L'ALTARE DELLA PATRIA A ROMA E IL MILITE IGNOTO

Ogni anno il 4 novembre il Capo della Stato si reca al Vittoriano, a Roma, per deporre una corona alla memoria presso la tomba del Milite Ignoto. La cerimonia, ripresa e divulgata dai mezzi di informazione, è nota a tutti gli italiani e l'altare della patria fa ormai parte della conoscenza collettiva della nazione. Ribattezzato dai romani, con ironia popolare, "la macchina per scrivere" a causa della sua sagoma, il Vittoriano è stato anche utilizzato, tempo fa, come scenografia per un fortunato spot pubblicitario.
La storia del monumento iniziò nel 1878 quando, alla morte del re Vittorio Emanuele II, con una legge del 16 maggio, la n. 115, venne deciso: "Sarà eretto in Roma un monumento nazionale alla memoria di Re Vittorio Emanuele, liberatore della patria, fondatore della sua unità". Fu bandito un concorso per la sua progettazione; gli elementi principali del programma erano: "Il monumento sorgerà sull'altura settentrionale del Colle Capitolino, sul prolungamento dell'asse del Corso, ed in prospetto ad esso (…) sarà composto dalle seguenti parti: a) la statua equestre in bronzo di Vittorio Emanuele II (…); b) un fondo architettonico (…); c) le scale, che saliranno alla nuova spianata del monumento. (…) I concorrenti dovranno (…) rammentare con l'arte (…) gli uomini e gli avvenimenti che, sempre in relazione a Vittorio Emanuele, Padre della Patria, meglio cooperarono alla indipendenza e libertà nazionale".

Una Commissione stabilì di escludere qualsiasi concetto di "Pantheon, vasto sacrario, destinato ad accogliere quanti precorsero col pensiero, aiutarono col braccio e suggellarono col sangue la fede che vinse con Vittorio Emanuele" e di dedicare il monumento alla sola memoria del Re, che "non fu il primo, ma il solo, non fu la parte ma il tutto". Furono presentati duecentonovantatre progetti che, date le diversità d'impostazione e di collocazione, risultarono ben difficilmente paragonabili. Si andava infatti da progetti relativamente semplici di statue equestri, o di colonne, a idee come quella del Corinti, che determinava, attraverso una grande torre presso Porta Maggiore ed un asse fino all'Esedra, la forma della nuova Roma sui colli.

Fu indetto pertanto un secondo bando e, dal successivo ballottaggio tra i primi tre progetti, risultò nel 1885 vincitore Giuseppe Sacconi, un giovane architetto marchigiano. L'area scelta per la costruzione (inizialmente pensata a Piazza Esedra) fu Piazza Venezia, a ridosso del Campidoglio, perciò a partire dal 1885 si demolì metà del Colle Capitolino; scomparvero via Della Pedacchia, via Di Testa Spaccata, via Della Ripresa Dei Berberi, e monumenti come la Torre di Paolo III che metteva in comunicazione Palazzo S. Marco (sede papale) con il Campidoglio. Il complesso monumentale, completato soltanto nel 1935, venne precedentemente inaugurato da Vittorio Emanuele III il 4 giugno 1911, in occasione dell'Esposizione Internazionale che celebrava il cinquantenario dell'Unità d'Italia. Dal 1921 una parte del Vittoriano fu trasformata in Monumento al Milite Ignoto, accogliendo in una cripta, nel nucleo centrale, le spoglie di un soldato morto durante la prima guerra mondiale. La cerimonia ed il trasporto delle spoglie da Aquileia a Roma avvennero fra ali di folla in attesa, stazione dopo stazione: "Fu la più grande manifestazione patriottica corale che l'Italia unitaria abbia mai visto", spiega lo storico Bruno Tobia, sottolineando che anche socialisti e comunisti (ufficialmente contrari alle celebrazioni) "portarono il loro ossequio al fratello caduto, al proletario straziato da altri proletari". Con l'occasione, il Vittoriano riuscì a farsi identificare come "tempio laico della nazione". La qualità simbolica appena riconquistata dal monumento, tuttavia, venne subito sovrastata dalla retorica del fascismo che lo trasformò in palcoscenico di regime.

Architettonicamente, il tentativo del Vittoriano, grande monumento all'Unità, era stato quello di fondare lo "stile nazionale". Alla base della scalea in facciata ci sono gruppi di sculture di bronzo dorato, raffiguranti il Pensiero e l'Azione, di antica ispirazione mazziniana. A metà della scalea sono posti "due leoni" e alla sommità due "Vittorie Alate" su rostri. Sui lati esterni ci sono due grandi fontane con le figure del mare Tirreno e Adriatico. In questo modo, il monumento simbolo dell'Italia ha sui fianchi, come la penisola stessa, i due mari maggiori. Quindi, sulle terrazze sopra le fontane, altri quattro gruppi scultorei in marmo, simbolo delle virtù che rendono salda una nazione: la Forza, la Concordia, il Sacrificio e il Diritto. Al sommo della scalea è l'Altare della Patria, ornato da una grande statua della personificazione di "Roma", a significare come negli ideali del Risorgimento non si potesse immaginare l'Italia unita senza Roma capitale. Verso Roma convergono maestosi altorilievi raffiguranti i cortei del Lavoro e dell'Amor di Patria che rendono la nazione operosa.

All'interno di questo sacello è stata posta la tomba del Milite Ignoto. Le scale continuano a salire perché a percorrerle è il corteo ideale degli italiani, e si riuniscono sotto la statua bronzea equestre. La base della statua è ornata dalle personificazioni delle città italiane. Su quattro colonne svettano "Vittorie Alate". Poi, le raffigurazioni, della Politica, della Filosofia della Rivoluzione e della Guerra, a significare gli strumenti del pensiero e dell'azione utili alla libertà della Patria. Sotto l'alto portico, otto altari ricordano le città liberate nella prima guerra mondiale, e dietro a loro si trova un macigno del Monte Grappa. Lungo 72 metri, il portico ha una fronte leggermente concava con sedici colonne reggenti la trabeazione, ornata dalle personificazioni delle regioni d'Italia. Al suo interno, raffigurazioni delle Scienze alternate a trofei di guerra; da qui si gode uno dei più suggestivi panorami di Roma. Nel monumento hanno sede l'Istituto per la Storia del Risorgimento Italiano e il Museo Sacrario delle Bandiere della Marina Militare. Sono altresì conservate tutte le bandiere da combattimento di tutti i reggimenti italiani, dall'unità alla seconda guerra mondiale, a corona della cripta dove è sepolto il Milite Ignoto. L'enorme monumento ha sempre suscitato opinioni discordanti tra gli italiani.

Riportiamo due giudizi, resi da noti storici dell'arte e dell'architettura: Federico Zeri, 1986 - "Brutto e infelice fu il progetto del Sacconi, ma nel dettaglio il monumento è di altissimo livello qualitativo, un autentico, stupendo museo di ciò che fu il canto del cigno della tradizione artistica e tecnica dell'Italia". Giulio Carlo Argan, 1986 - "…dobbiamo renderci conto che la cultura della fine del secolo scorso era una cultura debole, difettosa, confusa; il Monu- mento è un prodotto di quella cultura, ma noi dobbiamo cercare di migliorare la nostra cultura, non riusciremo mai a migliorare la cultura dei nostri nonni". Oltre ai valori architettonici, di non se- condaria importanza, il Vittoriano "è un simbolo dello spirito risorgimentale e dei suoi valori, primi fra tutti l'unità della patria e la libertà dei cittadini, raffigurati nelle due quadrighe bronzee in alto. Valori che oggi più che mai devono essere ricordati e riproposti simbolicamente all'attenzione di tutti".
I Caduti della Prima Guerra Mondiale
Il 4 novembre è in Italia la giornata delle Forze Armate. È il ricordo del 4 novembre 1918, la fine vittoriosa della prima guerra mondiale con la Vittoria di Vittorio Veneto: è la memoria della conclusione del Risorgimento con Trento e Trieste all'Italia; vittoria pagata da enormi sacrifici e tanto sangue. Nel Triveneto, teatro di quegli eventi bellici, sono ancor oggi rilevabili trincee, camminamenti, strade militari, monumenti, cippi, steli. Ma, oltre a tali segni, è proprio la realizzazione dei Sacrari, costruiti tra gli anni '20 e '30 per ospitare le salme dei caduti, precedentemente sparse in quasi duemila cimiteri militari, ad imprimere al territorio una particolare connotazione simbolica. I sacrari sono quasi sempre ubicati in punti strategici per segnare quei territori che erano stati scenario di un immane conflitto e costituiscono un patrimonio di grande interesse.


Redipuglia
Il più grande di questi monumenti, il più conosciuto e visitato, è il Sacrario Militare di Redipuglia. Realizzato nel 1938 su progetto dell'architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, sorge sul versante occidentale del Monte Sei Busi, aspramente conteso dai belligeranti durante il primo conflitto mondiale. La monumentale e scenografica scalinata rappresenta simbolicamente un immenso schieramento di soldati verso l'alto; precede la scalea una strada fiancheggiata da lapidi in bronzo in cui sono scolpiti i nomi delle località ove ha combattuto la III Armata. La scalea di ventidue enormi gradini, affiancati da scalinate "regolari", ascende il colle e termina con tre croci luminose, una cappella ed un Osservatorio. I nomi dei quarantamila soldati conosciuti qui sepolti, sono ricordati su targhe di bronzo dominate dalla parola "presente". Un piccolo Museo raccoglie cimeli della prima guerra mondiale.


Caporetto
Caporetto, in sloveno Kobarid, è una pittoresca cittadina dell'Alto Isonzo (Slovenia). L'ossario italiano fu costruito sul Gradic e culmina con la chiesa di S. Antonio. Vi si accede attraverso una strada ai margini della quale sono disposte le stazioni della Via Crucis. La sua costruzione richiese tre anni; terminato nel settembre del 1938, esso fu inaugurato da Benito Mussolini. I progetti sono ancora di Giovanni Greppi e Giannino Castiglioni. L'ossario ha forma ottagonale ed è costituito da tre gradoni concentrici degradanti verso l'alto. Vi furono trasportate le salme di 7014 soldati italiani, noti ed ignoti, caduti durante la prima guerra mondiale, prelevate dai cimiteri di guerra dei dintorni. I loro nomi sono incisi in lastre di serpentino verde. Ai fianchi della scalinata centrale sono disposti i loculi contenenti i resti di 1748 militi ignoti.
 
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