11 settembre 2001
Intervento di: Mauro Villone

Non si possono trucidare cinque o diecimila persone.
La ragione è molto semplice: non se ne può uccidere nemmeno una.
Neanche se ti hanno cavato gli occhi da piccolo, neanche se hanno sterminato il tuo popolo quando eri un ragazzo.
Potrebbero essere delle spiegazioni, ma non delle giustificazioni.
Un intellettuale afgano-americano che risiede a Los Angeles ha spiegato, in un trafiletto apparso su 'Internazionale', perché "odia Bin Laden".

E in ultima analisi il motivo di tale odio, che io condivido, è che "Bin Laden ha lo stomaco di provocare e portare avanti per anni una guerra capace di distruggere migliaia o anche decine di migliaia di vite" (sono parole di questo autore).

Considera Bin Laden come Hitler e i talebani come i nazisti. Io aggiungo che, nonostante ci siano stati dei cambiamenti, la condizione delle donne in Afghanistan è una delle peggiori del pianeta. Sono esecrabili su tutti i fronti e su questo penso saremo proprio tutti (o quasi) d'accordo.
Ma dall'altra parte? Quando furono indetti i tre minuti di silenzio per le vittime americane avrei voluto dire: "e se aggiungessimo un forfait di dieci minuti per i bambini che (anche in questo esatto momento, mentre state leggendo) muoiono, nel mondo, al ritmo di uno ogni 1,2 secondi per fame, sete, malattie, aids, guerre, violenze sessuali e altro in zone del pianeta come l'Africa e l'Asia che sarebbero ricche se non fossero saccheggiate dai cosiddetti paesi sviluppati?".
E aggiungere altri cinque minuti per i bambini scheletrici dai ventri gonfi per la carestia del Sudan che nel '98 Clinton fece bombardare?
Poi aggiungere qualche ora per le vittime delle guerre nella ex Jugoslavia e degli embarghi a Iraq, Pakistan e India.
Altre ore di silenzio sarebbero dovute alle vite non vissute di centinaia di migliaia di donne e bambini schiavi in Pakistan, India, Cina, Brasile, Indonesia e via dicendo.... Schiavi sia dei padroni locali che delle multinazionali e delle aziende europee ed americane.
Ore di silenzio per gli spaventosi bambini mostri prodotti dalla nube tossica di Chernobyl che ho visto due settimane fa in una edicola di Parigi in foto pubblicate sul 'Photo' Francese e che non ho avuto lo stomaco di acquistare, tanto mi perseguitano lo stesso.
Ore di silenzio per le innumerevoli sconosciute vittime, americane e non americane, delle guerre dimenticate e non che si stanno consumando in ogni angolo del pianeta. Facciamo una cosa. Perché non ce ne stiamo zitti, ma proprio zitti, per un giorno intero, come faceva il maestro Gandhi, Grande Anima, che lo faceva una volta al mese?
Così magari, in un silenzio di tomba di ventiquattro ore, avremmo tutti la possibilità di riflettere seriamente, molto seriamente, su quello che stiamo facendo. A cominciare da noi stessi, ma senza escludere da questa meditazione lo sceriffo Bush ed il suo popolo che dovrebbero forse capire che non è con la violenza e con il pugno di ferro che si potrà vivere su un pianeta che non è loro e che già da solo sta collassando sotto il peso del pauroso sviluppo demografico.

Caro sceriffo, anche se capisco benissimo che "quando ce vò ce vò", perché tu e i tuoi amici non cominciate comunque ad elevarvi di dentro al rango di leader invece che soltanto di fuori? Oltre ai muscoli ci sono anche il cuore e il cervello, sceriffo! E qui, purtroppo, non siamo in un film!

Quante torri dovranno crollare ancora perché tutti si abbia l'umiltà di cambiare anche solo per una volta il proprio punto di vista?
 
Mauro Villone

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