L'architettura onirica dell'Ade

Come veniva visto l’aldilà nella cultura greca: le porte d’accesso e la suddivisione dell’Ade, elementi precursori della visione cristiana.

Gran parte di ciò che sappiamo sul regno dei morti ci è stato raccontato dalle tombe e dagli scrittori che hanno contribuito a creare la trama della fitta rete del folklore e della tradizione che oggi conosciamo.
Omero ci racconta di un luogo oscuro e vuoto, popolato da ombre tristi, consapevoli di non poter aspirare ad alcun riscatto. Plutarco parla un luogo in cui si incontrano e si intersecano antri e stanze come in un immenso labirinto. L’Imperatore romano Costantino, qualche tempo più tardi, aveva addirittura voluto soddisfare la sua curiosità andando a ricercare, in ogni grotta del suo regno, la porta d’accesso all’oltretomba.

Il simbolo della porta

Il tema della soglia è molto noto sia nella cultura orientale che in quella occidentale. Il passaggio da un mondo ad un altro attraverso la Porta rappresentava un passaggio simbolico piuttosto che fisico, attraverso cui avveniva l’iniziazione. Nella religione cristiana il portale della chiesa non indica solamente l’elemento che separa lo spazio degli uomini da quello di Dio, ma diviene l’icona stessa di Cristo. Nel vangelo di Giovanni, infatti, Cristo afferma: “Io sono la Porta, se uno entra attraverso di me sarà salvato”.
La tradizione teologica elenca una serie molto ampia di porte iniziatiche come la porta del paradiso o la porta di Gerusalemme. Per accedervi bisogna essere purificati o compiere uno specifico rituale.
Nel mito greco il regno dei morti aveva più accessi: ognuno di questi si trovava all’interno di una caverna ed era il punto di apertura di un baratro profondo e scosceso. Le caverne erano considerate elemento di transizione tra il mondo dei vivi e l’oltretomba ed erano importanti perché qui vivevano i primi esseri umani e, anche se con l’evoluzione l’uomo le aveva abbandonate, la caverna ha comunque mantenuto una grande sacralità.

I regni dell'oltretomba

Per i Greci paradiso ed inferno non esistevano come due ambiti separati. Vi erano però, nell’ambito dell’Ade, tre stadi differenti in cui le anime potevano essere collocate. Le persone qualunque vivevano avvolte nell’ombra, vagando senza meta in un posto molto simile al limbo dei Romani o dei Cristiani. Coloro che avevano offeso gli dei risiedevano nel "tartaro". Il tartaro nasce inizialmente come sotto categoria dell’Ade ma con il tempo si confonde con esso fino a perdersi. È rappresentato come luogo spaventoso, circondato da un fiume in fiamme, molto simile all’inferno di concezione cristiana, tanto che ne troviamo una citazione anche nella seconda lettera di Pietro nel Nuovo Testamento. I Campi Elisi sono il terzo livello onirico dell’oltretomba; assai simili al paradiso cristiano si configurano come il luogo della quiete. Tra le innumerevoli porte dell’Ade, quella di Eleusi è una delle più interessanti. Eleusi era la città greca nella quale si trovava la grotta sacra che aveva l’accesso all’Ade. Questa città è un simbolo importante perché dà vita al culto dei Misteri Eleusini che nascono per sopperire alla paura di una morte statica e coloro che li praticano vogliono porre le basi in vita per poter accedere, dopo la morte, direttamente ai Campi Elisi. Gli iniziati non aspiravano all’immortalità, ma al paradiso. Questo elemento è significativo perché in Grecia la concezione di paradiso era assente e quindi se i Campi Elisi dell’oltretomba greco sono una anticipazione del paradiso cristiano, allora il culto Eleusino ha influenzato la cultura Cristiana. Da questo momento in poi inizia un processo lento ma importante che libera in parte le persone dalla paura di una morte intesa come la fine di tutto.
Il cristianesimo, si fonda sulla promessa del paradiso per i giusti dopo la morte. Ed il paradiso cristiano, dopo le rappresentazioni cupe e senza speranza dei sumeri e dei greci, è una grande rivoluzione ideologica. Sofocle, drammaturgo greco, a proposito dei Misteri Eleusini, scrive: “O tre volte felici i mortali che dopo aver contemplato questi Mysteria, scenderanno nell’Ade; solo loro potranno vivervi; per tutti gli altri tutto sarà sofferenza”

Molti miti della tradizione greca sono stati tramandati ai Romani che li hanno conservati e reinventati per avvicinarli il più possibile alla loro cultura. Nonostante il tempo e le trasformazioni sociologiche, la morte rimane oggi un argomento affascinante in cui però la costante è sempre la stessa: la possibilità di esistere ancora, di trovare la pace e soprattutto, di non essere dimenticati.
 
Miranda Nera


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