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Urciuoli Cremazioni. Il Cimitero Nuovo di Cesena

Alla scoperta di un innovativo luogo della memoria, gestito dalla Urciuoli Cremazioni srl.

Inaugurato nel 2013, il Cimitero Nuovo di Cesena stupisce per la sua originalità e modernità.

Si tratta di un progetto del noto architetto Paolo Portoghesi, scomparso solo pochi mesi fa, esponente di fama mondiale della corrente del Postmodernismo, movimento che ha inteso superare le rigide posizioni dettate dal Modernismo a cui si è ispirata l’architettura degli anni ’20 e ’30 del secolo scorso.
Mentre quest’ultimo puntava esclusivamente sulla razionalità e sulla funzionalità degli edifici, i teorici del postmodernismo includono elementi di richiamo classico e tengono in debita considerazione il contesto urbano, storico e culturale in cui devono essere realizzati.
È proprio con questo spirito che Portoghesi concepisce il nuovo camposanto di Cesena: un luogo funzionale ma in armonia con il territorio, dove il paesaggio rurale e il susseguirsi delle geometrie della quattrocentesca Biblioteca Malatestiana della città hanno influito significatamene nella fase creativa del progetto.

Ci troviamo dunque al cospetto di un’opera di grande interesse estetico ed artistico che ho voluto visitare personalmente.

Avvicinandomi al complesso scorgo sin da lontano la cupola verderame che sovrasta il muro di cinta in laterizio dalla calda tonalità rosata. Arrivo in un ampio e comodo parcheggio alberato e quello che vedo a primo impatto non è il tipico ingresso di un luogo della memoria, tanto che non è raro che venga scambiato per un centro commerciale. Di fronte a me si trova infatti una facciata porticata su cui si affacciano la reception, la sala del commiato per i non cattolici e altri locali di servizio.

Vengo accolta da Silvano Urciuoli e dal suo braccio destro Emanuel Federici della Urciuoli Cremazioni srl, l’azienda che gestisce l’intera struttura.

E sono proprio loro ad accompagnarmi nella mia visita illustrandomi, con dovizia di particolari, le caratteristiche del complesso cimiteriale e della loro attività.
Questo cimitero rappresenta solo una parte del progetto complessivo, volutamente concepito per essere completato in momenti successivi, anche per consentire di apportare eventuali modifiche o integrazioni che si rendessero necessarie negli anni» mi spiega Emanuel Federici. «Avrà sicuramente notato che il cancello di ingresso è posto sulla parte terminale della facciata anziché al centro: ciò è dovuto al fatto che a sinistra di esso deve essere realizzato un ulteriore blocco. Al momento è stato portato a termine solo il primo stralcio composto da due elementi modulari, aperti sul chiostro centrale, che possono essere ripetuti. Gli edifici sono distribuiti e collegati da un percorso coperto, su tre livelli. Qui sono presenti circa 3.000 loculi (altri 900 stanno per essere ultimati), 30 cappelle di famiglia e 704 ossari (di cui 416 ultimati) adibiti anche all’alloggiamento delle urne. Attualmente i loculi occupati sono 900, mentre le cappelle sono al completo. Per quanto riguarda le inumazioni, per ora il campo è molto limitato, fa parte dei progetti in fase di realizzazione».
Al contrario di quanto troviamo nei cimiteri tradizionali qui mi sembra tutto estremamente lineare e ordinato.
La mancanza di personalizzazione è la caratteristica principale che interessa sia i loculi che le cappelle, come a sottolineare che la morte ci rende tutti uguali. E pur non essendo un cimitero propriamente laico, i simboli religiosi sono ridotti al minimo. Ciò ha consentito di ospitare defunti di varie nazionalità e di diversi credo, senza la necessità di una separazione fisica delle aree. Pensi che qui riposano anche cittadini cinesi che, in genere, vengono fatti rimpatriare proprio perché nei nostri cimiteri non trovano
situazioni adeguate alla loro cultura».
Camminando arriviamo al centro del livello superiore dove troviamo la cappella, una struttura rotonda che si inserisce armonicamente al centro di una piazza rettangolare la cui pavimentazione, definita da linee geometriche, ne amplia la profondità prospettica.

Ogni elemento ha una sua ragione d’essere: la disposizione degli edifici, l’illuminazione e la scelta dei materiali naturali (mattone, legno e pietra) sono stati frutto di una ricerca per creare un effetto che favorisca la quiete e il raccoglimento ma che allo stesso tempo sia visivamente gradevole. Persino il motivo delle ringhiere, disposte lungo tutto il percorso, è stato studiato ad hoc: una stilizzazione di piante che si proiettano verso l’alto alla ricerca della luce.

Uno dei chiostri attorno cui si sviluppano i blocchi è dedicato alla dispersione delle ceneri che vengono sparse ai piedi di un alto albero che sembra trarre vigore e linfa vitale dai resti dei nostri cari.

Giungiamo ora al crematorio, uno dei punti nevralgici del Cimitero Nuovo.
L’impianto crematorio è indubbiamente il fulcro delle attività cimiteriali, dal momento che in queste zone circa il 50% delle salme viene avviata alla cremazione tanto che in soli 6 mesi abbiamo effettuato oltre 2.000 servizi» precisa Silvano Urciuoli. «Grazie all’esperienza maturata con la gestione della struttura di Carpanzano (CS), uno dei pochi poli del sud Italia e punto di riferimento di buona parte del Meridione, riusciamo a far fronte alla domanda in modo rapido ed efficiente. Attualmente abbiamo due linee di cremazione, ma presto ne verrà affiancata una terza per essere ancora più celeri. Ora come ora trattiamo quotidianamente due salme e un incenerimento di resti mortali provenienti da esumazioni. Il tempo di attesa è di 24 ore, mentre le ceneri vengono consegnate il giorno successivo. Vorrei sottolineare che in tutto questo processo non dimentichiamo mai di porre grande attenzione alle famiglie accogliendo il feretro con una cerimonia di addio. Attualmente a questo scopo è stata dedicata una sala attigua alla zona forni, che però riteniamo non abbastanza consona per la sua “freddezza” e per la troppa vicinanza ai locali tecnici; per questo stiamo attrezzando un’area, attualmente non ancora occupata, dotata di suggestive vetrate colorate (inserite sulla facciata esterna e quindi visibili anche da chi arriva), un luogo che creerà la giusta atmosfera perché il momento del distacco avvenga in un contesto di maggiore intimità».
Mi permetta una domanda un po’ provocatoria: in questa zona, già di per sé molto ricca di cimiteri, era necessario questo nuovo complesso?
È vero, nel comune di Cesena non mancavano certo i camposanti: ne esistono almeno una trentina sparsi nelle varie frazioni. Ce n’era bisogno di un altro? La risposta è sì, perché questo è l’unico che si pone come risposta alle esigenze della società contemporanea sempre più multiculturale e orientata alla cremazione. Un concept innovativo, un modello architettonico e culturale che fa già storia».
 
Raffaella Segantin

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