A Città del Messico

L'annuale convention di Alpar

Eravamo da poco rientrati in Europa, dopo aver partecipato alla fiera funeraria di San Luis Potosì, che ci giunse da parte di Alpar la proposta, amichevole e pressante, di essere presenti, assieme a poche altre aziende scelte con massima accuratezza, alla Mostra che, nei confortevoli saloni dell’Intercontinental Presidente della capitale messicana (il cui ultimo ospite di prestigio era stato, qualche settimana prima, il presidente neo eletto degli USA Barack Obama), si sarebbe affiancata alla riunione annuale dell’Associazione. Di fronte a tanta amabile e cortese insistenza sarebbe stato fuori luogo declinare l’invito, per gli stretti e fraterni legami che ci legano a quell’organizzazione e, visti i risultati, per l’assoluta eccellenza della manifestazione. Così, solo qualche settimana dopo il nostro rientro dal Messico, in marzo, siamo ripartiti in direzione della terra azteca.
Alpar è l’acronimo di «Asociaciòn Latinoamericana de Parques Cementerios y Servicios Exequiales», entità che riunisce tutte le più importanti aziende funerarie dell’America Latina. Essa nasce nel 1988 in un congresso tenuto a Cartagena, in Colombia, e denominato «Convenzione latinoamericana di parchi cimiteriali e case funerarie». Vi parteciparono, allora, una ventina di imprese provenienti da diversi Paesi di quella regione geografica e consapevoli della necessità di dar vita ad un organismo suscettibile di creare le condizioni per una integrazione, una collaborazione, un miglioramento, una accresciuta efficacia aziendale. Il tutto nel contesto di una concorrenza costruttiva e leale, tra i diversi attori del comparto provenienti da quella zona. In uno spazio, l’America Latina, fatto di paesi estremamente simili sul piano socio-politico e religioso ed accomunati in più dalla comune lingua (con l’eccezione del Brasile di lingua portoghese) non esisteva una organizzazione che fosse in grado di promuovere scambi utili per mettere a confronto le diverse esperienze determinando in tal modo una evoluzione della professione nel senso di un miglioramento generalizzato e ad ogni livello dell’industria funeraria, non solo i prodotti, ma anche, e soprattutto, i servizi proposti dalle imprese di onoranze funebri. In tale vuoto Alpar si inserisce e si impone in breve tempo grazie alla volontà dei fondatori e di tutti coloro che ne hanno continuato, alacremente, il lavoro. Oggi è una realtà oggettiva ed imprescindibile nel panorama funerario non solo continentale, ma a livello mondiale. Tant’è che la stessa Fiat-Ifta (tra le due entità i legami si sono fatti sempre più stretti) ha deciso di onorare la convenzione organizzando nella capitale del Messico, in concomitanza con quella degli amici sudamericani, la riunione annuale del proprio Consiglio Direttivo. Attualmente, e fino all’autunno, Presidente di Alpar è Carlos Durana, colombiano dei Jardines de Paz, e Direttrice Esecutiva, da moltissimi anni ormai, Tatiana Milena Osorio la cui amabilità, unita ad una efficienza e ad un senso dell’organizzazione di altissimo livello, hanno reso indimenticabile il nostro soggiorno nel D.F. (“Distrito Federal”, così viene chiamata la Capitale degli Stati Uniti Messicani che, a somiglianza di quanto accade nei vicini Stati Uniti, raggruppano 31 stati federali ed un Distretto Federale che si identifica con la capitale Città del Messico. Ricorderemo che la capitale statunitense Washington non fa, pure essa, parte di uno «State», ma di un Distretto Federale, il District of Columbia. Un po’ quello che si vorrebbe fare con il progetto «Roma Capitale»).
A questo proposito dobbiamo fare onorevole ammenda (“fora el dente fora el dolòr”, come dicono nella bella Trieste), scusandoci con chi ci legge, per un errore commesso nell’articolo sull’esposizione di San Luis Potosì. Tale inesattezza ci è stata segnalata, con bonomia ma con fermezza, da una avvenente lettrice messicana (il nostro debole per il gentil sesso di quel Paese è ormai palese) che ci faceva notare che i «Chilangos», contrariamente a quanto andavamo scrivendo, non sono tutti gli abitanti della capitale, ma unicamente quelli giunti da fuori. I nativi, invece, i «romani de Roma» della situazione, si fregiano dell’appellativo di «Deefèños», aggettivo derivante dalla sigla “D.F.”. Del resto è bene sapere che quando si parla con i locali non si parla mai di Ciudad de Mexico per dire che ci si è stati, che ci si vive o che ci si deve andare: si parla solo ed esclusivamente di «De-Efe».
Ringraziamo ancora Loreta Tamborrell, di lei si tratta, per la precisazione e promettiamo umilmente che non ricadremo nell’errore. D’altra parte, non tutti i mali vengono per nuocere: la circostanza ci ha permesso di verificare, con giustificato compiacimento, che Oltre Magazine viene letto in tutto il mondo. In effetti, per quello che ne sappiamo, viene inviato in una cinquantina di Paesi; ed altri se ne aggiungeranno in futuro man mano che i visitatori di Tanexpo arriveranno a Bologna da un numero sempre più importante di nazioni. Si mette così in moto una sinergia tra fiera e periodico che se da un lato determina un aumento inconfutabile della notorietà dell’evento (con la conseguenza di attirare, per la gioia degli espositori presenti, sempre più visitatori dall’estero), dall’altro moltiplica, amplificandolo, l’impatto pubblicitario degli inserzionisti della rivista che dispongono così di un trampolino di lancio di primaria importanza in «mezzo mondo». A buon intenditore, poche parole!
Del resto, come vedremo più in là, una foltissima presenza di visitatori di quella parte del globo, tanto vicina per molteplici aspetti all’Italia, è attesa a Bologna nel mese di marzo dell’anno prossimo. Non solo numerosissimi membri di Alpar sono fermamente decisi a ritornare nel nostro paese dopo una presenza già cospicua, come tutti ricordano, a Modena nel 2006 (e non è da escludere che la loro riunione annuale possa aver luogo nella città felsinea), ma altri poli (la Fadedsfya, e cioè la Federazione Argentina, la Consultoria, agenzia di consulenza di Dario Loinaz, un gruppo di produttori messicani, …) si stanno sin d’ora organizzando per partecipare a quello che essi, prima ancora di noi che potremmo essere sospettati di peccare per eccessivo ottimismo o campanilismo, considerano «l’evento funerario mondiale». Si tratta, fuor d’ogni dubbio, del risultato di una politica di amplissimo respiro e di costi elevati, va pur detto, destinata a tradursi in aumento di opportunità d’affari per gli Espositori di Tanexpo 2010. A tutti l’Organizzazione della manifestazione, sotto l’esperta regia di Alessandra Natalini, offrirà la più ampia collaborazione perché il loro soggiorno tra di noi risulti indimenticabile. Un po’ come è stato per noi il viaggio in D.F. che ci ha permesso, in un quadro di grande prestigio, di ritrovare molte vecchie conoscenze e di farne di nuove, in un contesto di convivialità cosmopolita rallegrato da sontuosi ricevimenti e da banchetti gentilmente offerti dai diversi e generosi sponsor. Il tutto sapientemente orchestrato dalla sempre più bella, gentile ed efficace Tatiana Osorio, vero fulcro dell’evento.
I giorni trascorsi a Polanco, l’agiato quartiere residenziale della capitale dove si trova l’Intercontinental, sono così trascorsi in un batter d’occhio, a stretto contatto con i nostri amici latinoamericani ma non solo. La presenza di Fiat-Ifta, infatti, ha fatto affluire anche molti partecipanti da altri paesi extra-latinoamericani. Così abbiamo ritrovato col piacere di sempre Dirk Van Vuure e Gerard Knap con le rispettive consorti; e poi ancora Mr. Keizer, presidente dell’olandese Facultatieve Technologies accompagnato da Patrick De Meyer e sponsor di un seminario sulla cremazione, nonché Junietta Macauley che da quella che era (in altri tempi, prima della sanguinosa guerra civile fortunatamente conclusasi) l’Atene dell’Africa, Freetown, capitale della Sierra Leone, ci ha portato la gioia di vivere di quelle contrade assieme all’esuberante eleganza del suo abbigliamento tradizionale. Senza parlare dei visitatori giunti da Norvegia, Cina, Romania, Giappone (i figli del sol levante sono, purtroppo, partiti in anticipo visto che il governo nipponico aveva immediatamente diffuso, non appena saputosi dell’influenza suina, un invito, eufemismo per “ordine”, a tutti i connazionali all’estero perché rientrassero immediatamente in patria, ciò che i nostri amici già abbondantemente coperti da mascherine, con ammirevole senso dell’obbedienza, si sono, da disciplinati soldatini, affrettati a fare) e dagli Usa, presenti con Nfda il cui vessillo, vicino a quello di Tanexpo sulla vetta delle esposizioni mondiali, è sempre portato con efficace determinazione da Deborah Andres accompagnata, in questa circostanza, dalla frizzante e cara sorella Alexis che, come già detto in precedenza, vive, «chilanga», da moltissimi anni ormai in D.F. e che pur non operando nella professione ci raggiunge ogni volta che ci troviamo da quelle parti. Assieme a loro Dogget Whitaker, già presidente di Nfda che dalla tranquilla South Carolina ci ha raggiunti con la gentilissima moglie, e Carlos Colòn, vice-presidente di Hepburn Superior nonché responsabile di US Chemicals, portoricano basato a Miami e amico di lunghissima data. Accompagnato anche lui dalla simpaticissima consorte (una coppia di ballerini da urlo) e che ci ha riservato una sorpresa di taglia rivelandosi non solo, ed era noto, un esperto di cose funerarie, ma anche uno scrittore di talento, autore di un divertentissimo libro il cui titolo è tutto un programma: «Errores de los hombres infieles» (errori degli uomini infedeli). Si tratta di un testo frutto delle peregrinazioni professionali di trent’anni in Centro e Sud America e nei Caraibi che hanno dato modo all’acuto osservatore di valutare le «tentazioni» che quotidianamente si presentano ai viaggiatori, «especialmente aquellos que son casados y que en una u otra ocasiòn han sido infieles a sus esposas o simplemente a sus novias que tampoco se salvan» (in particolare quelli sposati che in una occasione o in un’altra hanno mancato di fedeltà alle consorti o alle fidanzate le quali, peraltro - nota con arguzia il Nostro - nemmeno esse si salvano….). Ritorneremo in futuro sulle qualità narrative di Carlos e ci rallegriamo di averne scoperto una nuova faccia. Dal nord America abbiamo anche rivisto con piacere il canadese Marc Poirier, terzo vice-presidente di Fiat-Ifta e figlio di quel Gilles che era stato presidente della stessa nel biennio 1998-2000. «Sic rebus stantibus», Marc dovrebbe assicurare un’altra presidenza Poirier nel biennio 2014-2016, dopo quella del primo vice-presidente irlandes Gus Nichols per il biennio 2010-2012 e quella del tedesco Claus Dieter Wulf, secondo vice-presidente, per quello successivo.
Tra gli espositori abbiamo avuto la gioia di ritrovare Nino Bolaños, di Urnas.com di Monterey, nel nord del Messico, che avevamo incontrato il mese precedente a San Luis Potosì e che dovremmo rivedere, salvo sorprese, a Bologna l’anno prossimo. Del pari abbiamo apprezzato la qualità delle urne lignee di Urnas Febles, dal Guatemala con Ernesto Schoua, argentino trapiantato da moltissimi anni ormai in quel paese del centro America. E poi ancora la Previsora Plenitud di D.F. con Deborah Cuevas che proponeva «muñecos» (bambolotti) funerari esilaranti. Per dovere di ospitalità abbiamo lasciato per ultimo, «last but not least», Francesco Forgione, presente con i cofani dell’omonima azienda su un mercato dove, malgrado le difficoltà dovute al cambio, riesce ad eccellere. Giusto riconoscimento ad una costante presenza a tutte le fiere. Già lo scorso mese di settembre l’avevamo incontrato a Buenos Aires, sempre sulla breccia ed attivissimo nel promuovere una produzione di grande qualità.
Tra i visitatori ed i partecipanti ai numerosi e frequentatissimi (ogni volta che assistiamo a tali conferenze ci viene il magone al solo pensare a come i nostri italici compatrioti snobbino - con la boriosa sufficienza di coloro che non sanno e che credono, anzi, di sapere tutto per scienza infusa - tali utilissimi strumenti di miglioramento professionale e, in definitiva, commerciale) seminari di aggiornamento e di formazione ricorderemo tra i relatori Dario Loinaz, argentino trapiantato a Santos in Brasile e grande viaggiatore, che alla testa di una impresa di consulenza dispensa formazione di marketing funerario e di tecniche di penetrazione commerciale in quei paesi che conosce a menadito. Già presente a Bologna come visitatore lo scorso anno, egli ci raggiungerà anche fra qualche mese, molto probabilmente alla testa di un gruppo importante di acquirenti sudamericani.
Tra di essi Edson Cooper, con moglie e figlia, titolare della magnifica impresa funeraria Vaticano di Curitiba, la città-giardino di due milioni d’abitanti nello stato brasiliano del Paranà dove gestisce, tra l’altro, un impianto di cremazione al quale se n’è aggiunto un secondo nello stato di Santa Catarina, sempre nel sud dell’immenso Paese. Non è da escludere che Dario possa anche intervenire per presentare agli operatori italiani le opportunità che si presentano sui mercati dell’America Latina. Non possiamo non menzionare Teresa Saavedra, dal nome Cervantino (il grandissimo autore del Don Chisciotte si chiamava infatti Miguel de Cervantes Saavedra), titolare del Parque de las Memorias nella splendida Cochabamba in Bolivia che quest’anno ha portato con sé un magnifico Cristo ligneo montato su un supporto d’argento che è stato messo in vendita all’asta in occasione della sontuosa cena finale, rallegrata da uno spettacolo di folclore dei diversi stati della federazione messicana, e che è stato vinto dopo aspra lotta e per un prezzo ragguardevole da Ernesto Vanegas Gaitan dei Jardines del Apogeo di Bogotà in Colombia. Da notare che il pezzo di legno in cui è intagliato il Cristo viene sepolto in terra dall’artista per un lunghissimo periodo perché possa “maturare”. Solo dopo tale passaggio esso viene “esumato” e lavorato. E poi tutti gli altri: Felipe Valdivieso Larrain de Los Parques di Santiago del Cile, Erik Estrada de Las Flores di Città del Guatemala, Guillermo Bussalleu dei Jardines de la Paz di Trujillo in Perù, Juan José Martinez Aguado presidente delle municipali spagnole, Paulo Moniz Carreira presidente dell’associazione portoghese delle professioni funerarie, Justo Bonilla presidente di Dinaserf a Caracas in Venezuela, Alberto Beristain di Lomas Renacimiento di Città del Messico D.F. e Jorge Bonacorsi presidente della federazione argentina, assieme a Juan Antonio Della Vedova di Villa Maria di Cordoba e Christian Lehmann di Villa Allende nella stessa città. Molti altri, amici già noti o nuove conoscenze, ci hanno accompagnato in questa splendida esperienza che non si è limitata alle conferenze ed alla mostra. Infatti l’organizzazione aveva previsto visite culturali (musei) e di shopping (ad esempio a Taxco, una delle capitali dell’argento non molto distante da D.F.) per le accompagnatrici dei partecipanti. Purtroppo le visite ai musei sono state cancellate a causa della chiusura degli stessi per contenere l’epidemia influenzale. Una magnifica visita di case funerarie e di cimiteri era stata egualmente organizzata per tutti i congressisti: Lomas Memorial, Lomas Renacimiento, Panteòn Francès San Joaquìn e Capillas Gayosso Sullivan. Indipendentemente dai problemi apocalittici di circolazione nella megalopoli la visita, effettuata prima che l’allarme per l’epidemia fosse dato, ha permesso di scoprire strutture “inimmaginabili” per la profusione di lusso e di materiali preziosi (mosaici, vetrate, giochi d’acqua,…) che ornano tali realizzazioni. Si tratta di investimenti manifestamente colossali e ci si chiede come e quando ci potrà essere un ritorno sugli stessi…
Rimane il fatto che l’esperienza è indimenticabile e che essa potrebbe dare utili idee a chi volesse, quando ciò sarà possibile, fare qualcosa di simile nel nostro Paese. Seguendo così la via già tracciata da alcuni pionieri nostrani.
Una grande festa della professione, insomma, che ha fatto passare in secondo piano l’agitazione collettiva, quasi una psicosi, di cui siamo stati tutti vittime, soprattutto all’inizio quando le notizie più allarmanti circolavano ad una velocità incredibile, a causa dell’esplosione dell’influenza suina. In realtà non è che ci fosse una grande preoccupazione apparente nella gente che circolava nelle strade e nelle stazioni dai nomi affascinanti ed evocatori (Cuitlahuac, Popotla, Tezozomoc, Azcapotzalco, Mezahualcoyotl, …) del metro che, come sempre, abbiamo largamente utilizzato. Molti portavano le mascherine che i militari consegnavano dappertutto ed altri rimanevano saggiamente in casa. Ciò ha prodotto una diminuzione della popolazione nelle vie e nelle piazze che ha reso più attraente la bella Tenochtitlàn (questo era il nome originale della capitale dell’impero azteco, costruita su un’isola del lago Texcoco prima dell’arrivo dei conquistadores, capeggiati da Hernàn Cortès, che la distrussero per fondarvi Mexico). Una delle prove più evidenti di tale stato di fatto è quella della frequentazione dei locali pubblici. Da anni ci rechiamo regolarmente nella capitale di quel magnifico paese e abbiamo l’abitudine di andare, ormai è diventato un pellegrinaggio rituale, nel Bar Tacuba (da cui ha preso il nome la mondialmente nota band Café Tacuba), situato nell’omonima calle, a qualche “quadra” (isolato, “block”) dal Zocalo, per degustarvi i gustosissimi «tamales» accompagnati da una (o, per essere sinceri fino in fondo, più bottiglie di «Negra Modelo», una delle birre che prediligiamo). Di solito l’attesa è lunghissima. Questa volta invece non c’era quasi nessuno e poche ore prima di recarci a Benito Juarez, l’aeroporto internazionale della capitale, abbiamo voluto andarci un’ultima volta (non nell’assoluto, si spera, ma per il soggiorno in oggetto…) per approfittare dell’ambiente e della cucina. Ebbene, solo cinque tavoli erano occupati! Servizio rapidissimo e cortese, disponibilità totale del personale - con mascherina di rigore -, tranquillità assoluta. Da sperare, quasi, che ci sia una febbre suina ogni mese!
Umore di cattivo gusto a parte rimane il fatto, alquanto rassicurante, che a posteriori sembra che le cose non siano poi così catastrofiche come si era temuto e che le conseguenze non siano, in definitiva, peggiori di quelle di una qualsiasi influenza quale la conosciamo, quasi ogni anno, nella stagione invernale.
Meglio così! Saremo in ottima forma per i prossimi, vicini appuntamenti fieristici che ci vedranno successivamente a Budapest, a Valencia, a Stoneleigh in Inghilterra ed a Kielce in Polonia prima delle meritate vacanze estive. Da lì vi terremo informati di tutto quello che accade nel nostro piccolo ed allo stesso tempo grande mondo dell’industria funeraria e soprattutto continueremo la promozione di Tanexpo con l’obiettivo, ben chiaro e sempre presente, di consolidarne il primato nell’interesse di espositori e visitatori. A presto!
 
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Tanexpo, 7.8.9 aprile 2022