Uno studio sulla necropoli dei sultani mamelucchi

La Città dei Morti al Cairo

Lo studio della Necropoli mamelucca al Cairo ha avuto origine da un sempre crescente interesse verso i paesi Mediterranei, dei quali facciamo integralmente parte per affinità legate alla cultura, all'architettura e alle tecniche costruttive. La Città dei Morti costituisce un patrimonio di straordinaria ricchezza di antiche architetture funerarie monumentali, per le caratteristiche morfologiche del tessuto, per le tipologie architettoniche delle case-tombe a corte e per i ricercati dettagli costruttivi e decorativi.
La città del Cairo, con i suoi 17 milioni di abitanti, vive un dramma urbano analogo a quello delle megalopoli latino-americane o asiatiche. Non si tratta di bidonvilles, ma di abitanti nei cimiteri: luoghi nei quali i morti e i vivi abitano insieme, condividono lo spazio e pongono questioni spirituali e pratiche allo stesso tempo. È un fenomeno considerevole: secondo un censimento del 1986 un trentesimo della popolazione vive nei sei cimiteri che si estendono per un'area di 1.000 ettari, con circa 180.000 abitanti di cui 15.000 all'interno delle tombe.
Bisogna sottolineare come questi cimiteri si discostano notevolmente dall'immaginario collettivo: a prima vista essi appaiono come i tanti quartieri "informali" sorti spontaneamente alle periferie del Cairo, fuori da ogni possibilità di governo e di controllo del territorio. Ripropongono le stesse logiche urbane della parte più antica della città: edifici multipiano, costruiti attorno alle moschee e alle madrasa1 con la complicità del permissivismo delle autorità e dell'assenza di recinti di controllo. Allontanandosi, gradualmente sfumano le altezze e la densità di questi agglomerati fino ad appiattirsi in un tessuto incerto formato dalle tombe e dai mausolei.

Nel cimitero di Qaitbay, ad est delle mura di Salah ad-Din,2 la maggiore densità abitativa è localizzata nell'area monumentale dei cinque complessi funerari dei sultani mamelucchi3: Ibn Farag Barquq (1400-1411), Barsbay (1422-25), Inal (1451-56), Qaitbay (1472-74), Qurqumas (1506-11). Questi complessi - costituiti da mausolei funerari con slanciate cupole decorate, madrasa con minareti alti e snelli, khanqah4, sabil-kuttab5 - sono il nucleo originario del cimitero. Intorno al 1400, i sultani mamelucchi circassi decisero di far costruire le proprie tombe monumentali al di fuori della città afflitta da ripetute epidemie di peste, lontano dall'aria miasmatica e in un luogo adatto alla grandezza delle loro ambizioni architettoniche; essi scelsero il deserto tra la città e il Moqattam6, lungo la via di pellegrinaggio che dalle porte della Cittadella conduceva al Sinai e alla Mecca, doppiando l'antica Qasaba7. La stessa via è oggi riconoscibile ed è l'asse urbano che regola i rapporti tra i monumenti e il tessuto, tra la città dei vivi e quella dei morti, attraversando longitudinalmente tutto il cimitero e scandendo tre diverse zone: il cimitero popolare, costituito da un tessuto irregolare di recinti e di tombe, l'area monumentale, densamente abitata, e il cimitero del periodo monarchico (1923-1952). L'intera area è circondata da due autostrade che rendono difficili i collegamenti con la città ad est e con gli altri quartieri informali sviluppatisi sulle pendici del Moqattam.
Questo cimitero è stato abitato fin dalla sua fondazione quando i sultani ordinarono di costruire accanto ai loro monumenti funerari dei suq, dei wakala, dei rab8, dei caravanserragli, di cui restano testimonianze oggi (Rab' di Qaitbay), con l'intento di ricreare un ambiente urbano. In precedenza, infatti, i sultani facevano costruire i propri mausolei nel cuore della città, lungo la Qasaba (Qala'wun, an-Nasir Mohammed, Barquq, Hasan).
In tal modo si incentivava la sosta dei pellegrini, si formavano piccole comunità religiose e si promuoveva lo sviluppo delle attività commerciali, ricorrendo al sistema dei waqf; i sultani si assicuravano la durata dei propri monumenti con un sistema di donazioni che i commercianti erano obbligati a versare per la costruzione e per la manutenzione dell'edificio.
Alla fine dell'epoca mamelucca, la grande Città dei Morti, fondata da circa un secolo, assicurava alloggio ai bisognosi all'interno dei complessi religiosi; contava diverse comunità di sufi; era un luogo di preghiera, di insegnamento religioso e di commercio, ed era una tappa obbligata per i pellegrini sulla strada per La Mecca.
Oltre alle origini storiche, per l'occupazione del cimitero possono essere individuate altre cause: le trasformazioni del centro città, le demolizioni, le sostituzioni attuate a danno del tessuto storico del Cairo islamico e, soprattutto, a discapito della popolazione residente. La mancata costruzione di alloggi temporanei da parte dei governatori, e il loro asservimento alle politiche speculative in atto nel centro antico dagli anni ‘50 agli anni ‘80, hanno contribuito al fenomeno delle periferie spontanee, risposta ad una crescita demografica sorprendente. Il Cairo passa da 1,3 milioni di abitanti nel 1937 a 3,98 milioni nel 1960 e a 6,69 milioni nel 1976. Il territorio urbano arriva a strappare i terreni fertili ad ovest a ridosso del Nilo, mentre i cimiteri diventano la meta dei senzatetto che creano delle comunità.

Il fenomeno dell'occupazione dei cimiteri è legato a tradizioni religiose e a usanze particolari sul culto dei morti, documentate dal XIX secolo, ma risalenti all'epoca preislamica. La necropoli di Tebe, ad esempio, ospitava un numero considerevole di operai, artigiani, guardiani e conteneva caserme di soldati che proteggevano i cantieri sacri.
La gente, in Egitto, si reca periodicamente nei cimiteri per trascorrere alcuni giorni in "compagnia" dei propri defunti e questa è una pratica millenaria che esisteva anche tra gli antichi egizi. L'Islam non ha negato né cambiato queste pratiche e ricalca le orme della religione dei faraoni: l'anima del defunto ritorna al corpo dopo il terzo giorno dalla morte, dopo aver attraversato i sette cieli, per il primo interrogatorio tenuto dai due angeli Monkir e Nakir che stabiliranno se essa sarà destinata al cielo o al mondo inferiore. La credenza comune è che, dopo il terzo giorno, l'anima ritorni al corpo il settimo, il quindicesimo e il quarantesimo giorno dopo la morte e ogni venerdì. Il Cairo è l'unica città musulmana dove da più di dieci secoli le donne si recano ogni venerdì nei cimiteri per pregare, mentre gli uomini si recano nelle moschee. Solo nei giorni di festa le visite ai cimiteri sono miste e prolungate; ci sono otto date annuali in cui gli egiziani effettuano soggiorni prolungati nei cimiteri, ma oggi queste tradizioni sono state in parte abbandonate dai ceti medi e alti che rispettano solo le due grandi feste religiose del Fitr e dell'Aidh.
Una legge del 1966 vieta la permanenza nei cimiteri oltre il tramonto; così, dagli anni ‘70 i cimiteri sono diventati il rifugio dei senzatetto che approfittano dell'assenza di controlli per cercare una dimora tra le tombe.

Come già accadeva nell'antico Egitto, i mamelucchi erano soliti costruire stanze di pietra dell'altezza di un uomo accanto ai sarcofagi.
Anche oggi la tomba è assimilabile alla casa a corte: un recinto in pietra racchiude stanze ad un solo livello, generalmente due per la divisione dei sessi, e una corte (hawsh). All'interno della corte vi è una zona sopraelevata che evidenzia la presenza di una cripta sottostante, luogo di inumazione delle salme al quale si accede tramite scale o tramite una botola. Le stanze sono corredate di cucina e di latrine e nel caso di famiglie abbienti possono essere raddoppiate con la presenza di un corridoio centrale di distribuzione che porta alla corte. Nella corte possono essere posti dei sarcofagi ad indicare i luoghi di sepoltura o addirittura delle edicole. In altri casi più semplici può esserci una sola stanza coperta all'interno di un recinto puntellato da semplici lapidi.
Abitualmente occupate dai parenti dei defunti durante le feste, all'occasione diventano vere case per i lavoratori del cimitero (guardiani, becchini, tagliatori di pietra, recitatori di corano). La continuità dell'occupazione delle tombe porta, di generazione in generazione, a nuove esigenze; le stanze si ampliano o si raddoppiano intasando lo spazio libero della corte, e in altri casi si raddoppiano in altezza formando edifici residenziali a più piani, in cui ogni piano è assegnato ad un nucleo della famiglia.
In questo modo, nelle zone densamente popolate del cimitero, attorno ai monumenti e lungo la via principale, il tessuto si è evoluto e trasformato sulla griglia delle case-tombe. È facile riconoscere i segni dei recinti al piano terra o la presenza di lapidi nei cortili di questi palazzi. Solo in alcuni punti si è avuto il processo di sostituzione con manufatti in cemento armato, mentre in altre aree il tessuto cimiteriale non ha subito variazioni in altezza, ma solo intasamenti in planimetria.
Le famiglie che si sono installate nei cubicoli delle tombe più di trenta anni fa senza luce, acqua e fognature hanno fatto molti progressi; nonostante la legge vieti la permanenza, oggi non si può più parlare di semplici cimiteri e il governo ha fornito luce e acqua alle zone maggiormente popolate. Sono arrivati anche alcuni servizi quali le poste e le scuole.
Spesso si sono paragonati gli abitanti dei cimiteri del Cairo agli abitanti delle bidonvilles di altre città, ma l'analogia regge solo per le condizioni sociali ed economiche. L'habitat e i servizi sono al passo con lo sviluppo del resto della città; nelle aree dove si vive dentro le case-tombe molto c'è ancora da fare.
Le attuali politiche di pianificazione sono orientate allo spostamento delle direttrici di espansione della città verso est per salvaguardare i terreni agricoli a ridosso del Nilo dalla "città informale". Secondo il piano urbanistico degli anni ‘80 il cimitero sarebbe stato spostato ad est nel deserto per decongestionare i monumenti e per lottizzare i terreni liberati, ma tale intervento non ha trovato applicazione nella realtà. Nel 1991 il Governo si è pronunciato contro la demolizione dei cimiteri in seguito ad un'inchiesta socio-economica lanciata dal sindacato dei sociologi nel 1989. Attualmente è in corso di realizzazione un immenso parco urbano sulla collina Tellul al Barqueya, la collina dei rifiuti che divide il cimitero dalla città. Il progetto prevede nuovi punti di collegamento con il cimitero, shopping mall e attività commerciali. Il parco al-Azhar, donato dalla fondazione Aga Khan alla città del Cairo, contribuirà certamente a spostare l'attenzione sul cimitero e sulle sue problematiche e potrebbe fungere da catalizzatore per il suo recupero urbano.

Il tessuto urbano del Cairo islamico può essere riassunto attraverso lo studio di quattro percorsi principali, lungo i quali la maggior parte dei complessi religiosi mamelucchi si dispongono: al-qasaba, darb al-ahmar, saliba e il percorso di pellegrinaggio attraverso l'area cimiteriale. Sono tracciati originari dove l'aggregato edilizio prende inizio e sono riconoscibili nodi rilevanti come porte e moschee e poli quali i grandi complessi funerari.
Le mutazioni che nel corso dei secoli hanno fortemente caratterizzato tali percorsi conducono ad una migliore comprensione dello stesso tessuto e di come l'insieme delle moschee di epoca mamelucca si sono inserite.
Si può riconoscere una relazione dal punto di vista storico e processuale aggregativi: sono nati come unione tra due poli, spontanea in alcuni casi, pianificata in altri, attraverso tracciati legati al moto che strutturano il territorio precedendo l'urbanizzazione soprattutto per i percorsi all'interno della città. Su questi tracciati insiste l'edilizia più antica di cui ancora oggi è possibile riconoscere l'andamento aggregativo. Erano antiche vie carovaniere dalla sezione stradale molto ampia, ma la tendenza di occupazione del suolo da parte dei commercianti ne ha ridotto le dimensioni.
La genesi morfologica della necropoli est, strutturata unicamente dalla via di pellegrinaggio che parte dalla cittadella in direzione della Mecca, porta ad un processo differente rispetto agli altri assi individuati nella città e dovuto alla presenza dei complessi religiosi che si compongono secondo una geometria regolare. La porta ad arco di Qaitbay è oggi molto ribassata rispetto alla quota originaria ed è addossata ai recinti delle tombe: segna l'ingresso al percorso e alla parte abitata della necropoli nella quale emergono i complessi religiosi. La forte trasformazione di destinazione d'uso dell'intera area ha messo in discussione l'originario impianto costituito esclusivamente dai complessi monumentali immersi nell'area desertica. La traccia è ancora riconoscibile, seppur profondamente trasformata da successivi intasamenti.
L'insieme è costituito da tombe familiari dalla tipologia a corte e da tombe individuali. La progressiva aggregazione di questi elementi contribuisce alla formazione di un tessuto unitario, continuo e individuabile. Negli immediati dintorni si dispongono edifici multipiano definiti "informali", con struttura in cemento e riempimento in mattoni. In questo contesto i complessi realizzati in fase precedente hanno una attività autonoma e la loro tipologia è espressa in maniera libera e incondizionata.
Tutte le emergenze architettoniche del sito si collocano, insieme alle costruzioni mamelucche, in un'area a carattere plastico murario, costituita da elementi aventi vocazione organica ma strettamente connessi ad elementi seriali. I sistemi statico - costruttivi che si ritrovano sono il sistema pesante a parete muraria, quello spingente individuabile nell'uso di arco e volta e il sistema elastico ligneo utilizzato per le coperture di alcuni ambienti.
Gli stessi complessi funerari sono singolari per la maestria con la quale sono stati realizzati nella decorazione e nella tecnica costruttiva e per la loro complessità spaziale e tipologica. Quasi tutti sono costituiti da elementi originariamente autonomi quali il mausoleo, la madrasa, il sabil-kuttab e la khanqah9. Nonostante siano collegati tra loro a formare il complesso, conservano i loro particolari architettonici e le loro caratteristiche peculiari.
Il mausoleo è generalmente posizionato sul fronte strada ed è molto spesso l'elemento di immediato riconoscimento dell'intero complesso funerario. In alzato è caratterizzato da un basamento generalmente cubico, da una zona intermedia di transizione e da una cupola finemente decorata.
Nella madrasa gli elementi ordinatori sono la corte o gli iwan10. Le madrase ad iwan sono costituite da uno spazio centrale, la durqa'a11, che può essere scoperto come nel caso dei complessi del sultano Inal e dell'emiro Qurqumas e coperto come nel caso del complesso del sultano Qaitbay. Gli iwan si organizzano intorno a questo spazio centrale strutturante e geometricamente determinato e sono a due a due simmetrici, con l'unica eccezione per l'iwan contenente la qibla, il quale è più grande ed è considerato principale.
La Khanqah, organizzata secondo schemi seriali, è costituita da elementi ripetuti per moltiplicazione o addizione. Ogni unità abitativa è composta da una qa'a12 costituita da una durqa'a, come vano principale a doppia altezza, e da uno o due iwan, un vestibolo di ingresso, una latrina, una dispensa ed una scala per i piani superiori. È importante sottolineare l'analogia dello schema planimetrico delle tipologie abitative e dell'architettura religiosa, ma con funzioni specifiche differenti.

Tutti i complessi funerari del sito hanno alla base della loro composizione planimetrica una interpretazione geometrica. La stessa composizione dei pattern decorativi è basata sull'uso rigoroso di forme geometriche complesse ricavate a loro volta da figure semplici, quadrati o triangoli, iterati più volte in varie combinazioni. Nell'architettura religiosa le decorazioni raggiungono il loro grado massimo, probabilmente anche a causa della rigorosa proibizione dell'uso di icone e di ogni forma d'arte figurativa.
Caso particolare è il complesso funerario del sultano Qaitbay. Nel periodo mamelucco le cupole dei mausolei divennero simbolo del lusso e del prestigio personale. La superficie della cupola del mausoleo di Qaitbay presenta due settori con diversa decorazione, una ad intreccio geometrico e l'altra ad arabeschi. Il contrasto è marcato da un diverso trattamento della superficie lapidea: la trama geometrica crea poligoni stellati ed appare liscia, mentre la zona decorata a motivi vegetali presenta una incisione smussata. L'intero pattern forma un disegno geometrico rigoroso dove l'elemento stella diventa principio generatore dell'intera decorazione. Il disegno ebbe sicuramente origine in pianta, secondo raffinati calcoli geometrici per poi finire a cascata lungo tutto il perimetro.
La caratteristica predominante delle facciate dei complessi monumentali sono gli apparati decorativi costituiti da muqarna13. Esse sono composte dalla ripetizione di unità concave e convesse che, proiettate su più livelli, articolano una superficie tridimensionale. Generalmente gli scopi per i quali vengono utilizzate sono:
- come elemento decorativo nella maggior parte dei portali;
- come elemento di transizione per le muqarna circolari;
- per modificare la direzione della superficie spaziale per le muqarna lineari.
I blocchi di muqarna sono organizzati in composizioni che racchiudono lo spazio parzialmente (nel caso di portali) o completamente (nel caso di cupole). L'origine di tale apparato decorativo potrebbe risalire al 282 a. C. in Siria, dove si soleva passare dal quadrato di base all'ottagono attraverso l'utilizzo di un grande concio piatto di pietra. Su tale ottagono si impostavano altri conci che trasformavano l'ottagono in un poligono a trentadue lati su cui si impostava la cupola a pianta circolare.
Ogni blocco di muqarna è composto da due metà, una superiore ed una inferiore: ogni metà è a sua volta organizzata in una superficie interna, in due facce triangolari e in due basi, una inferiore e una superiore. In pianta il singolo blocco appare come un rombo con lati uguali e paralleli a due a due.
Le muqarna lineari trovano generalmente collocazione a coronamento delle rientranze che ospitano le porte e le finestre. La combinazione può essere chiusa, semiaperta o aperta a seconda della disposizione dei blocchi adiacenti, mentre la giustapposizione dei filari può essere singola o multipla.
La qualità costruttiva di questi complessi monumentali è estremamente elevata. La perizia delle maestranze è evidente nelle apparecchiature precise dei conci delle murature e nella realizzazione di edifici di mole imponente. Non ci sono informazioni o tracce che chiariscano le modalità costruttive e di messa in opera dei pesanti conci delle murature, delle impalcature e dei sistemi di sollevamento. Per quanto concerne la tecnica utilizzata per l'erezione della cupola è giusto immaginare che vi sia stata una cooperazione di due squadre di lavoratori, una per il guscio interno semisferico e l'altra per quello esterno dal tipico profilo ogivale. Tutte le aperture, gli inserti e le decorazioni furono eseguiti contemporaneamente ai lavori generali del complesso funerario monumentale, mentre tutti gli elementi disomogenei sono addizioni successive.



Studio realizzato dagli Architetti:
Alessandro Di Giuseppe,
Maria Concetta Dipace,
Giosafat Gambino,
Alessandra Guadalupi




[1] Edifici religiosi nati come scuole coraniche, ma oggi utilizzati come moschee.
[2] Salah ad-Din (1137-1193), detto il Saladino, fondatore della dinastia ayyubida che governò in Egitto e in Medioriente tra il 1176 e il 1250. Fece costruire la Cittadella del Cairo e le mura che la collegavano alla città fatimida.
[3] La dinastia dei Mamelucchi governò l'Egitto e il Medioriente tra il 1250 e il 1517. Si distinguono due sottodinastie: i Mamelucchi Bahriti (1250-1382) e i Mamelucchi Circassi o Burgiti (1382-1517).
[4] Monastero per i sufi.
[5] Edificio a duplice funzione: il sabil è una fontana per il controllo della distribuzione dell'acqua ed è situato al piano terra; il kuttab è una scuola per bambini ed è situato al primo piano.
[6] Le colline ad est della città: si tratta di un deserto roccioso che si stende fino alle coste del Mar Rosso.
[7] Antica via di commercio e pellegrinaggio diventata l'asse principale della città fatimida.
[8] Mercati ed edifici ad uso misto: commerciale al pianterreno e residenziale ai piani superiori.
[9] Monastero o ostello per sufi o dervisci. Di tipo seriale a sviluppo lineare in genere associato ai grandi complessi religiosi.
[10] Termine persiano che indica la sala del trono. In architettura, l'iwan è un volume completamente aperto su un lato. Nell'XI secolo diviene in Iran la forma spaziale fondamentale nell'organizzazione delle piante degli edifici pubblici, in particolare le madrase e le moschee. L'iwan si impose in Egitto nell'epoca mamelucca nell'architettura residenziale, religiosa e funeraria.
[11] Parte centrale di una dimora, moschea o madrasa, circondata da due o quattro iwan, talvolta coperta da una struttura lignea per l'illuminazione e la ventilazione. Gli iwan sono sopraelevati da un gradino.
[12] Sala nobile di ricevimento, collocata al primo piano o al piano terra, composta da due o quattro iwan separati da una durqa'a centrale, ribassata da un gradino rispetto alla qa'a, presenta una fontana.
[13] Elemento strutturale e decorativo, composto da gruppi di elementi formanti piccole nicchie. Si trovano nella zona di transizione delle cupole, pennacchi, portali e sguinci; sono note come stalattiti o volta a nido d'ape.

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