addio alla vita, tra cortei e lamenti

Dopo le "follie" carnevalesche, con l'inizio della Quaresima, tempo di divieti ed astinenze, si torna a meditare sulla vanità del mondo e sulla morte. Finita l'euforia, si apre così un nuovo periodo di tristezza e di privazioni: un forte distacco, vissuto anche con manifestazioni plateali. Infatti, in molte tradizioni si celebra il funerale del Carnevale, con tanto di processioni, fiaccole, pianti e vedove in lutto
Dopo le "follie" carnevalesche, con l'inizio della Quaresima, tempo di divieti ed astinenze, si torna a meditare sulla vanità del mondo e sulla morte. Finita l'euforia, si apre così un nuovo periodo di tristezza e di privazioni: un forte distacco, vissuto anche con manifestazioni plateali. Infatti, in molte tradizioni si celebra il funerale del Carnevale, con tanto di processioni, fiaccole, pianti e vedove in lutto.
È il momento dell'euforia e delle abbuffate, dell'ilarità e dei giochi scherzosi. E, la sua fine, segna l'inizio di un periodo di rigore, fatto di digiuni e di astinenze. Il Carnevale, con i suoi eccessi e le sue stravaganze, celebra così la pienezza della vita e le sue manifestazioni più scanzonate; con la Quaresima termina tutto e, nei suoi quaranta giorni caratterizzati da ferree regole e da divieti, si torna a meditare sulla vanità del mondo e sulle sue futilità, sulla fragilità dell'uomo e sulla morte.
Lasciandosi alle spalle ogni entusiasmo vitale, il tempo della Quaresima apre le porte alla tristezza ed al silenzio: per questo, in molte culture popolari, sin dai tempi passati, il Carnevale viene "salutato" con tanto di cerimonie funebri, cortei e lamenti. Un modo per rappresentare il passaggio dall'esistenza alla morte, l'inevitabile alternanza tra gioia e dolore. Tradizioni che, in alcune zone d'Italia, sono presenti ancor oggi.

CORTEI E FANTOCCI. In Friuli, il funerale del Carnevale viene celebrato il mercoledì delle Ceneri. A San Leonardo, in provincia di Udine, è un uomo molto spiritoso ad impersonare il Carnevale: è accompagnato dai suoi "parenti", uomini e donne della comunità, che organizzano la pesata del morto nella piazza principale del paese. Un rito accompagnato da orazioni funebri, che termina con la deposizione del Carnevale in una grande bara circondata da fiaccole. In Lombardia, in alcune località della provincia di Bergamo, il corteo è diviso in belli e brutti. I primi sono i signori cortesi e galanti, che rappresentano la moderazione e le buone maniere, i secondi la trasgressione e le follie della vita. Il corteo, che parte verso sera dal centro del paese, sale verso le alture: ad un certo punto del cammino, incontra un gruppo di giovani che trascinano su una slitta il Carnevale che sta per morire, un grande fantoccio di pezza. Allo spettacolo, i brutti reagiscono con manifestazioni di cordoglio, urlando e percuotendosi il petto, mentre i belli rimangano pacati, per dimostrare di voler accettare il destino inevitabile della vita.
VEDOVE E LAMENTI. È di solito celebrata il martedì grasso, e in qualche caso la domenica successiva al mercoledì delle Ceneri: in diverse zone della Campania, la lamentazione funebre per la morte del Carnevale viene organizzata con una cerimonia intorno al fuoco. Su una pira piuttosto alta, viene fatto bruciare un grosso fantoccio, poi, quando si è ridotto tutto in cenere, i presenti iniziano la processione: la salma del Carnevale viene trasportata su un carro lungo le vie del paese, seguita dalla vedova e dalla figlia, impersonate da due uomini e dai membri della comunità. Durante tutto il percorso, le donne e i bambini piangono, mentre gli uomini bevono alcuni bicchieri di vino. È ancora segnalata in tutto il secolo scorso la notizia di una suggestiva manifestazione nel centro di Napoli: il martedì grasso, una grande folla si muove per i vicoli della città, seguendo un bamboccio seduto su una sedia, trainata da numerosi portantini. Uomini, donne e bambini non smettono di piangere, alcuni si strappano i capelli, altri si battono il petto, ricordando le gioie e l'ebbrezza della vita.
Lamentazioni funebri per la fine del Carnevale sono segnalate anche in Basilicata: il martedì grasso, in alcuni centri della provincia di Matera, le donne, davanti alla sua salma, fatta di pezza o rappresentata da un uomo alto e robusto, piangono e intonano canti che ricordano il tempo delle feste carnevalesche e della loro spensieratezza. Nelle comunità agricole intorno a Potenza, il Carnevale morto è impersonato da un giovane: il lamento viene eseguito da ragazzi travestiti da donne, totalmente avvolti in scialli neri. In alcune tradizioni, l'attenzione è invece spostata sulla vedova del Carnevale: in provincia di Teramo, in Abruzzo, il mattino della prima domenica di Quaresima, una donna si veste a lutto e, tra i lamenti, apre il corteo funebre che si snoda per le vie del paese. La seguono tutte le donne della comunità che, alla fine del percorso, le si stringono intorno cercando di consolarla. Nelle piccole realtà intorno a Collecorvino, in provincia di Pescara, la sera del martedì grasso, la vedova afflitta si siede davanti al cadavere del Carnevale, rappresentato da un uomo disteso nella bara. Il catafalco è posto nella piazza centrale: vicino alla vedova è presente un uomo vestito da prete, che compie il gesto di dispensare l'acqua santa. Tutto intorno si sistemano uomini e donne, che intonano anche lamenti funebri.

MASCHERE E TORCE. Per il Carnevale che se ne va, anche la Sicilia organizza singolari manifestazioni. Soprattutto nei pressi di Modica, è registrata l'usanza delle grandi mascherate: l'ultima sera di Carnevale, alcuni uomini si camuffano da donne e si anneriscono le facce con fumo per sottolineare il grave lutto. Quindi partono in una tetra processione, facendo il lamento per il Carnevale che muore, mentre tutti gli altri abitanti della comunità stanno ai margini della strada per vedere passare il triste corteo. Fino alla fine dell'Ottocento, in alcune zone del centro dell'isola, si rappresenta la "morte del nonno": la sera del martedì grasso, un uomo che imita un gran vecchio, che simboleggia il Carnevale ormai finito, si accomoda su un catafalco, sistemato al centro del paese. Quindi una decina di persone, avvolte in bianche lenzuola, con la maschera sul volto e con le torce accese in mano, lo trasportano e lo accompagnano a passi lenti per le vie. Il corteo che segue prima piange, poi ride e schiamazza, poi torna a lamentarsi. Ogni tanto, tutti i partecipanti si fermano, si piegano sul catafalco e gridano "Nonno! Nonno! Perché ci lasciasti, o nonno? Che faremo senza di te? Che vita sarà la nostra?", mentre alcuni uomini si strappano ciocche dalle parrucche che portano in testa. Dopo queste soste, il corteo si rimette in cammino: ritorna così alla piazza centrale, dove viene poi bruciato il fantoccio.
IL RISVEGLIO DELLA VITA. Finiti i rigori della Quaresima, si torna alla vita. Anche questa nuova fase di passaggio, stavolta dalla morte al risveglio, viene celebrata in diverse culture con rituali che intendono celebrare il termine del rigido tempo quaresimale e invernale. In alcune parti d'Italia, soprattutto nei secoli passati, le manifestazioni che inaugurano la stagione primaverile vengono chiamate "Sega la Vecchia", dove la vecchia è l'immagine del cattivo tempo, rappresentata di solito da un fantoccio di paglia. In Sicilia, nelle zone intorno a Palermo, a metà Quaresima, il fantoccio di una vecchia viene portato per le strade su un carro, guidato da due uomini che vestono il saio. Dopo aver fatto il giro del paese, il carro arriva nella piazza centrale, dove viene allestito il palco: la vecchia viene fatta salire e due boia, tra urla ed applausi, le tagliano il collo. Si segna così definitivamente la morte della brutta stagione.
I riti di passaggio verso la rinascita della primavera sono molto diffusi anche in altre regioni europee. In Boemia, nella quarta domenica di Quaresima, i giovani vanno nel bosco, abbattono un albero e gli legano intorno una bambola vestita di bianco che rappresenta la morte: poi, con quest'albero e con la bambola, passano di casa in casa cantando "portiamo la morte fuori del villaggio! Portiamo l'estate nel villaggio". Alla fine gettano la bambola nell'acqua. Anche in Baviera si segnala un rito simile, praticato soprattutto nel XVI secolo: sempre nella quarta domenica di Quaresima, i ragazzi realizzano, con della paglia, la morte, che assume l'aspetto di donna, quindi la legano ad un palo e la fanno passare così davanti ad ogni casa: dalle famiglie vengono accolti gentilmente e rinfrescati con latte, piselli e pere secche, perché stanno trascinando via la morte dal villaggio. Infatti, alla fine del percorso, la fanno annegare nella corrente del fiume. In alcuni villaggi della Francia, ancora nella quarta domenica di Quaresima, le giovani contadine si vestono invece a festa con fiori nei capelli. Vanno nei villaggi vicini, portando di casa in casa bambole vestite di bianco e ornate di foglie. Durante le visite, dicono che stanno per andare a gettare la morte nell'acqua. Quindi affondano le bambole nella corrente del fiume. Un gesto che serve ad auspicare un anno prospero e felice.
 
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