
che non mi fermeranno le tue mura.
Sono io la morte e porto corona,
io son di tutti voi signora e padrona
e davanti alla mia falce il capo tu dovrai chinare
e dell’oscura morte al passo andare.
Sei l’ospite d’onore del ballo che per te suoniamo,
posa la falce e danza tondo a tondo
il giro di una danza e poi un altro ancora
e tu del tempo non sei più signora.