Con l'ascia nell'aldilĂ 

Se, agli albori della loro civiltà, le comunità che vivono nei territori svedesi seppelliscono i defunti in pozzi ovali, col tempo realizzano tombe sempre più imponenti che possono contenere anche cento spoglie. Più avanti si diffonde però la cremazione: tipiche urne a &quot;capanna&quot; contengono le ceneri. <br>La singolare e più recente pratica delle sepolture nelle imbarcazioni, destinate per lo più alla parte ricca delle popolazioni.

Ghiacci e praterie, immense distese di boschi e campi lavorati alle temperature più miti. Estendendosi da nord a sud per più di quindicimila chilometri, oltre il Circolo Polare Artico fino alle regioni più meridionali del Baltico, il territorio svedese ha sempre avuto grandi differenze di clima e vegetazione. Contrasti presenti fin dall'antichità quando, già prima del 5000 a.C., popolazioni che vivono di pesca intorno ai laghi si alternano a genti nomadi, abili cacciatrici, e a comunità contadine che, con tenacia, si dedicano alla bonifica di vasti territori. E per riuscire meglio nelle loro attività di semina e raccolto, soprattutto di orzo e frumento, cercano di guadagnarsi il favore delle divinità con offerte di cibo, sistemandolo in recipienti di pietra o di terracotta e quindi deponendolo nelle paludi o in piccoli stagni. D'altro canto gli dei non negano all'uomo svedese la loro riconoscenza: per questo gli regalano l'ascia, un meraviglioso strumento da taglio che dà la forza di attaccare, abbattere e tenere lontana la foresta, per liberare e far fruttare sempre più i terreni.

Dal pozzo alle tombe comuni. Considerato il più grande dono fatto dagli dei all'umanità, per lunghi secoli l'ascia è l'unico utensile che accompagna il defunto nell'aldilà: fin verso il 5000 a.C. i cadaveri, infatti, sono quasi sempre deposti in posizione rannicchiata in pozzi ovali, scavati semplicemente nella terra e profondi più di un metro. Il loro corredo essenziale, una o più asce, di corno o di selce.

Passando i millenni le sepolture diventano però, più imponenti: verso il 2500 a.C., nascono i "dolmen", tombe formate da grandi lastre di pietra, sistemate in modo da circondare e coprire il cadavere. Se in un primo momento raccolgono le spoglie di un solo individuo, col tempo, i "dolmen" si trasformano in tombe comuni, per i resti di almeno cento defunti: dotate di uno stretto corridoio di accesso, chiuso da una pietra, sono di solito composte da una grande camera quadrata, sormontata da un tumulo di terra delimitato da fitti ciottoli.

Nei secoli le tombe collettive assumono sempre più grandi dimensioni: soprattutto nella Svezia meridionale, le tombe sono costituite spesso da diverse camere, anche di più di dieci metri per lato, precedute da un ingresso e alle volte anche da una anticamera, pensata molto probabilmente per i rituali funebri. La maggior parte di queste tombe è chiusa da un muro di argilla, più facilmente demolibile in occasione delle nuove sepolture.

In ogni caso i defunti vengono quasi sempre coricati su un fianco con le ginocchia rannicchiate: e se agli uomini sono lasciati strumenti da lavoro e da combattimento, dai pugnali alle punte di lancia, dai falcetti di selce agli arpioni, le donne sono ornate di perline di ambra, spilloni, pettini di osso e sottili cinture di ferro.

Urne di argilla, verso il sole.

Soprattutto nella seconda metà del II millennio, quando nelle terre svedesi fioriscono le attività commerciali grazie allo sviluppo della navigazione ed alla costruzione di nuove imbarcazioni, per le sepolture si scelgono spesso luoghi elevati, affinché siano visibili a distanza. Nella Svezia meridionale compaiono tombe costruite con pietre disposte a forma di nave. Localizzate soprattutto nelle zone costiere, sono di solito lunghe tra i 6 e i 20 metri: con ogni probabilità sono dei monumenti commemorativi per i marinai, diventati in queste epoche molto numerosi proprio per l'incremento dei traffici via mare.

Presso alcune comunità i defunti vengono anche sepolti in tronchi di quercia, ricoperti da un tumulo di terra e delimitati da un circolo di pietre. Inizia anche a diffondersi la cremazione: le ceneri vengono raccolte in un'urna di pietra o di argilla, poi collocata dentro un tumulo di terra, sempre in direzione del sole. Anche con la cremazione continua l'usanza di dotare il defunto del corredo funebre, anche se meno vistoso: oggetti di piccole dimensioni e di uso più personale, rasoi, pinzette, aghi da tatuaggio, anellini di bronzo e minuscoli fermagli in oro vengono deposti vicino all'urna che, nel tempo, diventa a "capanna", per richiamare l'idea della casa. Un modo per infondere nel defunto la serenità di cui godeva tra le mura domestiche.

Sepolture sulla spiaggia, nelle imbarcazioni. Dopo secoli di cremazione e povere dotazioni funebri, inizia verso il 50 d.C. uno dei periodi di maggiore splendore per le terre svedesi: si incrementano sempre più i commerci con l'Italia, si eleva notevolmente il tenore di vita. Anche se qualche sepoltura continua a farsi nei tumuli, la pratica più diffusa rimane sempre la cremazione. Ma tornano ad essere più preziosi i corredi: oggetti d'oro e di bronzo, bicchieri di vetro finemente lavorati, ceramiche smaltate.

Le grandi famiglie ostentano tutta la loro ricchezza proprio nei funerali: i personaggi importanti, verso il 500 d.C., iniziano a farsi seppellire nelle loro imbarcazioni, sulla spiaggia o sulle rive dei fiumi, vestiti di splendidi abiti. Deposti a poppa della imbarcazione, sono circondati dalle loro armi e ricoperti da scudi. Il resto del corredo, invece, viene collocato a prua: vasellame, recipienti per bevande, coppe, dadi da gioco, morsi e finimenti per cavalli, oggetti di uso domestico e tutto quanto può servire per il viaggio nell'aldilà. Anche molte donne vengono sepolte nelle imbarcazioni: in questo caso, vengono lasciati molti oggetti connessi con l'attività domestica. Diversi animali accompagnano spesso il padrone defunto: in particolare i suoi cavalli e i suoi cani. Alle volte, però, vengono lasciati vicino anche bovini, pecore e maiali, destinati a fornirgli il cibo per potersi nutrire nella nuova vita.

Seguiti da lunghi cortei funebri, a cui partecipa tutta la comunità, i defunti, nelle loro imbarcazioni, vengono sistemati in fosse appositamente scavate, a forma di ellisse, che sono poi ricoperte con un basso strato di terra. E, quando muore un nuovo esponente della famiglia, la sua imbarcazione viene posta in prossimità di quella degli avi. Così il rituale si tramanda di generazione in generazione, tanto che finiscono per formarsi dei veri e propri cimiteri familiari. Infatti, questo tipo di funerale viene praticato fin verso il 1100; nei periodi più recenti i defunti sono muniti di oggetti sempre più preziosi: spade sapientemente lavorate, elmi realizzati con sottili lamine di bronzo, scudi arricchiti da grossi granati incastonati, statuette di bronzo, fibule di argento decorate a smalto. Non mancano grandi dotazioni di cavalli, sia da sella che da tiro con tutti i finimenti.

Entrando poi in contatto con il Cristianesimo, le comunità svedesi iniziano a seguire l'uso cristiano di seppellire i morti in bare di legno. Anche se diverse generazioni ancora tentano di conservare le tradizioni locali: per difendere e per non disperdere il loro suggestivo passato.
 
Gianna Boetti


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