Un pensiero per Genova

A due mesi dalla tragedia del crollo del ponte Morandi, un ricordo per non dimenticare.

É una strana atmosfera quella che avvolge Genova la mattina del 14 agosto. La città è flagellata da una pioggia battente che sembra avere cancellato di colpo i colori dell’estate. Ma le normali attività non si fermano e le strade, come sempre, sono un fermento di auto e mezzi di ogni tipo. Molti stanno transitando sull’autostrada che attraversa la città, alcuni per lavoro altri per raggiungere le località di villeggiatura per quel periodo di vacanza agognato da mesi. Ed è proprio lì che alle 11.36 avviene quello che purtroppo tutti sappiamo.

Il ponte sul fiume Polcevera, opera d’avanguardia degli anni ’60 chiamato affettuosamente da molti "il ponte di Brooklyn”, si spezza all’improvviso crollando senza pietà, coprendo il boato dei tuoni, smorzando ogni altro suono, mescolando la pioggia con la polvere, portando con sé la vita, le storie, le sofferenze, i sogni e le speranze di decine di persone. Alla fine del tragico computo le vittime saranno 43, senza contare i feriti nel fisico e nell’anima e le centinaia di famiglie residenti nei palazzi situati nella zona del disastro che hanno dovuto lasciare all’improvviso e per sempre le proprie abitazioni assieme a tutti i beni materiali e ai propri ricordi.

“Una tragedia inaccettabile” la definisce Sergio Mattarella, visibilmente addolorato durante i funerali. “Uno squarcio nel cuore di Genova” gli fa eco il cardinale Angelo Bagnasco, “una ferita profonda che nessuna doverosa giustizia può cancellare”.

Per i più si tratta di una tragedia annunciata, di un insieme di negligenze, sottovalutazioni, rimandi, superficialità, interessi diversi… Non è stato dato il giusto peso alle numerose segnalazioni e ai tanti allarmi giunti da più parti negli ultimi anni. Lo sport nazionale dello scarico delle responsabilità è già in pieno svolgimento e probabilmente anche questa volta non saranno mai identificati dei responsabili.

Rimangono lo shock, la rabbia e il dolore di una comunità lacerata fisicamente oltre che nello spirito, che negli ultimi anni è stata colpita da altri eventi drammatici pagando forse più di altre il prezzo delle esigenze di una moderna società industriale.

Il nostro augurio va all’intera città di Genova affinché trovi la forza di rialzarsi ancora una volta, mentre a tutte quelle famiglie che in un giorno d’estate pieno di promesse hanno conosciuto il silenzio più profondo, rivolgiamo un commosso pensiero di vicinanza.

 
Alberto Leanza


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