Baggianate e cazzate per me pari son

Approfitto dell'invito rivolto ai lettori a manifestare il proprio pensiero sull'editoriale del mese di settembre a firma del dotto Carmelo Pezzino, il quale si avventura nella trattazione di ben tre argomenti importanti e delicati.
Il primo è quello del testamento biologico, insulso compromesso fra il nulla e la libertà di praticare l'eutanasia: un problema controverso, ostico, astruso, fors'anche insolubile se affrontato con una legge le cui ricadute investono l'intera collettività, solubilissimo, invece, se esaminato con mentalità scevra da condizionamenti e preconcetti dal singolo individuo libero di pensiero e autonomo rispetto agli indottrinamenti secolari di cui è intrisa la nostra società.
Nel secondo tratta brevemente e larvatamente di certi fattacci accaduti recentemente nella "civilissima" Milano: mi pare di capire si riferisca al terremoto che ha portato in gattabuia impresari funebri del calibro dei titolari della San Siro (padre e due figli) e di altre grandi aziende funebri private.
Con il terzo ci spiega che la legge in materia di cremazione, approvata di recente dal Consiglio Regionale del Friuli Venezia Giulia, "nella quale, per contrastare gli effetti inquinanti e per ridurre i tempi di combustione, è previsto l'impiego di feretri in materiali naturali quali vimini, cartone pressato e iuta", sarebbe una "grandissima baggianata, frutto di assoluta disinformazione e, forse, di spinte lobbistiche improntate a ben altre logiche e a ben altri interessi". Tanto sancisce il grande Pezzino!
Orbene, siccome a me piace interessarmi di baggianate, voglio informare l'illustre Pezzino che in Inghilterra, dove la cremazione supera la quota del 70% dei decessi, le bare di cartone pressato vengono adoperate da decenni. L'esimio Pezzino ignora questa realtà semplicemente perché è uno degli ultimi arrivati nel campo funerario, del quale ha imparato a conoscere la teoria e non il modus operandi, anche se si erge a "maestro" nelle nostre discipline ed a supremo arbitro nelle trattative fra le diverse componenti rappresentative dell'imprenditoria funebre privata, come pure nel confronto fra queste ultime e quella pubblica; non per niente è direttore responsabile di Oltre Magazine e dell'Informatore Feniof (manca solo la direzione de "La lettera del Presidente" che, però, essendo un'appendice di Oltre Magazine, è ininfluente). Tante altre cose sulle malversazioni messe in atto dalle imprese funebri per l'approccio ai dolenti e l'accaparramento dei servizi, forse, non sa. Come l'episodio riguardante una famosa grossa impresa della "civilissima" Milano che distribuiva fac-simili di assegni ai portieri degli stabili, convertibili in danaro contante allorquando una segnalazione di decesso si concretizzava in servizio acquisito. Ma questi sono fatti arcaici, appartenenti a tempi primordiali, allorquando negli impresari non erano ancora "cresciuti il senso etico e la consapevolezza", come puntualizza l'egregio Pezzino nel suo editoriale. Senso etico e consapevolezza sviluppatisi negli ultimi anni, sostiene Pezzino con convinzione, come a volerne attribuire il merito alla "sua" rivista ed ai suoi raffinati sermoni! Come dire: da quando c'è lui ... . A meno che non si voglia ascrivere questa presunta subitanea crescita etica alle scopiazzanti leggi regionali pregne di baggianate come per esempio il cosiddetto "accreditamento". Oggi sono passati di moda i fac-simili degli assegni in lire. Oggi si elargiscono mazzette più consistenti in euro! Altro che "senso civico e consapevolezza"! Consapevolezza di che cosa? Delle autentiche porcherie inventate e messe in atto, da sempre, da piccoli e da grandi imprenditori? Dalla Lombardia alla Sicilia, dove un impresario funebre fu arrestato in flagranza di reato mentre riciclava le corone del funerale mattutino a quello pomeridiano? Ho sempre sostenuto che, forse (e dico forse), l'unica strada per tendere alla crescita etica è l'elevazione culturale, come un corso di laurea breve, già adottato in Inghilterra ed in altre nazioni, evitando di affidare il nostro delicatissimo lavoro in mano ad arrivisti avidi. Ma, forse, a Pezzino, anche questa soluzione può apparire una baggianata!
Fa specie che il poliedrico Pezzino definisca "vittima" questo importante Operatore Funerario milanese, che lui gratifica con le iniziali maiuscole, al quale - afferma testualmente - "vogliamo pubblicamente esprimere, a nome di tutte le persone per bene, la più totale solidarietà". Mi sembra Emilio Fede (direttore del TG4) quando parla del suo "datore di lavoro". Io, Alfonso De Santis, persona per bene, anzi per benissimo nel comparto funerario, non esprimo alcuna solidarietà ai magnati dei funerali meneghini, anzi mi dissocio pubblicamente dalle affermazioni di Pezzino e condanno con fermezza gli "atti criminosi degni delle più efferate organizzazioni mafiose" - parole di Pezzino - dei quali atti sarebbe responsabile (non vittima), l'"importante Operatore Funerario milanese" (O e F maiuscole), per rispetto (si fa per dire!) ai bauscia, pardon!, ai cummenda ed ossequio all'acquiescente direttore di Oltre. Evidentemente il vulcanico Pezzino fa confusione fra malfattori e vittime, così come confonde i veri reali concreti interessi lobbistici di chi, con le bare in legno massello, sostiene le manifestazioni fieristiche di Nino Leanza, con quelli immaginari di chi propugna e adotta le bare di cartone pressato al solo scopo di concorrere alla maggiore tutela ambientale. Anche "l'imparziale" Carmelo (come il buon Emilio) si dimostra fedelissimo al suo titolare. Bravo!
Infine, l'onnisciente direttore si avventura nel ginepraio della tanto deprecata eutanasia e del tanto decantato testamento biologico, su cui teste d'uovo, sapientoni, luminari ed opinionisti d'ogni estrazione hanno battuto la capoccia con elucubrazioni e dissertazioni etico-morali-filosofico-religiose senza cavare un ragno dal buco. Logicamente il previdente Pezzino, lungi dal giungere ad una netta e chiara presa di posizione, quale che sia, ci preannuncia che tornerà sull'argomento: un volo pindarico che non è ancora pervenuto al suo epilogo grottesco. Su un argomento che, a parere di un modesto ex impresario funebre quale sono, si può compendiare in un concetto tanto freddo quanto lucido, razionale, logico e soprattutto libero: è inconfutabile il diritto alla vita. Bene. Altrettanto deve essere riconosciuto inalienabile il diritto alla morte o alla buona morte. Nessuno ha chiesto a chiunque di noi il proprio parere allorquando siamo stati (inconsapevolmente!) messi al mondo. Parimenti nessuno deve poterci impedire di lasciarlo, questo mondo, che può anche non piacere più o del quale, forse, ci si è stancati. Con licenza di poterlo rifiutare autonomamente, in qualsivoglia modalità, senza, però, costringere alcuno a praticare o a collaborare ad assassinii simulati. L'io personale di ciascuno di noi è l'unico arbitro e padrone della propria coscienza e della propria esistenza e nessuno, men che meno prelati e presunti depositari di verità rivelate, deve poter impedire a chicchessia di rifiutarla. Parrà una affermazione cinica, ma non ve ne sono altre che rispettino appieno la libertà individuale. E mi sembra l'unica strada risolutiva di un problema tanto controverso e dibattuto, la quale dovrebbe essere accettata da tutti: credenti, agnostici e non credenti. Non uso il termine ateo perché reputo sia privo di senso. L'ateo, infatti, dovrebbe essere colui il quale nega l'esistenza di Dio. Ma è dimostrabile la non esistenza? No! Così come non ne è dimostrabile l'esistenza. La differenza fra il credente ed il presunto ateo si esplicita nella constatazione che credente si può esserlo "per fede", ateo no! "L'uomo nasce libero". Così è scritto in uno dei documenti fondamentali che hanno sancito i diritti di ogni singolo essere umano. Perché, poi, dovrebbe morire schiavo di pregiudizi, di timori, di obblighi morali o religiosi? Perché, poi, dovrebbe affrontare la morte fra incertezze, ansie, paure, patemi, condizionamenti, divieti? Perché altri uomini hanno decretato che morire si deve in una maniera sì e nell'altra no a causa di non dimostrate credenze pseudo-fideistiche, pseudo-dottrinali o addirittura pseudo-dogmatiche prive di alcun fondamento? Quando sedevo sui banchi del liceo la professoressa di filosofia ci parlava del "libero arbitrio" inteso non come possibilità di scelta all'interno di uno schema preconfezionato, quale può essere quello imposto da una religione, ma come libertà assoluta dell'individuo con un unico limite: la libertà propria non provochi nocumento ad altri.
Al saggio Pezzino chiedo scusa per aver tentato di controbattere le sue tesi con le mie baggianate. Ne ho dette e scritte tante di baggianate che i lettori mi perdoneranno anche queste ultime, se non finiranno anzitempo nel cestino della carta straccia. Anzi, con l'occasione mi piace ricordare un simpatico episodio di razzismo ante-litteram (di stampo filo-leghista?): negli anni '70, in sede di Comitato Direttivo Nazionale Feniof, uno di quei grandi ed illustri (ma anche presuntuoso!) Operatore Funerario (O e F maiuscole!) della "civilissima" Milano, nel criticare aspramente la Feniof per avermi affidato l'incarico di redigere e stampare l'Informatore "in Africa" (testuale definizione del "pirla"), cioè a Foggia, mi apostrofò per le "cazzate" che scrivevo. Ora lui ha conosciuto le patrie galere, io sono ancora qui a scrivere baggianate e cazzate. Scelgano i lettori! Tanto, per me, pari sono!
 
Alfonso De Santis
Rispettiamo troppo la senilità per ritenere di dover rispondere, punto per punto, all'amico Alfonso De Santis. Lasciamo all'intelligenza e alla capacità critica di ciascun lettore la facoltà di valutare quanto oggetto dell'ennesima, lunga esternazione del "nostro" e di farsi una propria idea sulle tante questioni lì esposte.
Alla senilità guardiamo con indulgenza per essere reiteratamente tirati in ballo di persona attribuendoci una presunzione e un desiderio di protagonismo che chi ci conosce bene sa che non ci appartengono e che invece traspaiono evidenti nell'intervento del dotto "ex- impresario" pugliese.
Ai danni provocati dalla senilità, e non alla malafede, vogliamo invece ascrivere la gravissima affermazione secondo la quale, in merito alla ormai nota questione milanese, "faremmo confusione fra malfattori e vittime": la nostra solidarietà, espressa sul numero pubblicato a settembre, andava a chi in estate è stato vittima di più attentati dinamitardi e non a chi, solo a metà ottobre, è stato chiamato a rendere conto alla giustizia di azioni criminose eventualmente compiute. Non siamo ancora dotati, carissimo Alfonso, di facoltà divinatorie!
La nostra storia personale, e quella di una rivista che ancora una volta dimostra assoluta libertà ospitando qualsiasi opinione espressa, non crediamo possano lasciare dubbi su cosa rappresentino per noi i valori etici!
Passi un sereno Natale l'amico De Santis, insieme alla propria famiglia; e se proprio deve rovinarsi il fegato, lo faccia esagerando in cartellate e in primitivo e non arrovellandosi su demagogiche velenose invettive!
C.P.

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