Il Cristo Morto del Mantegna

La ricorrenza della morte di personaggi famosi è oramai comunemente considerata l'occasione per riproporne al pubblico il percorso umano, storico, artistico e via discorrendo. La morte, dunque, prevale sulla nascita, forse perché solo dopo aver vissuto, e di certo non al momento in cui si viene al mondo, si può aver dato o creato qualcosa che la collettività ritiene a vario titolo importante.
In particolare ricorre quest'anno il quinto centenario dalla morte di uno dei maestri del Rinascimento italiano, Andrea Mantegna (1431-1506). Le tre città in cui si svolse la sua vita e si sviluppò la sua arte hanno scelto di omaggiarlo con una triplice mostra: a Padova, dove il pittore iniziò la sua carriera; a Verona, dove lavorò a contatto col collega veneziano Giovanni Bellini; e, soprattutto, a Mantova, dove l'artista visse dal 1460 fino alla morte, presso la corte dei Gonzaga e dove realizzò molti dei suoi capolavori (basti pensare alla celeberrima Camera degli Sposi). Le mostre sono state inaugurate il 16 settembre e chiuderanno i battenti il 14 gennaio 2007.
A Mantova in particolare, presso Palazzo Te, è possibile ammirare il Compianto del Cristo Morto, dipinto nel 1480, prestato per l'occasione dalla Pinacoteca di Brera. È un dipinto talmente originale da continuare a sorprendere ancora oggi: le soluzioni prospettiche adottate per una rappresentazione apparentemente semplice sono state applicate con una tale maestria che dopo cinque secoli non ha ancora conosciuto eguali.
La rappresentazione della morte, nell'arte, è un soggetto piuttosto comune; e numerosi sono i pittori che si sono cimentati nel raffigurare la morte di Gesù, anche per via del significato profondo che essa ha nell'ambito della religione cristiana. Mantegna volle rappresentare quello che per ogni cristiano fu il momento più drammatico del sacrificio a cui Dio, fattosi uomo, si sottopose per la salvezza degli esseri umani, rendendolo quanto più reale possibile e capace di coinvolgere lo spettatore, proiettandolo all'interno della rappresentazione.
Per ottenere questo effetto si avvalse di due soluzioni: da una parte adottò quel realismo tanto caro alla pittura settentrionale e realizzò una scena estremamente veritiera nella quale il corpo di Gesù è in tutto e per tutto quello di un uomo morto, adagiato su di una lastra di marmo venata di rosso. Dall'altra parte utilizzò una tecnica alla quale si era dedicato per anni e in cui, proprio con la realizzazione di questa tela, ebbe modo di dimostrarsi maestro indiscusso: si tratta della tecnica dello scorcio dal basso, ossia del posizionamento del punto di vista vicinissimo al soggetto rappresentato, in modo che l'osservatore abbia l'illusione di guardare la scena come se si trovasse in piedi, proprio davanti al tavolo su cui appare adagiato il corpo di Cristo del quale, in primo piano, sono visibili i piedi nudi.
Vale veramente la pena di cogliere l'occasione ed ammirare questo capolavoro della pittura nella cornice splendente di Palazzo Te, dove il Compianto del Cristo Morto è esposto insieme ad altre opere mantovane di Mantegna e alle tele dei suoi seguaci che proseguirono il rinnovamento della pittura dell'Italia Settentrionale nel Cinquecento.
 
Daniela Argiropulos

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