Quando a morire è il nostro animale da compagnia

La cuccia vuota

Ogni perdita costituisce un dolore. Il distacco definitivo ed irrevocabile da coloro che abbiamo amato e con cui abbiamo condiviso tutta la nostra vita, o anche solo uno stralcio di essa, è la rinuncia crudele e forzata a una parte di noi stessi. La morte di questo non ha pietà.
Non si tratta soltanto della sofferenza provata quando ad andarsene è una persona cara; lo sa molto bene chi ha avuto accanto a sé un gatto, un cane o qualunque altro animale da compagnia. L’affetto che si stabilisce fra questi e il loro “padrone” molto spesso diviene così forte, profondo ed intenso da essere del tutto paragonabile a quello che ci appare scontato fra gli esseri umani. Ogni creatura che condivide con chi l’ha accolta nella propria vita gli spazi della casa, ossia l’intimità quotidiana, diventa parte della famiglia, dà e riceve un affetto enorme e rientra a tutti gli effetti nei piani organizzativi del nucleo familiare; ogni giorno si provvede a nutrirla e ad accudirla con cura e con regolarità. Nella lista della spesa non manca mai un riferimento al suo cibo e quando si pianificano le vacanze viene organizzata anche la sua presenza oppure, se ciò non è proprio possibile, si provvede ad affidarla a persone che siano all’altezza di custodirla e di farla sentire il meno sola possibile. Quando poi, soprattutto nelle sere d’inverno, ci si ritrova a chiacchierare sul divano per raccontarsi la giornata appena trascorsa o per guardare un bel film, genitori e figli si contendono cane, gatto e furetto per coccolarli e per farsi coccolare: esiste forse qualcosa di più rasserenante, dopo una lunga giornata di lavoro, che ascoltare le fusa del proprio gatto?
Così, quando dopo anni di vita insieme arriva il momento in cui il nostro cucciolo ci lascia, la casa improvvisamente si svuota; per molte persone questo è un momento di dolore profondo, soprattutto per i bambini che non comprendono ancora cosa sia la morte e che quindi percepiscono solo l’assenza senza che questa abbia una spiegazione; anche per le persone anziane, per le quali molto spesso l’animale domestico aveva rappresentato l’unica vera compagnia rimasta o comunque il motivo principale per alzarsi al mattino, la morte del proprio cane o gatto è fonte di una sofferenza difficilmente consolabile. Con la sua scomparsa vengono meno quelle piccole azioni quotidiane che ormai compivamo senza nemmeno farci caso e che erano parte di noi, così come ormai eravamo abituati a non essere mai soli e ad avere sempre qualcuno che ci aspettava accogliendoci facendo festa, sempre e comunque. Dopo la sua scomparsa, specialmente se improvvisa, apriremo a lungo la porta di casa sicuri di trovarlo ad attenderci per ricevere quella preziosa carezza attesa per l’intera giornata e, a lungo, sentiremo il freddo della sua assenza.
Quanto sia forte il legame che si stabilisce fra l’uomo e il proprio animale da compagnia lo si capisce anche dalle scelte che si fanno dopo la morte di quest’ultimo: per legge ogni animale deve essere cremato e non si può provvedere autonomamente alla sepoltura. È lecito invece seppellirlo nei cimiteri per animali. Negli ultimi anni questa scelta sta riscotendo un successo crescente, a dimostrazione del bisogno umano di avere un luogo della memoria dedicato non solo ai propri cari, ma anche ai propri cuccioli: un luogo su cui tornare per continuare a sentire quel legame amoroso che ci aveva riempito il cuore.
 
Daniela Argiropulos


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