Il cimitero come tema umanistico

I segni, le architetture e le opere umane costituiscono testimonianze attraverso le quali è possibile uscire dalla corrente del tempo: particolarmente sotto questo aspetto vengono studiati dall'umanista che, fondamentalmente, è uno storico. Di fatto le discipline umanistiche si propongono di trasformare la caotica varietà delle testimonianze umane in quello che potremmo chiamare "l'universo della cultura".
La metafora è quella di leggere una cultura attraverso la decifrazione del sociale e dei comportamenti individuali. Poiché da sempre le tracce del passato sono giunte fino a noi attraverso lo studio del culto dei morti e delle costruzioni ad esso connesse, gli spazi dei morti ci parlano dei vivi, in un certo luogo e in un certo tempo.
Ciascun cimitero è la proiezione della percezione che una determinata società ha della propria morte e di quella dei propri componenti. Non è un complesso statico, ma dinamico: varia al variare del tempo e degli interessi sui quali è fondata la stessa società.
Società storicamente differenti producono differenti tipologie funerarie, planimetriche e architettoniche facilmente riconoscibili e che ci conducono attraverso un percorso nettamente definito. In questa prospettiva il concetto di "cimitero" può essere esteso a quello di "bene culturale" in quanto riguarda la storia della cultura.
I cimiteri e le tombe sono, in un certo senso, veicoli di comunicazione, biblioteche o archivi con per tetto il cielo, verso i quali le discipline umanistiche dovrebbero guardare con l'esigenza di "far rivivere" il passato, salvaguardandolo e valorizzandolo.
Un bene culturale non è che la "concretizzazione" della combinazione di processi mentali e materiali alla quale la collettività, in un determinato periodo storico, decide di assegnare un valore fondativo della propria identità. Esso è definito negli anni Settanta come una qualsiasi manifestazione o prodotto dell'ingegno umano in possesso di carattere di eccezionalità o di valore artistico; una qualunque testimonianza dell'evoluzione materiale o spirituale dell'uomo e del suo sviluppo civile; un qualunque oggetto o fenomeno naturale che abbia interesse scientifico o che commuova il nostro animo. Tali definizioni (pur sottolineando come il bene culturale testimoni lo sviluppo civile umano) lasciano molto spazio a parametri di valutazione soggettivi che fanno perdere loro il carattere di universalità.
Il concetto di bene culturale si estende oggi a tutto ciò che riguarda la storia della civiltà, comprendendo quindi i beni di interesse archeologico, storico, artistico, ecclesiastico, archivistico e librario, ma anche quelli di tipo ambientale e paesistico, che costituiscono una testimonianza materiale con valore di civiltà.
Grazie a questa nuova accezione l'espressione "bene culturale" ha finito con includere anche le bellezze naturali e le entità storico-artistiche. Sia i beni culturali che quelli ambientali possono essere privi di bellezza intrinseca, ma rilevanti per l'interesse scientifico, la conoscenza e la trasmissione di cultura poiché attraverso il loro studio riusciamo a comprendere fatti e fenomeni che esprimono direttamente o presenti altrove.
Una attenta analisi ci dimostra innanzitutto che essi rendono conoscibili i luoghi nei quali sono situati.
 
Maria Angela Gelati

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