CERAMICHE E GIOIELLI, PER L'ETERNITA'

Un popolo di navigatori e commercianti.

Con le loro imponenti flotte, ricavate dai fitti boschi del Libano, i Fenici esportano nell´intero Mediterraneo i loro prodotti locali: soprattutto vetro, metalli, pietre preziose e stoffe colorate in porpora con un procedimento di cui sono i gelosi ed unici conoscitori.

Nella fascia costiera tra la catena del Libano ed i monti della Galilea, danno vita ad una grande civiltà, di cui si hanno notizie fin dal terzo millennio a.C.: non solo, fondano colonie sulla costa africana, a Malta, in Sicilia, in Sardegna, in Spagna.

SPIRITO PRATICO E CULTO DEI MORTI
Anche se animati da forte senso pratico, da interessi economici e di espansione, i Fenici non trascurano affatto i riti per i defunti.
Per loro, ha notevole importanza il culto dei trapassati, che vengono chiamati "refaim": un termine con cui intendono lo stato di "non vita" ed anche di "dei" o "divini".
Il rispetto per i morti è visibile in modo particolare nei sarcofagi ritrovati nelle necropoli delle diverse colonie, spesso veri capolavori d´arte.

In Fenicia, quando una persona muore, si effettua innanzitutto il rito della separazione. Le donne della comunità procedono alla lamentazione funebre, in cui alternano precisi gesti: si battono il petto e si strappano i capelli.
Dopo questo rituale, il cadavere viene lavato, avvolto in bende e sepolto.

Il corteo funebre verso la necropoli è guidato dal sommo sacerdote.
Alcune persone portano oggetti cui il defunto era legato in vita, soprattutto ceramica, gioielli e vari ornamenti, che rimarranno con lui per l´eternità.
Infatti, i Fenici considerano la tomba come la dimora eterna, il luogo del lungo riposo: credendo nella sopravvivenza del defunto, pensano che i suoi beni gli assicureranno la protezione oltre la vita.

Nei tempi più antichi di questa civiltà, è diffuso il rito della cremazione. Successivamente, subentra l´inumazione.
Ma non sempre il cadavere viene deposto in un sarcofago: molte volte si posa direttamente sulla pietra della cella funeraria.
I sarcofagi fenici sono prevalentemente in legno ed in pietra, ma a Malta ne sono stati trovati addirittura in terracotta: alle volte hanno modellata sulla parte superiore una figura umana, altre seguono in maniera approssimativa le linee del corpo.

Spesso sono incise iscrizioni o raffigurati momenti di vita, usi, rituali e divinità.
Un trattamento privilegiato è riservato alla sepoltura di re e nobili. I loro cadaveri, prima di essere inumati, sono profumati da sostanze aromatiche e spesso, soprattutto per l´influenza esercitata dagli Egiziani, vengono anche imbalsamati.
Se la tomba, per i Fenici, è per l´eternità, grande preoccupazione riveste la violazione del luogo della sepoltura: lo hanno rivelato alcuni "ammonimenti", ritrovati sui sarcofagi, che prevedono maledizioni per chi profana le tombe.
Ad esempio, sulla tomba del re Ezer sono scritte queste frasi:
"Che nessuno mi tolga da questa bara in cui riposo, che nessuno mi deponga in un´altra tomba... Sebbene io sia ridotto in silenzio, tuttavia le mie imprecazioni hanno parole... Ogni principe reale e ogni uomo che aprirà la camera di questo sarcofago o che rimuoverà questo feretro, non abbia una sepoltura, né l´abbiano i suoi figli e discendenti... Che gli dei li diano in balia di un potente tiranno, che ne faccia sterminio...".

MOLTE DIVINITA', MASCHILI E FEMMINILI
Inventori, nel secondo millennio a.C., dell´alfabeto costituito da ventidue segni soltanto - il diretto progenitore dell´alfabeto moderno - i Fenici venerano una pluralità di esseri sovrumani, che rappresentano la totalità degli interessi dell´uomo e della società.

Così si rivolgono a Baal "Signore Potente", divinità degli inferi e della fertilità agraria; ad Astarte "Signora delle battaglie", protettrice della fecondità e dell´amore; a Yarih "dio della luna" e a Shamash "dio del sole"; a Reshef, connesso con la folgore, la guerra e la peste, a cui si chiede di tenere lontano i malanni.

C´è il dio fabbro ed artigiano che ispira le invenzioni e quello contro il veleno dei serpenti, il dio venerato per le guarigioni e quello per tenere lontani i pericoli.
Nelle iscrizioni rinvenute, gli dei sono considerati come signori o re, santi e potenti, ed esercitano una funzione benefica nei confronti dell´uomo, della natura e della società; i fedeli si dichiarano privilegiati, favoriti, protetti dagli dei e si qualificano come loro servitori o schiavi.

Quanto alla morte, è concepita in un essere detto Mot, forza caotica.
Il frazionamento della Fenicia in molte colonie si ripercuote anche sulla vita religiosa: ogni città provvede in modo autonomo al culto pubblico, ha proprie feste e proprie tradizioni. Comunque, tutti gli uffici del culto sono affidati al clero, che gode di grande prestigio: le cariche sono spesso appannaggio della aristocrazia e talora anche ereditarie.
Da Cartagine arriva ad esempio una iscrizione funeraria da cui risulta che una famiglia conservò il sacerdozio per almeno cinque generazioni. Nei vari culti, il clero è guidato da un sommo sacerdote e comprende, oltre agli altri sacerdoti ed alle sacerdotesse, una grande schiera di personaggi, dai macellatori ai profumieri, dagli scribi agli schiavi.

IL RITO DEL SACRIFICIO UMANO: LE RECENTI INTERPRETAZIONI
È riferito a contesti eccezionali, in cui la gravità di una situazione richiede interventi religiosi di maggiore incisività. È un tratto tipico della religione fenicia, su cui si è ampiamente discusso: il sacrificio umano, più in particolare il sacrificio dei fanciulli.

Nei documenti antichi, ci sono testimonianze del ricorso dei Fenici e dei Cartaginesi a questa pratica, giudicata barbara e bollata d´infamia.
Così, quando in numerosi scavi sono venuti alla luce numerosi santuari a cielo aperto con migliaia di urne in terracotta contenenti ceneri e ossa di bambini in tenera età, si è pensato che fossero i resti di quegli antichi rituali.

Vaste aree consacrate, collocate al di fuori delle mura cittadine, contenenti non solo urne cinerarie ma anche altri ex voto, soprattutto stele in pietra, con figure ed iscrizioni votive, sono state ritrovate a Cartagine e in altri centri del nord Africa, a Mozia in Sicilia, a Tharros, Sulcis, Monte Si-rai, Nora e Bitia in Sardegna.

In questi "santuari pubblici", le urne contengono ossa di fanciulli e di piccoli animali, agnelli o uccelli, in alcuni casi anche mescolate. Ci sono anche deposizioni di feti e resti di più fanciulli nello stesso vaso.

Recentemente, tuttavia, vi è stata da parte degli studiosi una riconsiderazione della questione, anche in seguito ad analisi effettuate sui resti ossei. Queste necropoli infantili sembrano ormai ormai senza dubbio da interpretare come aree destinate ad accogliere i resti di bambini precocemente defunti, per malattie o altre cause naturali, e per questo "offerti" a Tanit e Baal Hammon, preposti alla sorte dei fanciulli in modo positivo: un modo per cercare di assicurare ai sopravvissuti la benevola protezione delle divinità.
 
Gianna Boetti

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