Cimiteri reali o virtuali?

Qualche giorno fa ho ricevuto la seguente e-mail:

"Caro professore, scusi se mi riferisco ad una esperienza personale, ma la visita al cimitero che ho fatto ieri mi ha stimolato una riflessione che vorrei sottoporLe.

Il cimitero dovrebbe essere un luogo della memoria, giusto? Invece mi pare che ormai abbia una irrimediabile aria di abbandono.

Mi sono chiesto allora perché non sarebbe possibile porvi rimedio trasferendo il cimitero a casa propria, dato che tutti noi possediamo un luogo della memoria privato cioè il computer.

Non sarebbe ora, in altri termini, che ognuno si costruisse a casa sua ed a suo piacimento il proprio cimitero virtuale, da visitare e da ristrutturare quando si vuole senza dover più mescolare i propri ricordi con quelli degli altri in un posto in cui regna un anonimato uguale se non peggiore di quello della vita cittadina?


Mi si potrebbe obiettare che per ricordare i morti si visitano i cimiteri perché nei cimiteri i morti ci sono davvero, contrariamente a quanto si verificherebbe se ognuno facesse un suo cimitero virtuale a casa propria.

A parte che aumenteranno sempre più quelli che si faranno cremare e faranno disperdere le loro ceneri, come già avviene in molti paesi occidentali, a parte questo, chi ci crede più che quello che resta dei propri morti al cimitero (vermi, ...) abbia a che fare con quello che erano in vita? Senza contare che con i cimiteri virtuali il computer diventerebbe qualcosa di più romantico e importante di quello che oggi è: diventerebbe come quegli scrigni in cui una volta si tenevano le lettere dei primi amori o i cimeli di tutta una vita!"
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Ecco quanto ho risposto al gentile Amico.

Noterò, innanzitutto, che se si verificasse quello che Lei propone saremmo di fronte ad una rivoluzione ben più importante di quella che ha portato nell'epoca moderna al trasferimento dei cimiteri dai terreni consacrati attorno alle chiese alle aree appositamente destinate nelle periferie delle città.

Infatti, mentre i cimiteri, siano religiosi o siano laici, sono stati finora "luoghi della memoria" collettivi, i cimiteri virtuali che Lei propone sarebbero luoghi della memoria individuali o al massimo familiari.

Certo, sono sempre esistite anche le tombe private delle grandi famiglie o dinastie, dei vagabondi del far west o degli animali domestici nel giardino di casa. Ma si è sempre trattato di eccezioni che confermano la regola per cui il seppellimento dei morti ha dato luogo, in tutte le società e in tutte le epoche, ad istituzioni collettive ad hoc.

Lo storico della morte P. Aries sostiene che ciò che caratterizza la modernità è il fatto che le culture moderne tendono a lasciare solo l'individuo di fronte alla morte. È vero, ma delle istituzioni collettive della morte (i rituali funebri, il lutto,...) il cimitero è quella che sembra reggere meglio, tanto è vero che si continuano a costruire cimiteri e che si continua a legiferare sui cimiteri.

Se passasse la sua proposta di trasferire il cimitero a casa propria potrebbe diventare più razionale, invece di destinare aree sempre più estese e sempre insufficienti a nuovi cimiteri, liberarsi dei cadaveri così come ci si libera di altri rifiuti solidi urbani. O forse la sua proposta passerebbe solo allorché si riducesse il cadavere a rifiuto solido, cioè se non fosse più oggetto di culto e di memoria.

Ma questo disinteressarsi del cadavere da un lato disumanizzerebbe il rapporto con la morte, dato che è specificamente caratterizzante dell'uomo rispetto all'animale il fatto che solo l'uomo si interessa del cadavere e del suo destino; dall'altro, sarebbe contrario ad un'esigenza dell'elaborazione del lutto, come sanno coloro che avendo avuto un caro morto di cui non si trova più il cadavere faticano a prendere atto della morte proprio perché non possono constatarla e fare oggetto il cadavere dell'interesse specificamente umano per le spoglie mortali.

Senza dimenticare che, anche quando si imparasse a considerare il cadavere del caro morto alla stregua di un rifiuto solido, e ci si disinteressasse del suo destino dedicandosi invece a costruirsi a casa propria la propria memoria del caro depositandola in un file accessibile solo a chi possiede la password giusta, a questo punto si resterebbe soli con una memoria dolorosa.

Ci si porterebbe il cimitero in casa: altro che scrigno delle memorie sarebbe il computer! Il sembrar vera e viva della memoria virtuale del morto potrebbe dare l'illusione di poter vincere la morte, ma quanto bisognerebbe smarrire il senso della realtà per non andare in crisi e ritrovarsi soli con una memoria del passato tanto più angosciante quanto più vividamente riprodotta?

Meglio allora lasciare che i luoghi della memoria restino luoghi collettivi come i cimiteri, anche se vanno trasformati e vivificati perché funzionino. A meno che.... A meno che invece di essere depositata in un file privato la memoria individuale dei cari morti non sia depositata in un sito consultabile da altri allo scopo di far 'interagire' i cimiteri individuali e privati di ciascuno con quelli di altri.

Allora i luoghi della memoria ridiventerebbero collettivi e sorgerebbe anche in rete l'esigenza di costruire e far funzionare 'istituzioni' di memoria virtuale collettiva. E in poco tempo ci sarebbe in rete un cimitero virtuale in tutto identico a quello reale tranne che per una cosina di poco conto: nel cimitero reale la presenza dei cadaveri suscita le memorie della vita reale ormai assente, in quello virtuale la presenza delle memorie colma l'assenza dei cadaveri ormai smaltiti.
 
Francesco Campione

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