Le anime del cielo e del sottosulo

Continua l'esplorazione dei miti e dei riti dell'antica Roma. In questo capitolo ci soffermeremo sulle valenze simbioliche che i nostri progenitori attribuivano ad alcuni animali.

Tutti i popoli antichi hanno costruito un rapporto con gli animali basato su una relazione allegorica o religiosa: spesso venivano venerati, oppure erano oggetto di interrogazione per conoscere l’esito di una data vicenda (soprattutto prima delle battaglie) o il destino della comunità. Una relazione molto forte, relativa alla sacralità animale viene mutuata per lo più dalle culture orientali e riadattata a quella occidentale, in cui è molto importante la relazione con il regno dei morti.

Roma è ricca di animali leggendari ed emblematici, ma tra tutti sono due in particolare quelli legati all'oltretomba: i serpenti e gli uccelli. Nel corso della storia serpente ed uccello sono stati spesso considerati animali contrapposti per le loro antitetiche caratteristiche di inabissarsi nel terreno o librarsi verso l’alto. Nella cultura romana, invece, si avvicinano diventando rappresentazione di due diverse sfaccettature della stessa idea. Nel folklore che anche oggi conosciamo il serpente scivolando nelle viscere della terra indica la  materialità terrena; l'uccello, leggero e piumato che vola verso il cielo viene connesso invece ad una immagine più onirica e divina. Per il popolo dell’antica Roma questa contrapposizione non è così netta, ma arriva in maniera molto più velata.

Come sappiamo i Romani hanno acquisito modalità e credenze dai popoli colonizzati e erano soliti assimilare e armonizzare i simboli provenienti da altre culture con i propri miti.

Il serpente

Il serpente è uno degli animali mitologici più affascinanti. È un elemento rappresentativo di molte culture antiche dove ha assunto significati polivalenti. Per la sua caratteristica di cambiare pelle e quindi di rigenerarsi, indica la sorgente della vita e il ciclo continuo del tempo che non si ferma, come quando diviene l'immagine ermetica ed alchemica dell'Uroboro, il serpente che si morde la coda formando un cerchio senza inizio né fine, una creatura apparentemente immobile ma in eterno movimento che si consuma e si rinnova di continuo, come il corso naturale della vita e delle stagioni.
In India, nella filosofia tantrica, un serpente arrotolato alla base della colonna vertebrale rappresenta la fonte della kundalini, ovvero della forza vitale che ognuno custodisce dentro di sé. È da questo concetto che si ispira il mitologico bastone di Esculapio, simbolo tuttora della medicina moderna. Nella mitologia induista troviamo Shesha, un enorme serpente che galleggia sull'oceano cosmico, sostenendo con le sue teste tutti gli astri del cosmo; Shesha viene chiamato anche Ananta che significa “infinito”, ricordando l'immagine dell'Uroboro stesso.
A Roma il serpente viene interpretato come la raffigurazione dell'antenato defunto, e questo è importante poiché gli spiriti degli antenati venivano venerati mantenendo con essi un legame anche dopo la morte.Il serpente viene rappresentato spesso nei larari, ovvero in quel posto della casa riservato al culto domestico, ma anche nei monumenti sepolcrali. Era allevato in casa e l'uccisione di un serpente era presagio di sventura.
L'idea della relazione tra il serpente e l'anima del defunto, non è solo romana. La leggenda vuole che Cadmo ed Armonia, personaggi della mitologia greca, dopo la morte fossero stati trasformati in serpenti. Quando il re spartano Cleomene fu ucciso in Egitto, un grande serpente avvolse la sua testa per allontanare gli avvoltoi. Ancora oggi, nel folklore di molte popolazioni meridionali, le serpi che popolano i cimiteri sono associate alle anime tormentate dei defunti che chiedono ai fedeli preghiere di suffragio.

Gli uccelli

Anche l'uccello è un simbolo forte e positivo: rappresenta la potenza e viene spesso interpretato come messaggero degli dei o come divinità stessa. Anche questo animale lo ritroviamo in molte altre culture con cui i Romani sono venuti in contatto. Presso gli Egizi il Dio Horus possiede una testa di falco; per gli Indù l'uccello simboleggia uno stato superiore dell'esistenza; la Fenice è l'unico uccello che rinasce dalle sue ceneri identificandosi nell'idea della mutazione continua dell'esistenza… solo per citare qualche esempio.
Nell'antica Roma gli spiriti spesso apparivano sotto forma di uccelli, un simbolo di sicura derivazione Egizia, in quanto il geroglifico che indica l'anima è un uccello con la testa di uomo. Dall’Egitto l'unione anima-uccello viene tramandata in Grecia in cui troviamo molte raffigurazioni del defunto dalla cui bocca esce l'anima sotto forma di uccello, per arrivare, successivamente, a Roma. L'evoluzione, nel tempo, arriva fino a noi rappresentata dalla colomba della religione cristiana.
Non a caso la stanza sepolcrale in cui venivano riposte le urne con le ceneri dei defunti cremati, già al tempo dei Romani si chiamava colombario. Il colombario appare a Roma verso la metà del I secolo a.c., ripreso dal modello Etrusco. Più probabilmente prende il nome dalla propria forma piuttosto che da un legame simbolico con l’uccello, essendo costituito da una serie di piccole nicchie ricavate nelle pareti che richiamano l'immagine di una colombaia; in ogni caso il legame tra la figura dell'uccello e l'anima del defunto rimane molto intenso.

Roma è una città complessa. Il suo popolo si espande in maniera quasi inverosimile e questa enorme propagazione, accompagnata da una mentalità piuttosto aperta e da una capacità di adattamento propria dei Romani, porta all’acquisizione di culti e modalità rituali nuovi che vengono inglobati o adattati al pensiero corrente. Ed è interessante vedere come nel tempo alcuni simboli non siano mai venuti meno e siano stati ripresi e ripetuti, con le stesse caratteristiche, per essere custoditi e tramandati alle generazioni future.
 
Miranda Nera


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