ciao, Albertone!

Il soldato della Grande Guerra, il vigile urbano, il tassinaro, il gondoliere, il moralista, il giudice, il medico della mutua, quello che voleva fare l'americano, l'emigrante in Australia e tanti altri piccoli e grandi affreschi di personaggi che hanno fatto la storia del cinema italiano: un ritratto tra il surreale e il reale della società in cui viviamo. Era e rimarrà sempre l'uomo che nei suoi film ha rappresentato l'Italia e i suoi abitanti, con i loro vizi, le loro debolezze, il loro coraggio e le loro virtù. Da Roma a Milano, da Torino alla Sicilia, in tutto il paese viene ricordato con affetto.

È morto Alberto Sordi, un uomo che ha fatto ridere e riflettere una nazione con il suo incredibile talento di attore. Dirgli addio è difficile perché era entrato nelle case degli italiani, era per tutti uno di famiglia. Gli si può dire solo "Ciao, Albertone", come se fosse ancora qui, come lo ricordano in una foto sorridente sul sito internet ufficiale a lui dedicato.

Sordi si è spento nella notte di lunedì 24 febbraio 2003, a 82 anni. Alla camera ardente allestita il giorno dopo in Campidoglio gli hanno reso omaggio migliaia di persone, andate a dargli l'ultimo saluto: dal Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi alle più alte cariche dello Stato, dai colleghi del mondo dello spettacolo alla folla di gente comune che lo ha fortemente amato e, in prima linea, i suoi concittadini, i romani. Gente che è cresciuta con i suoi film: dal 1937 al 1998 ne ha interpretati quasi 150, un ricordo indelebile stampato nella memoria collettiva. E la maggioranza degli intervistati alla radio, alla televisione o sui giornali, fatica a parlare di lui al passato. Sordi aveva interpretato Il vigile nel 1961: il presidente dell'Arvu (Associazione Romana Vigili Urbani) ha chiesto al sindaco di Roma che il Comando generale della polizia municipale capitolina venga dedicato all'attore. Il 1983 è stato poi l'anno della pellicola Il tassinaro: una icona unica e inimitabile per i tassisti, che lo terranno sempre nei loro cuori.

UNA VITA PER IL CINEMA: GLI ESORDI
Fin da giovane Sordi si è avviato sulla strada dello spettacolo: la sua ironia lo ha accompagnato dagli esordi teatrali fino al cinema, dove ha portato una carrellata grottesca di antieroi. Nel 1995 ha ricevuto il Leone d'Oro alla carriera al Festival di Venezia.

Nato il 15 giugno 1920, nel cuore di Trastevere, Alberto Sordi vive una infanzia serena con il padre Pietro, direttore d'orchestra e concertista al Teatro dell'Opera di Roma, con la madre Maria, insegnante, e con i fratelli Savina, Aurelia e Giuseppe.

A 16 anni incide un disco di fiabe per bambini per la Fonit e sempre nel '36 viene espulso dall'Accademia dei Filodrammatici di Milano a causa della sua forte inflessione romanesca. Un insuccesso che lo spinge a fare di questo suo "difetto" un grande punto di forza che utilizza per la sua comicità, per i suoi ritratti dell'italiano medio.

Nel '37, con la vittoria del concorso della Metro Goldwyn Mayer come doppiatore di Oliver Hardy, inizia appena diciassettenne a lavorare nell'avanspettacolo. Debutta come Albert Odisor in qualità di imitatore di Stanlio e Ollio al Teatro Augustus di Genova, dove conosce il già noto Aldo Fabrizi che lo chiamerà nella sua compagnia. Fa la comparsa nello stesso anno in alcune sequenze de Il feroce Saladino di Mario Bonnard, dove come prima attrice recitava Alida Valli. Per avvicinarsi alla bella attrice tenta di sostituirsi al protagonista francese cantando una canzone al suo posto. Una iniziativa che gli causa una rovinosa caduta e l'esclusione dal set. Nel '48 inizia alla radio la trasmissione "Vi parla Alberto Sordi", dove porta personaggi di grande impatto sul pubblico come "Mario Pio". Gli anni quaranta e i primi anni cinquanta sono segnati dal teatro, dal varietà: lavora con Garinei e Giovannini e Wanda Osiris. Ma sono anche gli anni del cinema.

L'AFFRESCO ATTUALE DI UNA ITALIA CHE FU
Fino al '52 Alberto Sordi recita in circa 25 film, ma la vera svolta avviene nello stesso anno: con Lo sceicco Bianco, il regista Federico Fellini è il primo a dargli fiducia. Sempre diretto da Fellini interpreta nel '53 un goliardico e scanzonato nullafacente in I vitelloni, pellicola ambientata in una cittadina romagnola durante l'estate. Nello stesso anno interpreta Nando, giovane ragazzo con il mito dell'America, protagonista del penultimo episodio di Un giorno in pretura di Steno.

Un personaggio di culto che ritorna all'ennesima potenza nel '54 in Un americano a Roma, sempre per la regia di Steno. Una caricatura degli atteggiamenti d'oltreoceano, con il famoso intercalare "all right". Sordi ha lavorato con i più grandi registi del Novecento italiano, da De Sica a Comencini, da Risi a Monicelli, da Zampa a Lattuada. Comincia così a dipingere sullo schermo i vari volti degli italiani.

Nel '57 veste i panni del giovane giornalaio di via Veneto, che grazie all'aiuto di un vero conte (un impeccabile Vittorio De Sica) entra nel "bel mondo" e diventa Il Conte Max, pellicola diretta da Giorgio Bianchi. L'euforia dura poco e l'alta società si dimostra piccola e meschina.

La categoria del gondoliere è invece rappresentata nel '58, nel film Venezia, la luna e tu di Dino Risi. Altri esempi: il '59 è l'anno de Il vedovo, di Dino Risi e La Grande Guerra di Mario Monicelli. Nel film di Risi l'attore romano interpreta Alberto, imprenditore poco abile che di fronte alla presunta morte della moglie, scampata a una tragedia ferroviaria si ritrova (per poco) vedovo e così cerca di vendere il patrimonio miliardario della tirannica consorte Elvira (Franca Valeri). Equivoci e delitti quasi perfetti. Con finale a sorpresa.

La Grande Guerra, unisce due mostri sacri del cinema, Sordi e Vittorio Gassman, rispettivamente il romano furbo Oreste e il milanese burbero Giovanni, che vivono la vita di trincea nel tentativo perenne di "imboscarsi": avventure paradossali che li porteranno invece ad un ultimo atto di eroismo, in nome della patria.

Dello stesso anno Il moralista: un burocrate apparentemente senza macchia, ma con una losca doppia vita. Straordinariamente inquietante.

Arriva nel '60 Il Vigile. Nel film diretto da Zampa, Sordi rappresenta quasi una icona: prima disoccupato, Otello si riscatta socialmente quando diventa un vigile urbano severissimo che arriva persino a multare il sindaco. Ma i potenti sono contro di lui.

Sono gli anni sessanta, quelli della rinascita economica del Paese. L'attore romano poteva mancare l'appuntamento? Certamente no. Ed ecco Il boom, film del '63 di Vittorio De Sica, dove Sordi diventa un uomo che vende un occhio per salvarsi dalla bancarotta. Un paradosso tutto italiano.

I complessi, del '65, è un film che apre una finestra anche sulla tenacia, quella di Guglielmo, che nonostante una dentatura da paura riesce a vincere il concorso per speaker televisivo. Una satira sul mondo della tv. Sordi incarna poi lo scandalo della sanità nella figura del dottor Tersili, imbroglione ne Il medico della mutua, diretto da Zampa nel '68.

È del '71 un altro importante film di denuncia, sulle aberrazioni del sistema giudiziario: Detenuto in attesa di giudizio, di Nanni Loy. Mentre nell'84 con il giudice incorruttibile di Tutti dentro, Sordi sembra quasi prevedere Tangentopoli.

La giovinezza e l'esperienza nell'avanspettacolo ritornano nel '73 in Polvere di Stelle, dove è regista e protagonista con Monica Vitti. La storia narra sogni e illusioni di due artisti che allestiscono, durante l'ultima guerra, uno spettacolo a Bari per le forze alleate.

La vendetta di Un borghese piccolo piccolo viene illustrata invece nella pellicola di Monicelli del '77.

Sempre con Monicelli, ne Il Marchese del Grillo dell'81, Sordi non interpreta solo la vita del XX secolo, ma apre uno squarcio sulla storia, con il nobile burlone della Roma papalina dell'800. Sul filone storico anche L'Avaro, uno strozzino ricchissimo che presta soldi anche al Papa.

Nell'82 recita con quello che viene considerato il suo erede, Carlo Verdone, nella pellicola In viaggio con papà.

Nell'83 arriva Il tassinaro che, da quarant'anni alla guida della sua auto, racconta gli abitanti di Roma, da quelli famosi ai cittadini normali. Questo film è stato diretto dallo stesso Sordi come pure Nestore, l'ultima corsa, del '94, dove diventa un vetturino e fa riflettere sulla tragedia degli anziani in città. La vecchiaia è nuovamente messa in scena nel suo ultimo film, girato nel 98', con Valeria Marini dal titolo Incontri proibiti, poi riproposto in seguito con il titolo Sposami papà.

BEATO TRA LE DONNE
L'Albertone nazionale non ha mai preso moglie. E le battute sulla sua scelta di vita sono entrate nella leggenda: alle domande dei soliti indiscreti Sordi rispondeva che "e che so' matto? Che me metto una estranea dentro casa?". Un legame fortissimo lo ha sempre legato prima alla madre, e poi alle sorelle Savina e Aurelia, che lo hanno sempre accudito. Tanti amori, poi, gli sono stati attribuiti. E anche sul set è sempre stato circondato da donne magnifiche: da Sophia Loren all'amica Monica Vitti, da Silvana Pampanini a Gina Lollobrigida, da Claudia Cardinale a Laura Antonelli, per citarne alcune. Tutte conquistate dal suo sorriso sornione
 
Nadia Grillo


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