L’arcobaleno messaggio d’amore

Un ricordo di Lucio Battisti tra successi e leggenda e il mistero della canzone "L’Arcobaleno".

Il 9 settembre saranno passati esattamente vent’anni dalla scomparsa di Lucio Battisti, l’artista che ha determinato una vera e propria svolta nella musica leggera italiana, rivoluzionando la canzone tradizionale melodica a cui ha impresso nuove sonorità provenienti dai generi più diversi. La collaborazione con il paroliere Giulio Rapetti, in arte Mogol, ha prodotto un’alchimia unica in cui le nuove espressioni musicali hanno fatto da perfetto contraltare a testi altrettanto innovativi che hanno esplorato territori inediti come le situazioni della vita quotidiana o che hanno saputo reinterpretare in chiave diversa temi difficilmente rinnovabili come i sentimenti, dove le consuete rime “cuore/amore” hanno lasciato il posto ad emozioni più profonde.
 Oltre ad un proficuo rapporto professionale, tra Mogol e Battisti si instaurò anche una forte amicizia, destinata tuttavia all’oblio quando l’artista, ritirandosi dalle scene, troncò ogni rapporto anche con il poeta compositore, il quale in ogni caso non smise mai di nutrire per l’amico sentimenti di affetto.

Fu forse a seguito di pesanti critiche sfociate a volte in veri e propri attacchi che in quegli anni politicamente “caldi” gli furono mosse per non essere sufficientemente “impegnato” come molti altri cantautori dell’epoca che Lucio Battisti, personaggio schivo ed introverso, proprio all’apice della sua popolarità decise di evitare ogni ulteriore contatto con il pubblico come dichiarò nella sua ultima intervista del 1979 “…Per continuare la mia strada ho bisogno di nuove mete artistiche, di nuovi stimoli professionali: devo distruggere l'immagine squallida e consumistica che mi hanno cucito addosso. Non parlerò mai più, perché un artista deve comunicare solo per mezzo del suo lavoro. L'artista non esiste. Esiste la sua arte”.

Lo strano caso della canzone L'Arcobaleno

Con il ritiro dalla scena musicale attiva (anche se la sua produzione artistica non si ferma) comincia ad alimentarsi il mito e la sua morte prematura che l’ha colpito a soli cinquantacinque anni completa l’opera consacrandolo definitamente nella schiera dei moderni eroi. Pochi mesi dopo la sua scomparsa Adriano Celentano porta al successo la canzone L’Arcobaleno, scritta da Mogol e musicata da Gianni Bella. Il testo è struggente, la melodia altrettanto suggestiva, un’intensa poesia dedicata a chi resta da parte di chi è stato costretto ad andarsene per sempre.

E qui inizia la leggenda
. Si narra infatti che Mogol dopo pochi giorni dalla scomparsa dell’artista, sia stato contattato da Paola Guidelli, una nota medium italiana, residente da anni in Spagna. Stando al racconto della donna, Lucio Battisti le sarebbe apparso in sogno invitandola a cercare un particolare libro (Más allá del arco iris dello psicologo Grian) in cui si trova un capitolo che parla dell’arcobaleno, quale simbolo di messaggio d’amore e di passaggio: un ponte tra la terra e il cielo, tra la vita e la morte. A questo punto, sempre seguendo il filo del racconto, il cantante le avrebbe chiesto di contattare Mogol  e di invitarlo a scrivere in sua vece un pezzo incentrato sull’immagine arcobaleno, una sorta di testamento postumo, una lettera di commiato destinata all’amico compositore, le parole che forse avrebbe voluto rivolgergli in vita senza riuscirci.

Ma i fatti strani legati alla canzone L’Arcobaleno non finiscono qui. Un altro avvenimento, completamente slegato a livello di tempistica dall’episodio appena descritto, è quello che vide protagonista Giulio Caporaso, allora direttore delle relazioni esterne del Diner's Club Italia (la società della nota carta di credito). Il mese successivo alla morte dell’artista (quindi in un periodo  antecedente l’uscita della canzone interpretata da Celentano) Caporaso dedicò la copertina del numero di ottobre 1998 di Firma (la rivista del Diner's Club) a Lucio Battisti. All’interno un lungo redazionale, pare anche questo ispirato da un sogno, dove i riferimenti alla simbologia dell’arcobaleno continuano ad essere un elemento importante.

Anche la genesi della canzone, che vide la luce in poche ore, è ammantata da un alone di mistero, quasi che gli artisti che la composero fossero stati guidati da una sorta di illuminazione.

A rigore di cronaca va detto che in seguito la signora Guidelli ritrattò le sue dichiarazioni ammettendo di essersi inventata tutto e che lo stesso Mogol mantenne sempre un atteggiamento di ferma distanza da questa  storia.
Leggende metropolitane, semplici coincidenze o incredibile serie di eventi che siano, fatto certo è che L’Arcobaleno rimane una canzone toccante, un pezzo senza tempo capace, con poche parole e poche note, di fare vibrare le corde più intime dell’anima, riportando in superficie emozioni e ricordi e facendo rivivere  il dolore della separazione che quasi tutti noi, anche se in modi diversi, abbiamo sperimentato nel corso della nostra esistenza. È anche un invito all’introspezione, un messaggio universale a volgere lo sguardo verso pensieri più profondi, a porsi in una diversa prospettiva, a comprendere il prossimo. È come se l’arcobaleno avvolgendoci con i suoi archi di luce colorata ci facesse sentire parte integrante di unicum mosso da arcane forze superiori, capace di elevare il nostro spirito.
È bello immaginare che il grande Lucio Battisti abbia sentito il bisogno di salutare anche quando non lo poteva più fare, quasi a voler farsi perdonare i tanti anni di silenzio.

A distanza di vent’anni dalla sua scomparsa  continuiamo a ricordare con affetto e con un po’ di nostalgia questo incredibile artista che con i suoi oltre 25 milioni di dischi venduti ha segnato un'epoca, divenendo un’icona non solo della cultura musicale italiana, ma anche del costume sociale dei giovani di quegli anni e le sue canzoni, scandite dal suo inconfondibile timbro vocale, sono state la colonna sonora che ha accompagnato le amicizie, gli amori, le speranze e i sogni di più generazioni.
 
Raffaella Segantin


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