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Addio a Pepe Altstut, imprenditore dal cuore grande

Era a capo di un impero che comprende la Memorial Necrópole Ecumênica, il cimitero verticale più alto del mondo.

Pochi mesi fa ci ha lasciati, vittima di complicazioni del Covid-19, Pepe Altstut l'imprenditore argentino che ha trascorso gran parte della sua vita in Brasile nella bella città di Santos.
Aveva 83 anni ed era ricoverato nell'Ospedale Siriano-Libanese di San Paolo, uno dei più famosi del Brasile e di tutto il Sud America per l'altissima qualità delle cure.

José Salomon Altstut, più noto come "Pepe", era nato a Santa Fé in una famiglia originaria della Bessarabia quella regione che si estende dai primi contrafforti meridionali subcarpatici fino al Mar Nero e che oggi fa parte della Moldavia e nella sua parte Sud, quella che dà sul mare, dell'Ucraina.
Da quelle terre erano partite, già all'inizio del ventesimo secolo, importanti ondate migratorie verso una delle destinazioni più ambite per chi lasciava il suo paese natale alla ricerca di un lavoro e di un futuro meno duro per sé e la propria famiglia: l'Argentina. La difficile situazione socio-economica di quel territorio dell'impero russo era all'origine di tale decisione vieppiù confortata, per quanto riguarda l'emigrazione ebraica, dagli orribili pogrom (sanguinose campagne persecutorie) verso i membri di quella comunità iniziati già dopo l'assassinio dello Zar Alessandro II e che raggiunsero Kishinev, la capitale, nel 1903-1905.
In quei tempi l'Argentina era una meta ideale per le sue ricchezze, non solo agricole, forestali e zootecniche ma anche di gas naturale nonché di oro, argento, rame, zinco, piombo, litio etc.
Investitori di tutto il mondo vi si precipitavano contribuendo così
al suo sviluppo economico. Ne sono la prova gli immobili di Buenos Aires che evocano quelli di Parigi, di Roma o della Gran Bretagna come ad esempio il quartiere di San Isidro che sembra uscito da una cartolina inglese e che è, guarda caso, il centro incontestabile del rugby (sport molto British) dei "Pumas", l'animale simbolo della nazionale argentina.
Lo stesso Paul Morand, il grande scrittore Accademico di Francia e per un tempo ambasciatore del suo paese in Romania (e successivamente in Svizzera sotto il regime di Vichy), quando paragona Bucarest alle grandi capitali del mondo cita sempre, accanto a Parigi, Londra, Berlino e Roma, Buenos "Ayres" come un esempio imprescindibile per ciò che è della moda, della cultura, del bel vivere.
Che differenza con l'Argentina odierna che da vari decenni ormai vive in uno stato di crisi permanente ed in un caos inenarrabile a causa dell'incapacità dei vari politici che l'hanno governata e che non hanno saputo rimettere in carreggiata un paese al quale gli italiani sono tanto vicini non foss'altro che per il fatto che un buon 30% della popolazione è originaria della penisola! Basta aprire i quotidiani locali, "La Nación" o "Clarín" per trovare una caterva di cognomi italiani nei vari titoli. Per non parlare di città come Rosario (da dove viene Leo Messi) dove la penisola è onnipresente.

Abbiamo avuto la fortuna di conoscere personalmente Pepe incontrandolo sia in Italia, dove era venuto a visitarci per una edizione di Tanexpo, che andandolo a trovare nella "sua" Santos, di cui era uno dei cittadini più prestigiosi, in occasione di uno dei nostri numerosi viaggi in Brasile.
Era un signore di una grande semplicità e generosità, sempre pronto a dare un consiglio da esperto uomo d'affari, di un umore costantemente allegro, conviviale (gli inviti a pranzo erano sempre annaffiati da vino obbligatoriamente argentino!) e fine apprezzatore della bellezza muliebre.
Grande sportivo, non solo intratteneva il suo fisico iniziando ogni giornata con una seduta nella sua attrezzatissima palestra (lunedì e mercoledì Arti marziali Miste; martedì e giovedì Boxe - era stato sul punto di diventare pugile professionista -; venerdì Muscolazione e Stretching) ma partecipando di persona, anche finanziariamente col suo Grupo Memorial, a numerosissime attività in vari settori sportivi: immersione subacquea, pugilato (il Gruppo Altstut organizza il torneo Luvas de Ouro (Guanti d'Oro), il più importante evento pugilistico del Brasile), ciclismo (cinque dei suoi ciclisti hanno rappresentato il Brasile ai giochi olimpici), arti marziali, triathlon, tamburello e, da buon argentino-brasiliano, calcio.
Amico e socio di Edson Arantes Do Nascimiento, l'ineguagliabile Pelé, nella P&P (Pelé e Pepe) ha creato in seno a quest'ultima, nel 2006, la Escola do Rei (la scuola del re, Pelé evidentemente) una accademia calcistica che nel Bairro do Boqueirão forma i giovanetti al football ma la cui vocazione è, ancor prima che sportiva, sociale.
Aveva trovato nell'attività sportiva la somma di quei valori che hanno improntato tutta la sua vita: la lealtà, il senso del lavoro di squadra, il gusto dello sforzo per migliorarsi, l'amore per la competizione.

Era giunto a Santos più di cinquant'anni orsono da Buenos Aires dove aveva iniziato sin da giovane ad occuparsi di attività immobiliari. Le sue capacità innate gli avevano assicurato un rapido successo. Si recò a Santos per la prima volta a 23 anni su invito del papà che viveva lì e dopo la sua terza visita, a 25, decise di trasferirvisi per un anno con l'idea di ritornare in Argentina passato questo lasso di tempo.
In realtà la gentilezza con cui fu accolto dagli abitanti e la vocazione sportiva della città incantarono Pepe che non se ne andò più. Tanto non era riuscito ad ambientarsi nella tentacolare ed alienante San Paolo quanto gli fu facile farsi sedurre da Santos che nonostante l'importanza del suo porto, il più grande del Brasile (rappresenta un quarto della bilancia commerciale del paese ed è il più grande esportatore di zucchero, succo d'arancia e caffé del mondo! - a Trieste, già terminal europeo dell'Instituto Brasileiro do Café, la piazza d'accesso al porto si chiama "Largo Santos") rimane una città tranquilla e ordinata anche se raggiungerla da San Paolo, distante solo un'ottantina di chilometri, è un'impresa che talvolta richiede non minuti ma ore. Pepe, peraltro, disponeva di un elicottero...

Poco tempo dopo essere giunto nella città accolse la proposta di assumere la Direzione Sportiva del prestigioso Club Caiçara dove entrò nella sezione di pesca subacquea. Due anni dopo costruì una prima casa assieme ad un suo amico del settore immobiliare cui seguì uno stabile. A partire da quel momento divenne uno dei principali e più stimati imprenditori "santisti" alla testa di un impero che comprende, tra tutto il resto, un'impresa edile (Wembley Construtora), alberghi di lusso (un hotel a Ubatuba e una "Pousada" a Paraty, magnifico sito coloniale portoghese rimasto intatto sulla costa tra Rio e San Paolo) nonché il più alto cimitero verticale del mondo come risulta dal Guinness dei Primati.

L'idea di tale realizzazione nacque il giorno in cui Pepe Altstut si trovò ad assistere alle esequie del padre di un caro amico che fu sepolto "na lama" (nel fango) a causa dei problemi creati da una nappa freatica.
Tale esperienza lo sconvolse e lo stimolò a pensare al modo di dare una sepoltura degna a chi terminava la propria vita. Di ampi spazi per creare un cimitero non ce n'erano e quindi la soluzione più logica era quella di crearne uno verticale: la Memorial Necrópole Ecumênica la cui costruzione parte nel 1983 per essere operativa già nel 1984.
Si iniziò con uno stabile di dieci piani che progressivamente aumentarono facendo di tale struttura il cimitero più visitato del mondo e capace di accogliere oggi in 25.000 loculi (ciascuno in grado di contenere una bara e cinque cassette ossario) i resti di più di 150.000 defunti.

Il sito non ha l'aspetto di un cimitero quanto piuttosto quello di un posto gradevole e bello in un ambiente naturale e con infrastrutture differenziate: un'area giochi, una caffetteria, una cascata tropicale, un lago con carpe ed una voliera con molti esemplari della ricchissima fauna avicola brasiliana.
Pepe Altstut era partito dal principio che il momento più triste della vita di una persona è quello in cui essa deve accompagnare un essere caro per l'ultimo viaggio e ciò anche quando il decesso è prevedibile ed atteso. Da qui l'idea di minimizzare la sofferenza fornendo un quadro gradevole che non evochi un luogo funebre.
Aveva appreso in prima persona, vista l'accoglienza affettuosa che ricevette arrivando a Santos, che siamo tutti uguali, argentini o brasiliani, ed è per questo che nel Memoriale i loculi sono standardizzati in modo che nessuno si distingua in un contesto estremamente discreto.
Non sono ammessi oggetti scenografici, foto e nemmeno omaggi eccessivamente appariscenti. I fiori sono permessi in date speciali ma vengono ritirati il giorno dopo. Pepe era perfettamente consapevole del fatto che tale politica gli faceva perdere molte vendite ma nel Memoriale tutti devono essere uguali perchè tutti sono uguali davanti a Dio.

Anche la presenza, curiosa, di vecchie automobili sul sito trova la sua ragione d'essere nel desiderio di alleviare la tristezza dei dolenti. In effetti accadde che un giorno vi venne parcheggiata una vettura che era stata consegnata dopo una riparazione. Doveva rimanervi per la giornata ma ci si rese conto che essa attirava l'attenzione di coloro che lì si trovavano e si decise di portarne altre visto che molti le associavano a momenti gradevoli della vita del defunto alleviando così la loro sofferenza in quelle tristi circostanze.
C'è anche un cagnolino addestrato che porta in una borsa del suo collare dei messaggi. Entra nelle sale e, se ben accolto, trasmette molto amore ai famigliari ed agli amici. Del resto, nel complesso esiste un canile dove vengono ospitati i cani abbandonati che vengono accuditi da un veterinario in pianta stabile.
Pepe Altstut, uomo di grande sensibilità, amava molto gli animali ed è proprio per questo che ha voluto creare a São Bernardo do Campo (un comune dell'area metropolitana di San Paolo dove avevo per caso incontrato due ragazze figlie di triestini del popolare quartiere di San Sabba con cui potei parlare nel nostro dialetto) un Clube Pet Memorial, il primo dell'America latina, costruito nel 1990. È situato in un'area verde di 12.000 metri quadrati dove gli animali possono scorrazzare a piacimento. Vi vengono organizzate cerimonie commemorative ed altri eventi. Dispone di un crematorio, di una sala del commiato e di una cappella consacrata a San Franceso d'Assisi. Vi si fanno mediamente 700 cremazioni mensili ed una settantina di veglie funebri. L'animaletto viene prelevato in casa e, se non rimane in loco, l'urna con le ceneri viene consegnata alla famiglia.

Mai a corto di idee, Pepe Altstut crea nel 2012 il Brilho Infinito (lo Splendore Infinito) partendo dalla constatazione che, a parte i beni materiali, l'unica cosa che resta di un defunto sono i capelli. Si tratta di un diamante che viene creato a partire da un capello, ridotto chimicamente in carbonio, che a sua volta viene trasformato in pietra preziosa tramite un processo simile a quello naturale ma accelerato (tre-quattro mesi in totale dal prelievo del capello). I diamanti vengono catalogati seguendo gli stessi criteri impiegati per le pietre naturali. Il primo esemplare fu creato a partire dai capelli di Pelé. Da allora la richiesta è ottima tanto più che tutto il procedimento, eseguito esternamente, viene filmato dalla A alla Z.

Prima di intraprendere l'avventura del Memoriale, Pepe non aveva mai pensato che un giorno avrebbe vissuto quotidianamente a contatto con la morte. Però con il passar del tempo e grazie ad un ambiente gradevole tutto fu molto naturale. Ogni decesso è triste, è vero, ma non si può permettere che la routine diventi opprimente. È per questo che il Gruppo Altstut è estremamente coinvolto nelle attività sportive e nelle azioni sociali per alleviare quella che è la "pesantezza" del lutto organizzando attività di vario tipo, come ad esempio dei recital di cantanti famosi, nei giorni della festa del Padre, della Madre o dei Morti.
Non dev'esserci una rottura totale, dopo il decesso, tra il defunto ed i parenti e gli amici. Dopotutto la morte non è che la continuazione della vita, una nuova tappa, e nessuno deve sentirsi abbandonato in tale momento.
Non a caso molti di coloro che acquistano un loculo nel Memoriale dicono di farlo perchè si tratta di un luogo allegro dove vi sono sempre feste.
Ed allora, Pepe, riposa in pace continuando a vivere, più che mai, nel fulgido ricordo di chi ti ha rispettato ed apprezzato in questa avventura terrena dove hai dato il meglio di te per il bene di tutti. Grazie.
Ciao!
 
Pietro Innocenti

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