IL CIMITERO DI STAGLIENO A GENOVA

I NUOVI CIMITERI BORGHESI
Nel giugno 1806, con l'editto di Saint-Cloud, fu estesa anche in Italia la legge francese che imponeva che le sepolture fossero eseguite fuori dai centri abitati. In quegli anni Ugo Foscolo aveva espresso la sua protesta poetica con i versi dei Sepolcri: "Pur nuova legge impone oggi i sepolcri - fuor de' guardi pietosi, e il nome a' morti - contende". Infatti tale legge prevedeva che vi fosse soltanto una semplice lapide, da fissare sui muri del cimitero, a ricordo dei defunti.

In realtà questa limitazione fu ampiamente disattesa e non trovò applicazione. I cimiteri che vennero realizzati in Italia, ai margini delle città, furono arricchiti con numerosi monumenti e sculture e ciò a celebrazione di una nuova borghesia, in via di affermazione, o di una aristocrazia che perseguiva una trasformazione borghese.

Il primo, in quanto a realizzazione, è il cimitero di Brescia, iniziato nel 1814, con progetto neoclassico di Rodolfo Vantini. A questo fecero seguito numerosi altri cimiteri dei quali citiamo, a titolo esemplificativo, i Cimiteri Monumentali di Milano e di Torino, il Campo Verano di Roma e il Cimitero di Staglieno a Genova. Nacque così una nuova tipologia di cimiteri che diventarono una specie di "parchi di rappresentanza" delle nuove e più agiate classi sociali, luoghi dove è anche possibile seguire la vicenda dei mutamenti del gusto estetico dei ceti dominanti dalla metà dell'Ottocento fino agli inizi del Novecento. Questi cimiteri rappresentano altresì una specie di museo all'aperto dove, passeggiando per i viali ed i sentieri, si ha un'ampia e ricca visione del patrimonio scultoreo italiano dell'Ottocento.

STAGLIENO
Per realizzare il nuovo cimitero di Genova venne acquisita, agli inizi dell'Ottocento, una vasta area a nord-est della città, posta su un pendio collinare tra i torrenti Bisagno e Veilino, in località chiamata Staglieno.

Il progetto, affidato all'architetto Carlo Barabino, fu redatto nel 1835 e venne realizzato e completato, dopo la sua morte, da Giovanni Battista Resasco, suo allievo e collaboratore, nel 1844. Il cimitero, inaugurato nel 1851, fu successivamente ampliato e completato nel 1872.

Collocato sul pendio di una collina, il cimitero di Staglieno offre una splendida vista di sé anche dall'esterno, con lo spettacolo delle guglie che si ergono oltre le cime degli alberi e dei monumenti neoclassici in marmo, bianchi nel verde della vegetazione circostante.

Nel secolo appena trascorso, a partire dagli anni Settanta, il degrado si è accelerato, aggravato da un assetto idrogeologico instabile. Senza la necessaria manutenzione, la vegetazione si era fatta intricata, i marmi impolverati, le statue ed i monumenti anneriti per lo smog e la sporcizia. Nel 1998 è stato avviato il restauro, con il progetto di una schedatura dei monumenti, affidata a storici dell'arte e architetti.

DESCRIZIONE
Il cimitero di Staglieno è articolato in vasti spazi di varie forme e dimensioni circondati da gallerie a porticato. Dal vecchio ingresso si raggiungeva l'ampia zona a pianta rettangolare, al cui centro si trova la grande "Statua della Religione" (o della Fede), opera dello scultore Santo Vanni (1866); dietro la statua si trova il "Tempio dei Suffragi", il cuore del cimitero; il famedio è raggiungibile con una lunga gradinata, e fu disegnato ad imitazione, in scala ridotta, del Pantheon di Roma. In questo settore sono da segnalare la Tomba Delmas, con la celebre opera Ultimo bacio, di Luigi Orengo, figlio di Lorenzo, 1909; la Tomba Gallino, di G. Boreno, 1894, e la Tomba Carlo Erba di S. Saccomanno, 1883.

A destra dell'entrata principale, un viale conduce al Porticato Semicircolare, che circonda un altro vasto spazio regolare e simmetrico. Qui si trovano alcune tra le più importanti opere dello scultore De Albertis. Del 1919 sono le tombe Anastasi e Profumo, del 1934 la tomba Masnata; la tomba Caprile, del 1924, è ritenuta il suo capolavoro: il gruppo rappresenta le Tre Grazie, che con movimento sensuale si slanciano all'indietro, formando una sorta di fiore dischiuso. Sotto le statue sono incise le parole: Sceser le Grazie a visitar la tomba / di chi fé il bene e l'infiorò d'amore.

Un capolavoro liberty che ebbe grande influenza è la Tomba Tito Orsini (1907), detta La Croce, di Leonardo Bistolfi: vi si vede una sfilata di personaggi simbolici attorno alla croce, dal Filosofo al Lavoratore. Prima delle scale che conducono ai porticati superiori si trova forse la più nota tra le statue di Staglieno, quella di Caterina (Cattainin) Campodonico (1881), conosciuta come "la signora delle noccioline", che fece fortuna risparmiando dalla vendita di frutta secca e canestrelli e volle essere anche lei presente nel "cimitero della borghesia" con una statua. Seguendo il pendio della collina, le scalinate conducono poi ai porticati superiori. Qui, oltre alla Tomba Carlo Raggio (1872) di Augusto Rivalta, si trova la Tomba Francesco Oneto di Giulio Monteverde (1882).

Oltrepassato il Tempio dei suffragi si accede al Porticato superiore a levante, dove tra le altre opere si può ammirare Il "Dramma Eterno" (1894), di Giulio Monteverde. Al di sopra della zona bassa, dove si innalza la parte superiore del cimitero, troviamo il Boschetto irregolare che circonda il Famedio.

Il Boschetto irregolare non segue un ordine numerico, ed è quindi difficile rintracciare le tombe. L'unica facilmente individuabile, per imponenza, è la tomba di Giuseppe Mazzini, morto nel 1872. Opera di Gaetano Vittorio Grasso, essa è un mausoleo a colonne doriche apparentemente scavato nella roccia, un Pantheon per un solo uomo, isolato nella "selva" del Boschetto. Venne inaugurata cinque anni dopo i solenni funerali dell'uomo politico genovese. Sempre nel Boschetto, tra molte alte cappelle, si staglia la Tomba Raggio (1896), che erge le sue guglie gotiche oltre i 28 metri.

Tornando verso l'ingresso, a sinistra dell'area rettangolare originale si è sviluppata più recentemente la zona detta del Veilino, perché arriva alle sponde dell'omonimo torrente. Il cimitero di Staglieno ospita anche le zone acattoliche, ricche di vegetazione, ma con sporadici monumenti interessanti: la zona ebraica, quella protestante e quella a terrazze detta "degli Inglesi".

Staglieno, come una qualsiasi città, è suddiviso in quartieri per le diverse classi sociali. L'aristocrazia salvatasi dalla rivoluzione di fine Settecento, circonda il tempio centrale, insieme a qualche rara grande famiglia mercantile di tendenze conservatrici o cattoliche. I borghesi, di idee liberali, sono collocati lungo le arcate del quadrilatero basso. Nei giardini del boschetto la popolazione è socialmente più cosmopolita. La piccola borghesia dispone dei tetri colombari, i poveri delle fosse.

LE SCULTURE
Nel cimitero di Staglieno sono rappresentati tutti gli stili degli ultimi due secoli: dal neoclassicismo al realismo in chiave umbertina e liberty, e poi tutti gli stili dal neoegizio, al neobizantino, dal neogotico al neoclassico e al neorinascimentale. Le tombe sono collocate nelle gallerie-porticati, reminiscenze del chiostro degli antichi camposanti.

Staglieno costituisce quindi una straordinaria galleria di sculture all'aperto e una realistica rappresentazione delle mode del tempo. Con il verismo dei loro abiti ed atteggiamenti le statue ci rinviano l'immagine vivente di un mondo scomparso. Le opere sono imperniate su di un verismo portato all'estremo, che riesce a rappresentare una borghesia commerciale che ha radici laiche.

Poche sono infatti le statue e le rappresentazioni esplicitamente cattoliche, o comunque iconograficamente "religiose", mentre molti sono i riferimenti "pagani". Osserviamo, per esempio, la Tomba per Carlo Raggio, opera di Augusto Rivalta, del 1872. In quest'opera è rappresentato un intero gruppo di famiglia, costituito da sette persone, femminili e maschili, riunite attorno al letto del vecchio padre appena spirato.

Ogni personaggio è rappresentato in maniera iperrealistica, le espressioni del dolore, i visi, le acconciature e gli abiti sono resi con minuziosa cura ed incredibile perizia. Analogamente, l'anziano capofamiglia ha la testa abbandonata sul cuscino, con il volto segnato dalla intervenuta morte ed il braccio destro steso su lenzuola verosimilmente sgualcite. L'intera opera riesce a rendere un senso laico di dignità e di decoro nei confronti della morte, di rassegnazione e congiuntamente di rispetto davanti al mistero.

La stessa compostezza di sentimenti sono resi in un'altra scultura, realizzata sempre da Augusto Rivalta, per la Tomba Ghigliani. In quest'opera sono rappresentati due personaggi, una figura femminile inginocchiata ed un uomo in piedi al suo fianco. Entrambi i personaggi sono realizzati con cura e dovizia di particolari. Di rilievo è l'atteggiamento dell'uomo che, rigido nel corto soprabito strettamente abbottonato, ha il viso serio, leggermente chinato in avanti, con una mano poggiata sulla base della tomba.

Il braccio sinistro, teso sul fianco, culmina nella mano che serra il cappello, a significare il forte stato emotivo volutamente ed a fatica contenuto in un composto atteggiamento di dolore. Il cimitero di Staglieno, grande modello per i cimiteri monumentali italiani (e in parte anche francesi) dell'Ottocento, con le sue bellissime e suggestive sculture ha affascinato generazioni di visitatori e ancora oggi è meta di turisti.
 
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