Quando la comunicazione è decisiva per il cambiamento

Alice Spiga, direttore di SO.CREM Bologna, grazie ad un’intensa attività di comunicazione è riuscita in pochi anni a dare un nuovo volto all’associazione bolognese.


Alice Spiga
è una giovane donna che da circa 4 anni ricopre il ruolo di direttore di SO.CREM Bologna, la storica associazione nata nel 1889, in concomitanza con l’entrata in funzione del forno a legna installato presso l’antica Ara Crematoria del Cimitero Monumentale della Certosa di Bologna, con lo scopo primario di diffondere la pratica della cremazione. Da quando riveste questa importante carica, in città sono state promosse diverse iniziative rivolte al pubblico, conferendo all’Associazione una nuova visibilità. Abbiamo così voluto incontrarla e porle alcune domande per raccogliere la sua testimonianza come operatrice in questo settore e conoscere il suo pensiero su queste tematiche.

Iniziamo la conversazione con Alice Spiga chiedendole come sia arrivata alla direzione di SO.CREM Bologna.
Avevo lavorato per diversi anni insieme al precedente direttore di SO.CREM Bologna – ci spiega - poiché eravamo entrambi nella stessa  casa editrice. Conoscendomi molto bene ed apprezzando il mio modo di lavorare e le mie capacità, al momento del suo ritiro ha pensato di propormi per la sua sostituzione. Ho incontrato prima il presidente, poi i consiglieri e ci siamo subito intesi: loro avevano bisogno di una persona con le mie competenze e io avevo bisogno di cambiare, di mettermi alla prova in una realtà diversa. Mi piaceva particolarmente l’idea di passare al non-profit, di fare un lavoro che avesse un risvolto sociale, di poter essere utile e di uscire dalle logiche commerciali delle aziende, che cominciavano ad andarmi un po’ strette. Oltre a ciò, mi stimolava molto avere l’opportunità di affrontare tematiche legate al morire, alla morte e al post-mortem, argomenti delicati, che nella nostra società restano sempre relegati ai margini. A questo proposito, è indicativo il modo in cui parenti e amici hanno reagito alla notizia che sarei andata a lavorare in una società di cremazione. Alcuni erano preoccupati per me, come se si trattasse di un lavoro terribile. Altri si sono messi a ridacchiare imbarazzati, come bambini di fronte a una brutta parola. Altri, infine, si sono esibiti in gesti scaramantici di varia natura, come se parlare di morte e di cremazione potesse portare sfortuna. Queste reazioni mi hanno dato la conferma che, primo, la morte resta un tema difficile da affrontare e, secondo, che per me sarebbe stata una sfida molto interessante, sia dal lato professionale che personale”.
Come accennato, SO.CREM Bologna ha una lunga tradizione, ci vuole descrivere brevemente la sua storia?
Cerco di sintetizzarla. Come ha già ricordato, l’associazione è stata costituita oltre 130 anni fa. Una scelta coraggiosa, in un’epoca in cui la cremazione era a dir poco osteggiata. Il primo statuto è di dieci anni dopo con l’approvazione del Regio Decreto del 19 novembre 1899. Da allora tante cose sono cambiate, a cominciare dal 1963, quando la Chiesa Cattolica ha riconosciuto la legittimità della pratica crematoria, purché ‘non  scelta per motivi contrari alla dottrina cristiana’, passando poi dalla prima legge nazionale (n. 440 del 29 ottobre 1987) che ha qualificato la cremazione come un diritto della persona, fino ad arrivare a conquiste più moderne, come la legge 130 del 30 marzo 2001 che disciplina la pratica crematoria e riconosce, per la prima volta in Italia, il diritto alla dispersione delle ceneri. Abbiamo anche collaborato attivamente alla costruzione del Polo Crematorio di Borgo Panigale, dove trova collocazione la Sala del Commiato intitolata alla memoria del nostro ex presidente Guido Stanzani, scomparso il 4 marzo del 2012. Nel corso del tempo, tra favorevoli e avverse vicende, SO.CREM Bologna è sempre rimasta fedele ai propri principi statutari, tutelando le volontà relative alla cremazione e alla successiva destinazione delle ceneri dei propri soci, che oggi sono circa 5.000, e cercando di venire incontro alle esigenze di una società in continuo mutamento”.
Quali sono le sue mansioni nell’ambito dell’Associazione?
In qualità di direttore mi occupo, innanzitutto, della gestione ordinaria dell'associazione: espleto gli adempimenti di legge, convoco le riunioni del Consiglio Direttivo e le assemblee annuali con i soci, redigo i verbali e la rivista sociale, gestisco il sito web e i social network. Mi occupo anche dell'organizzazione di eventi e di convegni, con l'obiettivo di sensibilizzare un sempre maggior numero di persone sui temi cardine dell'associazione: la cremazione, in particolare, e il post-mortem in generale, il morire e la morte. Infine, gestisco il budget destinato alla comunicazione e alla pubblicità e curo le pubbliche relazioni con associazioni, federazioni, professionisti e imprenditori operanti nel nostro settore e in quelli affini”.
Da quando è entrata in SO.CREM Bologna ha apportato cambiamenti dando magari un’impronta femminile o semplicemente personale all’associazione?
Cambiamenti ce sono stati tantissimi. Appena entrata, mi sono resa conto che avevamo un grosso problema: la comunicazione. Il sito e i social network giacevano pressoché abbandonati, la rivista aveva cessato di essere quel valido strumento per parlare con i soci (troppi articoli di cultura generale e troppo poco spazio alla vita associativa e alle domande dei soci), la pubblicità era troppo standardizzata. Il dialogo con i soci, con la città e con le istituzioni era come bloccato e stavamo correndo il rischio di ritrovarci isolati.Ho quindi agito per ripristinare questi canali di comunicazione, trasformando la rivista nei contenuti e nella grafica, rivedendo e tenendo sempre aggiornato il sito e i social network, ripristinando e ampliando i contatti con gli enti, le istituzioni, le associazioni e, sopra ogni cosa, ho iniziato a organizzare eventi. Ogni convegno, ogni incontro che abbiamo programmato ci ha aiutato a creare nuove collaborazioni, ad aumentare la nostra visibilità e a riempire l’associazione di contenuti di valore. Svolgere questo lavoro in questo settore mi ha dato la possibilità di scoprire un lato femminile – si potrebbe dire quasi materno – che ignoravo di possedere: mi sono presa a cuore le vicende dell’Associazione, mi sono lasciata coinvolgere dai soci e dalle loro storie e ho finito per investire tanto di me stessa, non solo le mie competenze professionali. Per cui, sì, credo di aver dato anche un’impronta femminile”.
Quali sono gli obiettivi che si è data fin dall’inizio? Quali quelli raggiunti e quali i progetti a lunga scadenza?
L’obiettivo principale è quello che esponevo poc’anzi: ripristinare i canali di comunicazione tra l’Associazione e, in una sola parola, il mondo esterno. E devo ammettere che abbiamo avuto degli ottimi riscontri in termini sia di interesse (adesso, quando i soci ricevono la rivista, il nostro telefono suona di continuo) che di partecipazione. A lunga scadenza c’è un progetto importante che ci sta impegnando moltissimo. Abbiamo infatti preso la decisione di cambiare sede: è venuto il momento di trovare un ufficio più comodo da raggiungere, e più adeguato alle esigenze nostre e del settore in generale. Dopo questo importante passo che ci impegnerà in modo significativo, vorrei dedicarmi affinché che SO.CREM Bologna esca un po’ dai confini cittadini e sia più presente anche in provincia e nei territori limitrofi”.
Crede che essere donna in un settore come questo possa creare una differenza?
Non saprei. Quello che però posso dire è che non mi sono mai sentita discriminata perché donna in un settore in prevalenza maschile; sin dall’inizio ho avuto la sensazione di entrare a far parte di una grande famiglia, che mi ha accolta con grande rispetto ed affetto. Ho trovato sostegno per le mie idee, apprezzamento per il mio impegno e tanto riconoscimento per i risultati ottenuti. E posso assicurare che non è così comune”.
Che idea si è fatta in generale di questo settore?
Penso sia un settore sottovalutato e troppo poco considerato. La politica ci tiene ai margini, soprattutto a livello nazionale, dove la riforma del sistema funerario è in discussione da troppo, troppo tempo (e chissà se questa legislatura riuscirà a portarla a compimento). Anche a livello locale l’attenzione al nostro settore è scarsa e discontinua, perché dipende in massima parte dalla maggiore o minore sensibilità di chi siede in consiglio comunale. I giornali, poi, si ricordano che esistiamo solo quando avvengono degli scandali e la scuola non lascia spazio a una sana cultura della morte e del morire, preferendo ignorare questi argomenti. Reputo, invece, che questo sia un settore che meriti grande attenzione, dove operano professionisti di altissimo livello: tanto noi quanto le imprese funebri, che oltretutto sono disponibili sette giorni su sette, giorno e notte, lavoriamo a stretto contatto con persone che soffrono, e lo facciamo con compartecipazione e pazienza, sempre con il sorriso sul volto. Non avete idea di quante persone ci ringrazino per la gentilezza con cui le accogliamo, come se fosse un comportamento difficile da trovare. Ritengo che dovremmo avere un riconoscimento sociale maggiore per il ruolo che svolgiamo”.
Ringraziamo Alice Spiga per questa interessante intervista che contiene molti spunti di riflessione. Ci congratuliamo anche per il suo impegno e il suo entusiasmo grazie ai quali ha saputo infondere nuova linfa ad una realtà che rischiava l’isolamento, contribuendo, allo stesso tempo, a portare all’attenzione dei cittadini problematiche e valori solitamente ignorati.

 
Raffaella Segantin


Nota biografica

Alice Spiga è laureata in Lettere Moderne all’Università di Bologna. Ha lavorato come redattore in una casa editrice per nove anni e ha conseguito il master Agorà in marketing strategico e operativo presso la Camera di Commercio di Bologna. Dal 2016 svolge il ruolo di direttore presso SO.CREM Bologna

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